di Clara Galletti


Mi ricoverano d’urgenza. Analisi del sangue, ecografia, lastre ai polmoni. Vengo visitata dal dottore del pronto soccorso, mi dice di aspettare il chirurgo ma sarebbe bene andassi anche dal ginecologo. Ho l’appendicite, ma non è detto. Potrebbe essere gastrite, lo stomaco infiammato, ma mi fa male anche il braccio sinistro questo all’infermiere non gliel’ho detto. Ho un infarto.
Oddio lo sapevo. Ho un infarto. Ora chiamo l’infermiere e glielo dico. Non vorrei che mi
operassero e poi mi dicessero che si sono sbagliati, che c’è stato un errore. Infermiereee. Magari non avevano visto che il cuore non funzionava bene. Infermiereeeee.
Non mi dà il tempo di parlare. Mi depila, mi disinfetta la pancia, mi toglie lo smalto, poi mi porta via con la barella. Qualcuno da dietro la mia testa mi inietta qualcosa nel braccio sinistro.
Accidenti, non ho detto che mi faceva male. Sento il liquido salire nella vena, rigido come un bastone. Non avranno mica sbagliato medicina? C’è così tanta gente qui che sbagliarsi è un attimo. Uno capisce male la lettera di un cognome o confonde un numero con un altro e finisce per invertire gli antibiotici. Lo sapevo, mi hanno fatto la puntura di quel signore che prima era accanto a me. E mi sono pure dimenticata di dire che ho un infarto. Vedo la luce. Sono sotto i fari della sala operatoria, oppure sono morta. L’hanno sempre detto, no, che quando si muore si vede la luce e poi mi sento così stanca, così confusa, così…
Quando mi risveglio sono nella stanza numero 15 del reparto chirurgia. Mi hanno tolto
l’appendice e ora la pancia mi tira, mi brucia, mi dà una noia incredibile. Mi hanno detto che dovrò aspettare qualche giorno per avere i risultati della biopsia e che da quella si vede se l’infezione non era lì ma nel colon. Ecco. L’avevo detto io che secondo me si sbagliavano. Glielo volevo chiedere se erano sicuri, ma poi me ne sono dimenticata. Infermiereeee. Ora chiamo l’infermiere e glielo chiedo se il chirurgo gli sembrava convinto mentre mi operava.
Durante l’intervento mi hanno fatto tre piccoli buchi: uno in prossimità dell’ombelico e gli altri due poco più in basso. Ora, quei due nel basso ventre mi sembrano apposto ma quello sotto l’ombelico ha sviluppato una sporgenza, un bozzolo. Vai, mi operano di appendicite e mi fanno venire una ciste. Ora chiamo l’infermiere e gliene dico quattro. Ma vi pare il modo di lavorare in questo ospedale. Infermiereeeee.
L’infermiere alla fine arriva. Mi chiede se ho bisogno di qualcosa, se qualcosa non va, se è tutto a posto. Tutto a posto? Infermiere, ma vuole scherzare? Non va bene no. Come starebbe lei se scoprisse di avere un’oscena protuberanza irregolare che le fuoriesce dalla pancia?
Finalmente mi sono fatta intendere, non come quando avevo un infarto. Questa volta l’infermiere mi presta attenzione, si avvicina al lettino e mi osserva la pancia con cautela.
Signorina, quella è la garza che le disinfetta la ferita.

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