Uno sguardo (pt. 2)

Il vagone inizia a riempirsi lentamente. Per mia sfortuna due madri con i bambini piccoli si siedono entrambe dietro di me; già mi immagino le lacrime e il baccano che faranno durante il viaggio. Sperando che scendano il prima possibile, continuo a cambiare le canzoni dell’ipod. Nessuna mi ispira particolarmente stamattina.
La mia mente è occupata dall’immagine di quella ragazza, per un attimo mi viene in mente di fare una pazzia, scendere dal treno e andarla a cercare. La partenza è prevista tra cinque minuti, sento una sorta di formicolio alle gambe, come se volessero dirmi qualcosa. I battiti del cuore iniziano ad aumentare. Quattro minuti. Che faccio?
Laura mi sta aspettando a casa, abbiamo deciso di trasferirci e mollare l’Italia due anni fa; le cose hanno preso una brutta piega dopo il secondo aborto. Sento che la sto perdendo e la cosa purtroppo non mi turba neanche più di tanto.
Tre minuti.
Mi alzo, guardo la mia valigetta sistemata nell’apposito spazio per i bagagli e sento la voce del controllore.
“Buongiorno!
Biglietto prego!”
Non siamo ancora partiti e già mi chiede il biglietto: è un segno del destino. Tiro fuori dalla tasca lo smartphone e glielo mostro.
Mi siedo, il treno parte.

Provo ad iniziare Saviano, ma mi fermo all’introduzione, giusto il tempo di scoprire che la parola Paranza deriva dal mare e dalla pesca notturna. Come previsto i bambini iniziano a fare baccano, fortunatamente i miei occhi si chiudono e piombo in un sonno pesantissimo.
Quando mi sveglio sembra che sia passata una giornata intera, siamo ancora al confine e il tono altissimo della voce di un poliziotto di frontiera mi ha svegliato. Stanno parlando con un ragazzo di colore.
“Italiano? Niente?
English? Speak English?
French?”
“Non parla un cazzo questo, eh! Sì, sì, fai il furbo, ma adesso vieni con noi”
Il mio colore di pelle e il mio completo da trecento euro mi permettono di non essere controllato: potrei trasportare della cocaina e aver appena varcato il confine, ma ormai sono tutti concentrati sugli immigrati. La dormita è stata troppo breve e decido che è il caso di proseguirla.

Arrivo a Basilea in perfetto orario, 14:55 spaccate. Laura mi sta aspettando al parchetto che si trova vicino alla stazione. È appoggiata alla macchina e sta messaggiando. Ha un bellissimo vestito addosso ed è truccata vistosamente.
Mi sta tradendo, ormai ne sono consapevole: stamattina si sarà data da fare prima del mio arrivo e ora staranno organizzando il prossimo incontro. Lo capisci quando la tua persona ti tradisce, diventa un’altra e quella che avevi conosciuto sparisce per sempre. Ride sempre per merito di qualcun altro, con te invece ha sempre un motivo per litigare.

Ci sfioriamo le labbra per simulare un bacio.
“Com’è andata?”
“Tutto benone, l’affare è concluso. Posso riposare per qualche giorno. Tu?”
“Tutto alla grande, oggi pomeriggio ho un appuntamento con un nuovo cliente”
Oggi pomeriggio deve continuare a tradirmi. Si vede che questo qui ci sa fare a letto.

Arriviamo a casa e decido di ricordarle che non ho perso il vizio. Mentre è in bagno che sistema il trucco entro e mi appoggio dietro di lei, la spingo verso il lavandino per non permetterle di rifiutare. Non faccio in tempo a spostarle il vestito e toccarle il sedere, che mi accorgo che non veste alcun perizoma. Sì, mi hai tradito stamattina e ora lo fai anche con me prima di ritornare da lui.
Non oppone resistenza, più che un rapporto tra due che si dovrebbero amare, sembra uno stupro consenziente. Faccio tutto io, dentro e fuori, dentro e fuori. Sono mesi che pago escort per provare un po’ di piacere, almeno questo è gratis.
Duro veramente poco, lei non ha fatto una piega durante questo brevissimo lasso di tempo.
Neanche il tempo di cercare di aggiustarmi che è già uscita dal bagno.

Mi svesto, mi faccio una lunga doccia bollente e penso a quanto possiamo andare avanti così. Potrei seguirla e beccarla mentre mi tradisce, ma lo so che non è così ingenua. Sicuramente lo faranno in ufficio o comunque in un posto sicurissimo.
Mi metto l’accappatoio e apro la porta del bagno per cambiare aria.

“Hai finito?”
“Sì, mi sto asciugando”
“Ti aspetto in sala”
“Che c’è?”
Mi fiondo subito in salotto, è in piedi che guarda la tv e tiene in mano dei fogli.

“Dimmi amore”
“Questi sono per il divorzio, mostrali al tuo avvocato. È finita, Massimo, ho un altro”.
Spegne la TV, lascia i fogli sul tavolo di cristallo da tremila euro, ed esce di casa.
Grazie Laura, grazie.

Dovrei essere turbato, ma in realtà sono felice. È arrivato il momento di salutare la Svizzera. Nel pomeriggio chiamerò Gianmaria per dirgli che tornerò a Milano.
Devo assolutamente ritrovare quegli occhi verdi.

Racconto di Gezim Qadraku

Annunci
L'ospite Inatteso

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...