Copenaghen, København in danese, significa porto dei mercanti. E tutt’oggi la città non smentisce il proprio nome: preparatevi ad una città rapida e dinamica, forse anche un po’ ruvida e scontrosa sulle prime. Ma se siete vissuti a Milano, vi sentirete a casa.

Quando scendete alla Stazione Centrale proseguite su Tietgensgade e costeggiate Tivoli, un enorme parco divertimenti interno alla città: dal basso vedrete svettare enormi montagne russe e i calcinculo più alti del mondo. La presenza di un parco a tema in una zona così centrale della città può risultare strana, o almeno così è stato per me, ma sembra che nei paesi del Nord sia una prassi abbastanza comune: un parco simile si trova a Göteborg, la seconda città della Svezia, e si chiama Liseberg.

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Uno scorcio dei Giardini Tivoli.

Ma non siate distratti dai giochi e proseguite fino alla Piazza del Municipio: è un piazzale bruttino ad essere sinceri, sul quale però si affacciano le principali arterie commerciali della città. Ora sta a voi scegliere: o imboccate Strøget (alias Via Torino di Copenaghen) per buttarvi nel marasma dei negozi o, deviando leggermente, imboccate Vestergade.

Nonostante sia una grande via, mantiene un aspetto più raccolto e caratteristico con numerosi pub dove fermarsi a bere una birra o un caffè o ristoranti con dehors veramente notevoli. Vi consiglio però di scegliere con attenzione il luogo della vostra sosta: Copenaghen è una città molto costosa.

Se inoltre siete appassionati bibliofili, all’inizio della via, dirimpetto all’Hard Rock, trovate Politikens Boghal: è una libreria normalissima, come una qualsiasi Mondadori o Feltrinelli in Italia, ma è interessante, anche grazie ai gentilissimi commessi, farsi introdurre alle letture e alle tendenze editoriali dei danesi. La maggior parte dei libri sono ovviamente di scrittori danesi; tuttavia tendono a non tradurre in danese testi di cui esiste già una buona traduzione inglese, quindi può darsi che troviate qualcosa che vi ispiri.

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La libreria Politikers Boghal, in Vestegade.

Proseguite diritto fino a imboccare Nørregade, sulla sinistra: è una via molto graziosa, piena di giovani e locali alla mano. Passeggiate con calma, senza fretta; ma attenti a stare sul marciapiede: a Copenaghen i ciclisti non perdonano. Alla fine della via, arrivate davanti all’Università: attraversate la piazza e osservate l’austera facciata e le mura perimetrali in mattone, che ricordano più un deposito merci dell’Ottocento che un’Università.

Ora siete giunti a Fiolstræde. I vostri occhi non tarderanno ad essere attirati dal Paludan Bogcafé. Dall’esterno pare un elegante ma anonimo bar: ma provate a guardare all’interno e capirete cosa ha di speciale.

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Esterno del Paludan Café, in Fiolstræde 10-12.
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Interno del Paludan.

Se siete accaldati dalla camminata e vi siete già persi fra i dorsi dei libri, accomodatevi ad un tavolo e ordinate qualcosa di fresco. Ma prima di tutto ciò, vi consiglio di scendere le scale: l’elegante caffè letterario lascia il posto ad uno stanzino stipato di vecchi volumi, con tre signori barbuti che fumano seduti ad un tavolo e che vi inviteranno a scendere un’altra, stretta, rampa di scale.

Giù, vi troverete in un groviglio labirintico di stanzette e stretti corridoi, con le pareti completamente coperte di libri. Qualora vi sembri di trovarvi in un vicolo cieco, noterete un piccolo spazio fra due scaffali che porta al locale successivo.

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Il piano inferiore del Paludan.

I libri in vendita sono tutti usati. L’unico, prevedibile, problema è che la maggior parte dei testi è in danese, svedese e tedesco. Ma con un po’ di attenzione si possono trovare delle chicche anche in inglese o francese.

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Una traduzione danese di “Comici spaventati guerrieri” di Stefano Benni.

Se siete veri bibliofili andrete oltre l’ignoranza linguistica, godendo dell’odore dei libri usati e della consistenza delle vecchie edizioni, anche se probabilmente non capirete nulla del loro contenuto. Se riuscirete a emergere da quegli abissi, vi consiglio di smaltire l’euforia approfittando del bar al piano superiore, magari sfogliando il libro che avete appena acquistato e che probabilmente non riuscirete mai a leggere. Ma anche questo è il bello… ve lo dice uno che è uscito dal Paludan con un’edizione dell’Iliade del 1956 tradotta in finlandese.

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Dei fan di ROA ci salutano dal Paludan.
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