Dicesi “colpo di fulmine” (dalla locuzione francese coup de foundre)  un innamoramento improvviso.[1]

Praticamente ciò che è accaduto a me con il mondo di Zerocalcare, bravissimo fumettista romano (precisamente di Rebibbia. Ci tiene.) capace di raccontare e raccontarsi con ironia tagliente e occhio acuto e spassionato.

Zerocalcare, per chi non lo sapesse, è stato anche uno dei 12 finalisti del Premio Strega 2015 con il romanzo a fumetti Dimentica il mio nome. Non proprio briciole, insomma.

Ma il mio coup de foundre si è consumato su un altro suo romanzo (il colpo di fulmine ha fatto si che leggessi tutto ciò che il fumettista ha pubblicato in tutta la sua vita nell’arco di una settimana): bellissimo, delicato, intelligente. Il suo titolo è Kobane calling.

Kobane calling è un reportage che l’autore ha realizzato dopo aver compiuto due viaggi sul confine tra Siria e Turchia, a pochi chilometri da Kobane, città assediata, tra i ribelli curdi del Rojava che combattono contro Isis.

Non temete, non occorrono due lauree in sociologia e in scienze politiche per poterlo leggere, o per poter capire i vari risvolti di una delle zone più calde del pianeta. Ed è proprio questo uno dei meriti di Zerocalcare: la capacità di raccontare semplicemente ciò che si è trovato di fronte. Lui, ragazzo semplice ma dagli occhi grandi e arguti, ha saputo cogliere l’essenza vera delle cose: ovvero, che dietro chi lotta, chi muore, chi tenta di sopravvivere in un territorio martoriato ci sta sempre e solo una cosa: l’umanità. Un’umanità disperata come molte volte nella storia è successo. E allora ci si chiede: che cosa vedremmo noi comuni mortali, fortunati abitanti di una regione tranquilla del mondo, se decidessimo di andare a fare quattro passi sul confine più rovente del pianeta? I nostri occhi sarebbero pieni di emozioni contrastanti, come quelli di Zerocalcare. Solo che lui, poi, è pure capace di disegnarceli quegli occhi, non solo i suoi, ma pure quelli che ha incontrato e che difficilmente dimenticheremo, noi con lui.

L’autore di Kobane Calling non ha nessuna presunzione, ed è un tratto, questo, che personalmente adoro in tutti gli esseri umani. Zerocalcare non è tornato a raccontarci la lezioncina che ha imparato, non è salito in cattedra, non si è fatto abbindolare, anzi la sua autoironia è un’ottima compagna di lettura, in un contesto così duro. Egli ha semplicemente illustrato ciò che ha visto, si è fatto un’opinione, ce la dice, ma prendendo persino lui stesso con le pinze, perché di fronte ad una guerra come questa non è mai semplice capire come stanno realmente le cose.

Grazie a lui, e non solo a lui, e con Kobane Calling nessuno più potrà anche solo asserire che il fumetto, o meglio ancora il graphic novel, sia un genere di serie B.

Recensione dedicata a Cappuccio Rosso.

[1] Dal sito http://www.treccani.it

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