Milena Costanzo ha portato in scena per il Danae Festival il 27 e il 28 ottobre presso lo spazio teatrale ZONA K Che io possa sparire, un personale studio sulla vita e la poetica di Simone Weil, filosofa, insegnante, grande pensatrice e mistica vissuta nella prima metà del ‘900 (una figura molto complessa difficile da descrivere in poche righe).

Lo studio fa parte di un progetto più ampio e curato personalmente dalla Costanzo, La trilogia della Ragione, in cui ha affrontato e studiato le figure di tre donne: Anne Sexton, casalinga depressa degli anni ’60 che per curare le sue crisi inizia a scrivere e dopo tre anni vince il premio Pulitzer, Emily Dickinson, scrittrice vissuta nell’Ottocento che all’età di 28 anni si chiude in camera e decide di non uscire più, e appunto Simone Weil.

Lo spettacolo si sviluppa come un continuo dialogo con il pubblico in cui l’attrice entra ed esce dal personaggio: la Costanzo si apre con gli spettatori e in maniera ironica parla di se stessa e propone un modo di comportarsi che a tratti sembra essere suo e a tratti è preso dal personaggio che vuole interpretare.

Lo studio è infatti un confronto fra l’attrice e Simone Weil, un continuo alternare la vita e il pensiero dell’attrice con quello della filosofa francese, un prendere i gesti di questa figura affascinante e farli propri. A volte c’è una tale mimesi fra le due figure che non si capisce più chi sia una e chi sia l’altra.

Simone Weil
Foto di Paola Codeluppi.

Che io possa sparire è uno spettacolo brillante e riesce a catturare l’attenzione del pubblico, il quale è sempre molto reattivo, ride, partecipa e si impegna a capire il pensiero mistico-filosofico-politico della Weil.

Perché Simone Weil è una figura difficile da trasmettere, è piena di sfaccettature: una donna sofferente che a un certo punto della vita ha avuto una rivelazione mistica, convinta delle sue posizioni, sempre in bilico fra un pensiero lucido e quello frastornato dato dalle forti emicranie.

Una figura complessa dal pensiero altrettanto strutturato, influenzato da un forte solidarismo nei confronti degli ultimi e dalla convinzione di essere lei stessa parte di questo gruppo.

Lo spettacolo non è affrontato in maniera biografica o cronologica; l’attrice salta da un tema all’altro senza mai rivelarci dettagli strettamente biografici, ma facendoci entrare nel pensiero dell’autrice, a volte in maniera profonda, altre volte facendocelo intuire.

Lo spettatore entra nel mondo della Weil senza però mai riuscire a comprenderlo fino in fondo e rimanendo con una forte curiosità nei confronti di questa donna straordinaria. Eppure, si riesce comunque a cogliere spunti e intuizioni, e a rimanere con il fiato sospeso in attesa che si delinei maggiormente il profilo di questa figura così affascinante.

Si spera infatti che la Costanzo prosegua e approfondisca il suo studio per farci scavare di più nel pensiero e nella vita di Simone Weil.

 

Qui trovate il sito della Trilogia della Ragione. 

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