Come sarà Narcos senza Pablo?

Questa domanda è forse la più ricorrente tra tutti i fan della serie.
Wagner Moura è riuscito ad entrare nel cuore degli spettatori di Narcos e li ha ammaliati e fatti appassionare con la sua personale interpretazione di Pablo Escobar.
La sua parlata, la camminata, i movimenti inimitabili, e la sua arroganza priva di banalità: tutti amano il suo personaggio, forse finanche nella seconda serie, quando compie atti mostruosi uccidendo innocenti e piazzando bombe su aeroplani.
E da qui la domanda: ma senza la maestosità del suo personaggio, Narcos riuscirà ancora a farci battere il cuore così forte?

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La nuova serie si concentra sul cartello di Calì, eterno rivale di Escobar, che dopo la morte di Pablo ottiene sempre più potere fino a diventare incontrastabile.
Gli attori, come nelle stagioni precedenti, hanno capacità molto elevate e i quattro padrini di Calì, in particolar modo, sono personaggi costruiti molto bene.  Ognuno di loro ha la propria storia, le proprie debolezze, i propri contrasti e punti forti.
Tuttavia, la serie non s’inoltra nelle relazioni tra i personaggi così profondamente come ha fatto con Pablo (mostrando più volte i sentimenti e le interazioni tra lui e Gustavo, suo padre, Carrillo, Tata, Limòn e i suoi fedelissimi).

In Narcos 3 si tifa per i buoni. I “cattivi” sono dei narcotrafficanti miliardari, ovviamente dotati di un certo fascino, ma quello che ci faceva tifare per il male nelle precedenti stagioni era un elevatissimo elemento di carisma che in questa stagione è venuto in parte a mancare nei componenti del cartello di Calì ed è stato acquisito da parte di Peña, Fiestl, Serrano, Martinez e gli altri “buoni”.

Vorrei inoltre dedicare particolare attenzione al personaggio di Jorge Salcedo, a mio parere il migliore di tutta la stagione. Un personaggio decisamente tridimensionale, le cui caratteristiche interagiscono nel modo giusto con le situazioni in cui si trova, creando un personaggio in grado di rimanere stabile anche quando si trova in una fase di transizione.
Così come il personaggio di Davìd, la cui interpretazione risulta così magistrale da scatenare negli spettatori un odio viscerale nei suoi confronti.

La regia si mostra più tecnica e pulita rispetto alle precedenti stagioni, in cui era più “sporca” e passionale.
I dialoghi rimangono uno dei punti forti di questa serie. Spesso sottovalutati, consentono la fluidità di una scena rendendola godibile. Inoltre nel caso di Narcos, vengono completati dalle voci dei personaggi, da quello spagnolo sporco, a volte sbiascicato e a volte dittatoriale, che ti fa innamorare alla follia.
I momenti di suspense continuano ad essere moltissimi. Si rimane incollati allo schermo con il cuore in gola senza riuscire ad immaginare come possa concludersi la puntata.

Per rispondere alla domanda iniziale, Narcos 3 rimane un ottimo prodotto che non snatura il suo concept di base. Perde una nota di carisma per acquistarne una di realismo, ma ciononostante rimane una Serie con la S maiuscola che merita di essere guardata e apprezzata. Ogni tanto però, sappiatelo, sentirete la mancanza di un uomo con il baffo folto e il mento contratto che ringhia “Voy a matar ese malparido hijo de puta”

 

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Pasquale Salerno

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