Fino al 25 ottobre è in scena al Teatro Libero di Milano (Via Savona 10) “Dissolvenze incrociate”, prodotto dalla compagnia teatrale dell’Università Statale degli Studi di Milano, uno spettacolo che raccoglie alcuni radiodrammi, frammenti, estratti di pièce teatrali di Harold Pinter.

Il titolo mostra perfettamente la messa in scena del regista Claudio Marconi: un susseguirsi di scene scollegate, di frammenti isolati in cui lo spettatore riesce a entrare nel mondo di Pinter costituito da personaggi che cercano di comunicare fra di loro ma che sono rinchiusi nel loro universo, incapaci di creare un vero legame empatico e che nonostante ciò cercano un filo che li continui a legare, i dialoghi sono surreali e spesso c’è un muro invisibile fra i personaggi che rende per questo motivo impossibile una vera conversazione. I testi di Pinter sono stati scelti e riadattati dal regista e ognuno di questi ha una grande potenza drammatica, fra questi si ricorda Victoria Station opera teatrale in un atto unico del 1982, oppure Tradimenti commedia ambientata fra personaggi dell’upper class inglese da cui è tratta una delle scene più intense e realistiche dello spettacolo.

dissolvenze incrociate
Una scena di Victoria Station. In primo Piano Sergio Longo con Daniele Santisi.

Sono scene volatili, che durano poco e che non hanno nessun collegamento con quelle precedenti e con quelle che seguono, creando una situazione senza un inizio e senza una fine, c’è solo l’istante. C’è una secca semplicità nei testi di Pinter che riesce a mostrare e a dare sensazioni senza mai essere didascalico, eppure lo spettatore capisce e afferra al volo i temi che l’autore vuole comunicare nonostante i personaggi parlino sempre di tutt’altro. La messa in scena di Marconi è pulita, semplice, e riesce a legare i vari frammenti (i vari atti unici, così vengono anche chiamati) in modo naturale anche se da scena a scena i personaggi e i conflitti si dissolvono e si incrociano fra di loro senza lasciare nessun segno del loro passaggio negli altri atti unici.

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Una scena tratta da Fermata facoltativa.

Fotogrammi di vita vengono mostrati in scena e anche se questi possono sembrare a un primo impatto assurdi e poco attaccati alla realtà alla fine riescono a raccontare temi che tutti viviamo e in cui lo spettatore riesce a rispecchiarsi:  come per esempio nella fine di quello che sembrava un grande amore e che è terminato per motivi intangibili e vaghi, o nell’alienazione che può dare un lavoro  frustrante e il tentativo di uscire dalla routine e di congelare un momento di felicità o come per esempio in un colloquio di lavoro dalla valutazione folle e da un addetto alle risorse umane altrettanto folle. Il tutto è costruito da soli dialoghi, le azioni in scena sono poche e non necessarie ai fini della narrazione. Anche se è uno spettacolo solo dialogato lo spettatore riesce con facilità ad entrare nell’universo dei personaggi di Pinter, personaggi venuti dal nulla, di cui non sappiamo nulla e che non sono altro che delle presenze estemporanee. Il tutto collegato e inframmezzato da una calda voce blues in contrasto invece con le luci blu fredde che definiscono l’inizio e la fine dei vari atti.

Dissolvenze incrociate è sicuramente uno spettacolo riuscito grazie alla sua semplicità, di breve durata e dal ritmo incalzante (nota positiva perché non ci sono mai cali d’attenzione, d’altra parte si sarebbe potuto tentare di distendere un po’ di più le varie scene) che può essere apprezzato sia dagli estimatori di Pinter sia da chi invece non lo conosce ancora.

 

Per prenotazioni scrivere a compagniateatrale@unimi.it

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