Venezia 2017 | Day Two

Dubbi, quesiti disperati e convinzioni pronte a traballare per poi trasformarsi in qualcosa di diverso ma non meno potente.

Ha questo alla base l’ultimo film di Paul Schrader, First Reformed, presentato in concorso a Venezia 74 e incapace di lasciare il pubblico indifferente.

La pellicola segue Toller (Ethan Hawke), un cappellano con un passato militare, che cerca di essere una buona guida spirituale per una coppia di suoi giovani fedeli nonostante, nella realtà, fatichi a ricoprire quel ruolo addirittura per se stesso.

Il tentativo di aiutare il ragazzo risulterà fallimentare e porterà Toller, nella disperazione che ne consegue, a stringere un rapporto sempre più stretto con la giovane rimasta vedova (Amanda Seyfried) e a guardare con più diffidenza l’associazione che gestisce la sua chiesa.

Un dramma avvolgente, di tante parole e di ambienti spogli, rinchiuso in una realtà opprimente – si veda anche il formato ridotto dell’inquadratura – che non lascia molte possibilità di scampo: “la vita è un equilibrio fra la speranza e la disperazione” e la linea di confine è sottile e nemmeno troppo facile da mettere a fuoco.

La pellicola è arricchita dall’ottima performance di Ethan Hawke che dà vita a un personaggio austero, misurato, solo, alla ricerca risposte difficili da trovare.


Sarà anche la storia più antica che c’è, quella della bella che si innamora della bestia, ma Guillermo Del Toro riesce a rimaneggiarla, a conquistarci e a farci seguire i suoi protagonisti fino al lieto fine – ovviamente previsto ma non per questo meno meritato e apprezzabile.

In The Shape of Water, quindi, noi seguiamo le vicende di Elisa (Sally Hawkins), giovane che non può parlare a causa di un incidente avvenuto durante l’infanzia, e di uno strano anfibio, trovato in Sud America e portato nel centro di ricerca aerospaziale in cui lavora la ragazza per studiare la sua anatomia.

A completare il quadro ci sono il cattivo capo della sicurezza, Strickland (Michael Shannon), uno scienziato (Michael Stuhlbarg), e gli amici di Elisa, la sua collega chiacchierona (Octavia Spencer) e il vicino di casa (Richard Jenkins).

In questo film troviamo tutti gli elementi delle fiabe classiche, dallo schema dei personaggi agli oggetti chiave che ritornano per aiutare o mettere in pericolo i protagonisti, a seconda delle situazioni.

Ma ciò che affascina, nel profondo, sono i dettagli: le scenografie, i costumi e la fotografia, tutti questi elementi presentano particolari, soprattutto dal punto di vista cromatico, che rendono tridimensionali i personaggi della storia.

La creatura misteriosa, poi, è un piccolo gioiellino in ogni sua caratteristica, dalle palpebre dorate agli occhi cristallini, ed è facile capire Elisa e le sue ragioni.
Inoltre, i continui rimandi al cinema, attraverso citazioni dirette sullo schermo, mostrano anche una seconda storia d’amore, incurante di diversità e stranezze e pronta ad accettare chiunque si voglia lasciar trasportare dalla magia della sala buia o della televisione.

I primi innamoramenti di questo festival sono dunque arrivati e hanno aiutato a dimenticare l’apertura così deboluccia.

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Francesca Sala

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