di Paolo Cardinale


IT è una miniserie televisiva di due puntate uscita nel 1990 negli Stati Uniti. È diretta da Tommy Lee Wallace e tratta dall’omonimo romanzo del maestro del thriller Stephen King, autore dei più celebri capolavori letterari del genere horror come Carrie, Cujo, Misery, Shining e tanti altri ancora.

Le vicende si svolgono nel 1960 a Derry, nel Maine, dove un demone antropofago si risveglia sotto le spoglie del clown Pennywise (Tim Curry) e inizia a rapire e uccidere i bambini della zona, tra cui il piccolo Georgie. Un gruppo di ragazzini chiamati i “Perdenti”, fra i quali vi è Bill, fratello maggiore di Georgie, si coalizza per sconfiggere il mostro. Circa trent’anni dopo, però, ricominciano le morti e le sparizioni. Quando Mike, l’unico dei “Perdenti” a essere rimasto nella città natale, trova una foto del piccolo Georgie vicino al luogo dove è stata uccisa una bambina, capisce che Pennywise è tornato: è il momento di richiamare i suoi vecchi amici per combattere la loro battaglia finale contro la mostruosa creatura.

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Il mastodontico romanzo del 1986 rende difficile qualsiasi adattamento dal momento che una riduzione rischia di semplificare troppo storia, perdendo lo spessore e la complessità della trama.
Il tentativo di estrarne una miniserie per la tv in due episodi, infatti, non è del tutto riuscito: tra le due puntate vi è un sostanziale squilibrio che gioca tutto a favore della prima, agghiacciante, terrorizzante e traumatizzante per coloro che sono stati bambini negli anni Ottanta e che, anche grazie alla straordinaria performance di Tim Curry, da quel momento non sono più riusciti a guardare un clown con gli stessi occhi.
La seconda parte, invece, ambientata trent’anni dopo, quando i “Perdenti” sono ormai diventati adulti, soffre di una pesantezza sociologica (l’indagine riguardante “ciò che siamo diventati e le nostre scelte sbagliate”) che ne diminuisce l’impatto horror e affievolisce l’alone di mistero che si respira nella prima. Una volta lasciati i panni di Pennywise anche It perde credibilità a causa di effetti speciali mal utilizzati, che lo tramutano in un finto e macchinoso ragno alieno gigante, ben poco spaventoso rispetto alla precedente forma. Il duello finale viene infine rappresentato con sommaria e sbrigativa superficialità e, diversamente dalla copia cartacea, risulta una sfida concettuale, quasi scacchistica e di grande sottigliezza. Nonostante gli anni passati, però, la serie rimane un prodotto accettabile per il mercato a cui era destinata.

1990

Il vero punto a favore di questa serie è proprio la fantastica interpretazione di Tim Curry che, nei panni del Clown Pennywise, in alcune sequenze ruba completamente la scena (in particolare quando minaccia il gruppo di ragazzi dall’interno di una fotografia). Le note dolenti di questo prodotto sono invece la bassa qualità tecnica e soprattutto la sceneggiatura mal calcolata, e in alcuni tratti addirittura priva di sostanza, che rende alcune scene troppo rapide e veloci, trascurando, in altre, i dettagli fondamentali e smorzando la suspense. A essa, inoltre, si aggiungono scarsezza di intuizioni registiche e un cast poco conosciuto.

Il film uscito il 19 ottobre 2017 desta, di conseguenza, molta curiosità, anche perché si tratterà della prima vera e propria trasposizione cinematografica del romanzo. In un’epoca in cui non c’è più nulla che può far davvero paura, riuscirà il mito di Pennywise, uno dei più celebri mostri nati dalla penna di Stephen King, a imporsi nuovamente come tormentone horror?

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