Raccontare l’arte: Gustav Klimt, “Giuditta II”

Era il tempo in cui Nabucodònosor regnava sugli Assiri. Giacché l’Occidente tutto non mostrava alcun timore per lui, considerandolo anzi un uomo da nulla, il re s’irritò in cuor suo e decise di distruggere queste terre con la spada. Convocò il suo luogotenente di fiducia, Oloferne, e lo incaricò di castigare i popoli che non avessero accettato la sua autorità.

Oloferne sottomise tutte le terre ribelli, giungendo infine presso Betulia, in Giudea. Là s’erano asserragliati gli abitanti, col poco cibo e la poca acqua rimasti, mentre le truppe nemiche si impossessavano di ogni fonte della valle, con l’intento di prendere la città per sete.

Abitava presso Betulia Giuditta, una giovane vedova da tutti rispettata in quanto esempio di saggezza e prudenza, nonché ammirata per la straordinaria bellezza. Comprendendo la gravità della situazione, convocò presso di lei gli anziani della città, dicendo loro: “Ho intenzione di compiere un’azione che passerà di generazione in generazione, ma non ve la svelerò, fino a che non sarà compiuta”. Confidando nella purezza del suo cuore, gli anziani la benedissero e si allontanarono.

Svelta, Giuditta indossò gli abiti di festa, dopo essersi cosparsa di unguenti e aver apposto un diadema sopra il capo; quindi, al calar della notte, si avviò verso il campo nemico. Le sentinelle assire rimasero incantate dall’avvenenza della donna, accompagnandola alla tenda di Oloferne, secondo il desiderio di lei: andava dicendo di avere utili informazioni per l’assedio di Betulia.

Al cospetto del generale, Giuditta lo blandì con parole: fu quindi accolta con tutti gli onori e gli stessi generali assiri dicevano fra loro “da un capo all’altro della terra non vi è una donna simile per bellezza d’aspetto e senno del parlare”. Il quarto giorno della sua permanenza, Oloferne indisse un gran banchetto per festeggiare l’imminente vittoria. Insistette affinché anche la donna fosse presente, per godere della sua compagnia. E Giuditta accettò.

“Bevi dunque e datti con noi alla gioia” le disse il generale ed egli bevve tanto vino quanto mai in vita propria aveva bevuto: provava un’irrefrenabile passione per lei e cercava il momento favorevole per sedurla, congedando le guardie man mano che gli ospiti se ne andavano.

Rimasti soli, Oloferne cadde in un profondo sonno. La donna s’appressò al suo letto e gli sfilò la spada dal fianco, reggendola a due mani: l’ultima cosa che quello poté vedere, quando la donna gli afferrò con violenza il capo, fu lo sguardo impassibile e vuoto di lei, mentre gli affondava la spada nella gola. Terminata l’opera, Giuditta sedette sul letto insanguinato: mentre ai suoi piedi giaceva la testa mozza di Oloferne, si ricompose le vesti discinte sul seno.

 

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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