Augustus, di J.E.Williams

John Williams parte seconda.

Tipo Il Padrino.

E, come il Padrino, anche questa parte seconda è di tutto rispetto.

Questo libro, per apprezzarlo e capirne la portata, bisogna proprio leggerlo.

E grazie, direte voi. Anche tutti gli altri.

Sbagliato.

Se di alcuni romanzi vi raccontassi la trama, credo che vi convincerei subito a prenderli in mano.

Con Augustus le cose si complicano.

Un po’ come con Il Padrino, che vai a spiegare che non è solo la storia di una famiglia mafiosa italoamericana ma è un capolavoro di recitazione, psicologia e costume e che bisogna proprio guardarlo perché come ti descrivo l’espressione di rabbia furente di Al Pacino mentre Diane Keaton gli rivela un segreto inconfessabile?

Ecco, Augustus funziona più o meno così.

Vi potrei dire che è un romanzo epistolare (e qui so già di giocarmi metà dei papabili lettori, ma abbiate fiducia e continuate), che le lettere non sono quasi mai scritte dal diretto protagonista, Ottaviano Augusto, ma che attraverso le parole di altri noi conosciamo l’uomo e la sua storia, che naturalmente si intreccia alla Storia con la esse maiuscola.

Questo è ciò che appare.

La realtà è che ad entrare in un’epoca così lontana e al tempo stesso così profondamente nostra ci si mette un po’. Diciamo una cinquantina di pagine. Dopodiché la corsa diventa inarrestabile, non ci si ferma più, Ottaviano diventa un amico, un ministro, un vicino di casa, e con lui tutti gli altri attori di questa commedia che è stata la storia del più grande impero mai esistito sulla faccia della terra.

L’ascesa di Ottaviano assomiglia molto a quella di Michael Corleone, ed inarrestabile risulta anche la nostra curiosità, esattamente come impossibile è spegnere la tv di fronte al capolavoro di Coppola.

La scrittura di Williams è la sua arma vincente: era già successo con Stoner e con Butcher’s Crossing e anche in questo romanzo si riconferma un narratore eccellente.

Un’ultima cosa di poco conto prima che vi mettiate comodi in poltrona con il vostro Augustus tra le mani.

John Edward Williams si è inventato praticamente tutto.

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

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