Wonder Woman e il nostro senso storico

“Che cosa ne abbiamo fatto della storia?”

 

Nel suo recentissimo libro del 2015, L’histoire, pour quoi faire? (ed.italiana Abbiamo ancora bisogno della storia? Il senso del passato nel mondo globalizzato, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2016) lo storico francese Serge Gruzinski tocca, fra i vari temi, il problema del rapporto che intercorre fra la storia come disciplina, il senso storico, la ricezione della storia e le narrazioni storiche messe in campo dalle produzioni dell’industria dell’intrattenimento. Gruzinski nota come questo passato riciclato raramente proponga delle chiavi interpretative per comprendere criticamente il presente e il passato stesso. E sottolinea inoltre un fenomeno, di cui anche io, come studente di storia, trovo costantemente riscontro: la maggior parte della accademia storica sembra non preoccuparsi minimamente di ciò che sta accadendo al passato in queste grandi produzioni di massa, alle quali si approccia tendenzialmente con supponenza o che non considera affatto. Come scrive Gruzinski, “ovunque oggi è in corso un rimescolamento delle mappe della memoria, peraltro più da parte di artisti e produttori che degli storici. Ma come possono questi ultimi ignorarli se vogliono riflettere su che cosa potrebbe diventare la scrittura della storia in un contesto globalizzato alla mercé di nuove egemoni?” Così la storia “ufficiale” si dimostra miope e illusa, chiusa nella sua torre di avorio. Le sue ricostruzioni del passato non sono infatti che un prodotto di nicchia, pensato per essere rivolto ad altri esperti e per costruire virtuosismi carrieristici, incapace così di offrire una narrazione scientificamente corretta e diffusa presso il grande pubblico. Sembra anzi bearsi del fatto che la massa si rivolga a venditori “disonesti”, vedendo in tale errore il segno più vistoso delle proprie, a mio parere sterili, eccezionalità e distinzioni intellettuali.

Questo problema mi si è posto davanti quando sono andato a vedere il nuovo film dell’universo DC, Wonder Woman, diretto da Patty Jenkins e con Gal Gadot nei panni della combattiva protagonista. La pellicola è infatti ambientata durante la Prima Guerra Mondiale, ma sarebbe riduttivo parlare della Grande Guerra come la semplice cornice narrativa della vicenda. La Guerra Mondiale rappresenta infatti il motore di tutta l’azione, in quanto non è solo l’evento che porta all’avvio dell’impresa dell’eroina, ma è anche il nemico contro cui l’eroina deve combattere, come manifestazione materiale del malvagio dio della guerra Ares. Un evento storico, le cui responsabilità sono tra l’altro ancora molto controverse e dibattute, viene dunque presentato come in parte generato da forze sovrannaturali malevole, che tentano di affermare il loro desiderio di distruzione tramite un preciso contendente della Grande Guerra, ovvero la Germania. In particolare uno degli strumenti di Ares è il generale Erich Ludendorff, un personaggio storico realmente esistito e che con Paul von Hindenburg (anche lui per altro presente nel film) fu a capo dello Stato maggiore tedesco dal 1916. Strumento che sarebbe più corretto definire parziale, in quanto Ares stesso dichiara che lui offre agli uomini unicamente gli strumenti per esercitare il male, ma sono poi questi a decidere cosa farne. Ludendorff, personaggio effettivamente controverso (ma come la quasi totalità dei generali della Prima Guerra Mondiale), si trova così a rappresentare nell’opera finzionale il male assoluto, il cultore della distruzione totale in nome della quale arriva nel film addirittura ad uccidere anche il collega Paul von Hindenburg, che viene presentato qui come un fautore della pace e che viene così anzitempo eliminato dalla linea temporale reale (verrebbe a mancare nel 1934, dopo, aver fra l’altro, contribuito alla ascesa di Hitler al potere). Lo stesso Ludendorff viene ucciso da Wonder Woman nel 1918, quando dovrebbe morire di vecchiaia nel 1937. Wonder Woman ci mette quindi davanti a due narrazioni storiche problematiche. La prima è quella di adottare, rielaborata attraverso l’elemento sovrannaturale, la vulgata parziale ma di lungo corso e molto diffusa della Germania come grande responsabile della Prima Guerra Mondiale e della contrapposizione ideologica fra l’Intesa, in particolare gli angloamericani, democratica e buona e il Reich tedesco imperialista e malvagio. In questo prodotto culturale per un pubblico di massa non sembrano quindi essere minimamente recepite le ultime posizioni e riflessioni della storiografia in merito, ad esempio quelle di Adam Tooze (The Deluge: The Great War, America and the Remaking of the Global Order, 1916-1931, Allen Lane, 2014) e Christopher Clark (I sonnambuli. Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra, Laterza, Roma-Bari, 2013), che mettono fortemente in discussione questi due aspetti (Tooze la questione ideologica e Clark la responsabilità tedesca). E di queste due proposte, quella cinematografica e quella accademica, quella più impattante e destinata a radicarsi nel mondo del grande pubblico sarà sicuramente la prima.

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La seconda problematica narrativa è invece addirittura quella di modificare il corso della storia reale, arrivando ad eliminare prima del tempo personaggi che saranno centrali nello sviluppo successo degli eventi storici. Così come il ricondurre al soprannaturale le cause degli avvenimenti reali. Questo lascia lo spettatore attento estremamente confuso e pieno di domande che non trovano risposta. Alla fine di Wonder Woman il fruitore si trova a chiedersi su come collegare la narrazione che gli è appena stata proposta con la sua conoscenza degli eventi successivi. Come si può connettere il racconto della Prima Guerra Mondiale come presentato in Wonder Woman con quello che so essere successo dopo, in particolare l’ascesa del Nazismo e la Seconda Guerra Mondiale? Semplicemente non è possibile. Ogni legame fra gli eventi, ogni continuità, ogni spiegazione razionale è così rimossa dall’orizzonte degli eventi.

Ho deciso quindi di cercare di capire come si fosse configurata la ricezione di queste narrazioni del passato nel paese direttamente coinvolto, ovvero la Germania, andando a leggere le recensione online al film fatte da alcune delle maggiori testate tedesche, come lo Spiegel, Die Welt e Bild. In nessuna recensione viene preso in esame il problema della narrazione storica proposta dal film, narrazione storica che pure riguarderebbe una parte chiave del passato dello stato tedesco e alcuni dei suoi più importanti protagonisti. Questo dato fa rilevare a mio parere alcune domande fondamentali: il passato storico, inserito in un contesto finzionale, di fantasia, come il film di Wonder Woman, è legittimato ad essere modificato a piacere, a seconda delle esigenze della storia? Apparentemente sì, dato che nessuno dei diretti interessati sembra essersi posto il problema di trovarsi di fronte ad una deformazione pesante della realtà. L’altra domanda fondamentale è invece questa: dal momento che legittimiamo queste modificazioni, che le accettiamo, non sarebbe opportuno riflettere sui possibili effetti che queste possono avere nel momento in cui vengono recepite da un vasto pubblico non sempre attrezzato con gli strumenti necessari a vagliare criticamente ciò che gli viene offerto? Mi risulta difficile credere che la visione della storia che viene offerta da un film di così ampio pubblico non abbia un impatto, anche inconscio, nella costruzione della memoria collettiva e storica. Si avrebbe così una memoria viziata da narrazioni che nulla hanno a che vedere con quello che è stato davvero il passato. Tale memoria sarebbe non aiuto, ma un gigantesco ostacola alla comprensione critica del reale e del nostro presente, non solo per le nozioni errate, parziali o discutibili, ma per tutto l’impianto metodologico e di ragionamento che implicitamente suggerisce.

Mi permetto a questo punto di azzardare un confronto con la narrazione di un altro importante episodio storico, la Seconda Guerra Mondiale, che viene fatta nel film Marvel Captain America – Il primo vendicatore. Qui l’evento storico, al contrario che in Wonder Woman, rimane decisamente una cornice, uno sfondo. In Captain America il conflitto mondiale non è determinato da logiche interne alla storia supereroistica, ma è un evento storico con cause reali, all’interno del quale si muove un eroe finzionale, Cap, che combatte contro un cattivo finzionale, l’Hydra, che però non si identifica davvero con nessuna realtà storica. Per quanto l’Hydra possa attingere dall’immaginario nazista nella sua rappresentazione, è altro rispetto al fenomeno storico, è nettamente distinta e questo nel film emerge in maniera molto chiara. Teschio Rosso non agisce per Hitler e per il Terzo Reich, bensì agisce per se stesso e per l’Hydra, il cui piano di dominio non è sovrapponibile a quello nazista, ma rappresenta un piano di dominio finzionale, che si stacca dall’evento storico e procede parallelamente. La battaglia non è fra Capitan America e i nazisti, ma fra Capitan America e l’Hydra, e questo viene a mio pare ben chiarito durante il film. Non c’è mai un diretto coinvolgimento di attori storici reali. Più complessa è la situazione di X-Men – L’inizio, dove ci troviamo di fronte a due tipologie di coinvolgimento della storia. Da una parte vediamo i personaggi subire gli eventi storici, esserne in balia come qualsiasi altro umano, come nel caso di Magneto e l’Olocausto; dall’altra vediamo i mutati essere protagonisti attivi della genesi di episodi storicamente accaduti come la crisi dei missili di Cuba nel 1962. Tuttavia in questo caso si usa l’accortezza, seppur minima, di non coinvolgere mai personaggi storicamente esistiti nella narrazione storico finzionale. Inoltre non trapela in alcun modo un’interpretazione storica, neppure implicita, della crisi cubana, gli autori del film non prendono alcuna posizione. La responsabilità è infatti addossata tutta ai mutanti infatti. Al contrario in Wonder Woman, pur essendo alla fine lo scontro riconducibile ai personaggi fittizi di lei e Ares, la narrazione è costruita a mio parere in maniera molto più ambigua e pasticciata, quasi deformante per via del coinvolgimento diretto di reali attori storici e con l’assunzione di fondo di una certa interpretazione, anche piuttosto marcata, del conflitto.

Alla faccia degli intellettuali snob e di un certa sprezzante accademia, Wonder Woman, un prodotto dell’intrattenimento di massa, ci pone dunque di fronte a domande e riflessioni profonde, che mettono in discussione e richiedono di ripensare un ruolo importante come quello dello storico nei confronti della nostra società e della sua produzione culturale, ma, appunto, di tutta la sua produzione culturale.

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Carlo Daffonchio

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