Per parlare di Pyongyang, l’ultima graphic novel ad avere la sfortuna di essermi capitata tra le mani, bisogna fare una precisazione su cosa si intende per Reportage.

Il Reportage è un genere molto vasto, che ha alla base il racconto in tutte le sue forme e accezioni possibili. Dall’articolo di giornale, al libro, dalla fotografia fino al fumetto, autori di tutto il mondo hanno deciso di portare la loro esperienza alla nostra attenzione, denunciando, narrando o semplicemente documentando le realtà di mondi lontani, per avvicinarli al nostro attraverso la loro arte.
Questo è esattamente quello che ha fatto Guy Delisle, cartoonista e grafico Canadese che si è ritrovato nel cuore del “regno eremita” della Corea del nord per due mesi e ha deciso di documentare la propria esperienza con quello che sapeva fare meglio: disegnare.

Nasce così Pyongyang, il viaggio di un fumettista che con un disegno semplice, in bianco e nero e di lettura molto semplice riesce a ridare la sensazione di completa estraneità che solo una nazione totalmente chiusa al mondo è in grado di dare.
Un semplice contratto di Outsourcing della compagnia di animazione per cui lavora porterà l’autore a vivere la vita quotidiana di un tipico “ospite prigioniero” della Corea del Nord.
Durante i suoi due mesi di permanenza a Pyongyang, Guy racconta con un diario a fumetti le sue scoperte e le sue avventure guardando ad una realtà a noi quasi completamente estranea. La sua prospettiva diventa la nostra ma, da esperto reportagista, infiltra tra una vignetta e l’altra un forte messaggio di critica ad una società oppressiva e soffocante persino nella sua miseria.

Azioni quotidiane come una passeggiata divengono impossibili senza una guida (meglio nota come agente dei servizi segreti) e la partecipazione al culto della famiglia Kim diviene indispensabile per accedere alla più piccola comodità. Le automobili divengono un lusso e le conversazioni si arrestano non appena un difetto della nazione o del suo leader vengono fuori. Dalle pagine traspare però non solo il soffocamento del regime ma anche la curiosità e la leggerezza dell’esploratore. Guy vuole apprendere, girare ed esplorare le stranezze e le curiosità di un paese che non conosce e di cui nessuno parla se non per l’antiamericanismo dei suoi leader. Così conosciamo più nel profondo quelle entità monolitiche che sembrano i supervisori, le guide, le guardie e gli autisti perché nonostante l’oppressione non c’è mai la paura di fare domande e di conoscere ciò che si ignora e a mio parere queste sono le qualità fondamentali per chiunque voglia comprendere e parlare del mondo di oggi.

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Essendo appassionatissimo di reportage e fumetti e avendone trovato il perfetto connubio proprio in Guy Delisle, nei prossimi mesi seguiranno le recensioni delle sue altre opere perché, a mio parere, sono un’ottima chiave per capire il mondo contemporaneo, frammentato, disordinato e ancora tutto da scoprire.

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