Ora smettila, stai dicendo solo frasi che speri un giorno la gente si tatui.

Un libro e un film come Fight Club non hanno bisogno di presentazioni. Tutt’oggi fanno ancora scuola dando l’opportunità di guardare in modo completamente diverso alla realtà di tutti i giorni; ammettendo che talvolta potrebbe esserci bisogno di dare sfogo, violentemente, alla vocina nelle nostre teste che vuole il cambiamento e lo vuole subito.

Di recente, però, si è fatta strada negli scaffali di molte librerie e fumetterie una nuova graphic novel edita da Bao Publishing: Fight Club 2, scritta dallo stesso geniale Chuck Palahniuk e disegnata da Cameron Stewart. Dietro la copertina si nasconde un racconto che ho trovato sorprendentemente poco complesso e incredibilmente piacevole, due caratteristiche che non mi sarei mai lontanamente immaginato di attribuire a questo universo.

Il tocco di sottile genialità non manca mai nelle opere di Palahniuk, ma in questo libro e in queste immagini è mimetizzato in mezzo a molto “zucchero” e non ne vedo la ragione.

A costo di sembrare eccessivamente puntiglioso, ma sempre e comunque spoiler free, vorrei analizzare un po’ più nel dettaglio il perché di questo mio colpevole divertimento. Gli ingredienti ci sono tutti: i cliffhanger, i personaggi che non ti aspetti, le ambientazioni improbabili e, soprattutto, la follia del protagonista intrecciata con quella della nostra società; ma non sono intessuti a dovere. Non siamo più di fronte ad una quotidianità distorta eppure familiare, non ci sono più le idee che si infiltravano, dando i brividi, nelle menti di moltissimi giovani nel primo Fight club e soprattutto non si ritrova un personaggio che indaga e mette in discussione la sua stessa personalità.

In questa graphic novel troviamo avventure e spiegazioni, combattimenti e frasi ad effetto che formano un pacchetto molto piacevole, ma non ciò che mi aspettavo. Non posso però recitare appieno la parte di chi è stato irreparabilmente deluso da un sequel, perché questa storia farà scuola a modo suo anche se non per le ragioni che speravo. C’è una grande novità: le brecce nella quarta parete sono molte e hanno un ruolo portante nella trama assieme ai fan che hanno addirittura un ruolo attivo nel finale; con loro vediamo una presa di consapevolezza dell’autore stesso di quello che i suoi personaggi rappresentano anche nel mondo dell’industria culturale con qualche velenosa frecciata che non risparmia nessuno.

Tyler Darden ritorna portandosi su scala globale, le scimmie spaziali fanno la loro ricomparsa più numerose che mai e i sacrifici umani assumono un inquietante ruolo nel nuovo piano di un ribelle che si è fatto impresario della guerra. Entrano temi nuovi come la famiglia ma molti elementi, come i gruppi di sostegno per malati terminali, perdono quel crudo e folle realismo che ha caratterizzato prima il libro e poi la pellicola.

Non posso che consigliare questa graphic novel sia ai nuovi adepti che agli appassionati, perché una volta finito di leggere il sorriso di soddisfazione arriva, forse per essersi ricordati ancora una volta che normale è noioso o forse perché ancora ci piace veder trionfare la cattiveria in ogni eroe. Forse non è il Fight Club che ci aspettavamo ma, se il genio di Palanhiuk è rimasto tale, è il Fight Club di cui abbiamo bisogno adesso.

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