Innamorarsi di una moglie virtuale

ATTENZIONE QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER SUL FILM BLADE RUNNER 2049, CONSIDERATEVI AVVISATI.

Si potrebbero scrivere pagine intere sul nuovo capitolo di questa importantissima e incredibile saga: bisognerebbe parlare di come molte delle immagini distopiche del primo piano sequenza siano in realtà reali; di tutti i temi che l’avvicinarsi ad una vita artificiale porta con sé e del nostro rapporto con chi è diverso e sta sotto di noi in una società che valuta solo la quantità di valuta posseduta da un individuo o da una nazione.
Oggi, però, vorrei parlare di un personaggio che ho trovato molto peculiare, che è rimasto nell’ombra ma che porta con sé una riflessione importantissima: Joy, la moglie virtuale di K, interpretata da Ana de Armas.

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Introdotta come distopico intrattenimento per replicanti in un futuro interamente artificiale, quella che sembra una stringa di codici progettata per tenere compagnia ad un “lavoro in pelle” si evolve assieme al protagonista mostrando consapevolezza, emozioni e una spinta incredibile alla vita.
Vincolata solo alla loro casa, ora, grazie ad un nuovo device portatile, K può portare la moglie con sé e farle avere esperienza del mondo, qualcosa di completamente sconosciuto per lei.

Il loro rapporto è stretto, confidenziale e autentico, ma pervaso dalle contraddizioni derivate dal loro essere un replicante che si sente privo di un’anima e un’intelligenza artificiale consapevole di essere composta degli 1 e degli 0. Eppure, nell’impossibilità e nell’artificialità nasce un sentimento vero, un legame fortissimo per entrambe le parti e una complicità nata tra due individui che, senza neanche la possibilità di contatto fisico, si fonda solo sui sentimenti dell’altro.

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Quando K sarà in fuga, Joy gli chiederà di cancellare i propri backup pur di poter essere con lui senza comprometterlo, sarà lei a dirgli come sabotare la sua console portatile così da non essere tracciabile e sempre lei gli darà la forza di affrontare i momenti più bui quando la sua stessa identità sarà messa in discussione. La riflessione più importante, però, è quella che ruota intorno alla scena d’amore che coinvolge K, Joy e Mariette, la prostituta replicante dai capelli arancioni interpretata da Mackenzie Davis. Anche se in un mondo di finzione e con dei costrutti come protagonisti, questo rapporto può dirci qualcosa sulla nostra società: quando una sessualità imperante governa l’immagine e i rapporti interpersonali, tornare ad un legame così pienamente spirituale, basato sulla complicità che porta ad un’esperienza fisica ancora più pura, mi sembra un importantissimo messaggio che vale la pena trasmettere e di cui sarebbe utile parlare.

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Joy regala un’identità a K, gli dà un nome ed uno scopo nello stesso modo in cui moltissimi sentono la loro vita completa assieme alla persona che amano, gli apre gli occhi sulla vita che stanno conducendo e si ribella contro i propri creatori per rimanere con la persona che dà senso al suo essere. Pur nella sua incorporeità, Joy difenderà K davanti a morte certa e il suo ultimo pensiero andrà proprio alla persona che ama a dimostrazione del fatto che la purezza di un sentimento non ha bisogno di un corpo ma si fonda solo sulla complicità di due anime.
Dopo la morte di Joy, K rincontra una pubblicità interattiva del prodotto su cui la moglie era basata, ma non la riconosce, la rifiuta e la ignora e il ricordo di quella relazione sarà tra le forze motrici che lo porteranno a salvare Deckard e a partecipare alla ribellione dei replicanti.

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Inutile dire che il film mi è piaciuto moltissimo, soprattutto per come riesce a fondere le grandi tematiche che tratta rimanendo avvincente, con dei personaggi principali molto ben tratteggiati; con pochissimo screentime, e una musica che riesce a comunicare il profondo senso di distopia che pervade ogni ambiente della società.
Tornerò sicuramente a vederlo e vorrei portarvi nuove riflessioni, soprattutto riguardo il tema della sostenibilità di un’economia fondata su un esercito di schiavi che è non solo il fulcro del film, ma una tematica attualissima che permea profondamente la nostra società attuale.

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Riccardo Lichene

Quello che viaggia, lo storico e il fumettologo. Suono nel tempo libero, scrivo in quello che resta e quando non bastano le parole sfodero la macchina fotografica. Residenza attuale: via labirinti mentali.

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