Raccontare l’arte: Marc Chagall, la cupola dell’Opéra di Parigi

K. si ridestò dal proprio sonnolento torpore, sobbalzando al tonfo degli spartiti scagliati dal direttore d’orchestra: “Sono stufo! Si può sapere chi di voi è calante?” ringhiò in direzione della sezione archi, alla quale K. apparteneva come secondo violino. “Venti minuti di pausa: poi esigo siate impeccabili, sono stato chiaro?” concesse torvo e un brusio generale accettò il compromesso.

K. si sentiva inquieto. Senza nemmeno controllare la propria accordatura, estrasse una sigaretta e l’accese uscendo a passo svelto dalla sala dell’Opéra. Alzò lo sguardo alle impalcature sospese sul soffitto: quel poco che sapeva era che ad un noto artista era stata commissionata la nuova volta della Sala Grande, in occasione del concerto di riapertura. Loro incassati sotto il palco a suonare, lui lassù a dipingere.

“Ne avrebbe una per me?” chiese cortesemente una voce alle spalle di K. L’uomo aveva uno sguardo profondissimo, capelli neri e arruffati, il viso stravolto: era tutto imbrattato di tempera. Porgendogli una sigaretta e indicando con un cenno del capo la cupola K. domandò: “Anche lei giornata dura?”. L’uomo trattenne una lunga boccata di fumo, poi fissò i suoi occhi scuri ed enigmatici su K.: “Come voi, se l’udito non mi ha ingannato…” sorrise con tenerezza, facendosi tuttavia più serio subito dopo, senza distogliere le pupille dal suo interlocutore. Aggrottò la fronte e si avvicinò; K. sentiva violato il proprio spazio vitale: “Mi scusi la maleducazione, non mi sono presentato. Il mio nome è Marc Chagall. E il suo?”. Seguì la concisa presentazione del violinista. “Mi ha fatto piacere conoscerla signor K. Ora devo tornare a lavoro, la ringrazio per la sigaretta” e si diresse verso la sala, per poi voltarsi dopo pochi passi: “Signor K., non stia sempre con lo sguardo basso sui suoi spartiti. Guardi ogni tanto verso l’alto: potrebbe ritrovare se stesso” sentenziò ammiccando. K. tuttavia non comprese ciò che il pittore volesse dirgli.

Durante il discorso inaugurale della Sala, mentre i musicisti sedevano nell’orchestra ascoltando distrattamente il discorso del ministro Malraux, K. osservò attentamente l’opera appena presentata, fissandosi su una figura maschile su campo verde, che stringeva a sé una donna: gli era stato detto che quelle figure rappresentassero Romeo e Giulietta. Notò con sorpresa che la figura maschile, seppur stilizzata, gli assomigliava notevolmente o forse se ne convinse soltanto, ma la cosa gli piacque molto. Sorrise fra sé, pensando allo stralunato Chagall che studiava i tratti essenziali del suo volto, durante il loro breve colloquio, per poi imprimerli per sempre su quelle pareti. E l’ultima, sibillina, dichiarazione del pittore acquistò finalmente, per K., un senso nuovo.

 

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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