“Open” di Andre Agassi ¦ ovvero come diventare totalmente dipendenti da un oggetto inanimato (il libro, appunto)

No.

Vi state sbagliando.

Lo so che cosa pensate.

Vi ripeto.

Vi state sbagliando.

Questo non è un libro sul tennis e questa non è una biografia come se ne vedono a decine sugli scaffali.

Fidatevi di una che non ha mai guardato una partita di tennis in vita propria, e che, francamente, ignora anche le regole basilari del gioco.

Fidatevi perché la vita di Andre Agassi è stata scritta da un Signor Autore, il premio Pulitzer J. R. Moehringer, e non poteva essere più bella.

Questo libro è un piccolo grande capolavoro, conferma del fatto che Oscar Wilde aveva ragione quando asseriva che non esistono libri morali o immorali, ma solo libri scritti bene e libri scritti male.

Open è un’opera scritta decisamente bene.

È una di quelle letture che crea immediata dipendenza, che non si vorrebbe abbandonare mai, che porta a fare gesti inconsulti o quantomeno stravaganti (giuro che è tutto vero. Potete rivolgervi al mio collega Gabriele se cercate conferme di atti strampalati per arrivare in fondo al capitolo),  che tutti possono leggere e che tutti conquista.

Fidatevi.

Raramente capita di poter leggere qualcosa di così personale e al tempo stesso universale. Agassi si mette a nudo, come uomo e come sportivo, ma ciò che colpisce è proprio l’onestà intellettuale con la quale si pone dinanzi a noi. Lo fa a partire proprio dalla stesura del libro, quando asserisce che non avrebbe voluto neanche comparire come autore, visto che senza Moehringer quest’opera avrebbe avuto tutt’altra faccia (o forse nessuna, chi lo sa).

Naturalmente, accanto allo stile paurosamente bello di Moehringer troviamo una storia degna di una soap brasiliana di altri tempi, ma, ahimè, tutta vera.

Andre Agassi odia il tennis. Lo ha sempre odiato e mai gli sarebbe passato per la testa di diventare giocatore professionista. Ma, si sa, non tutti i figli possono disporre del proprio futuro e delle proprie  scelte. Andre ha un padre che ha già deciso. Farà di lui un campione.

Non ci sarà infanzia, non ci sarà spazio per il gioco (inteso come piacere che ogni bambino dovrebbe sperimentare), non ci saranno domeniche e neanche un’adolescenza come tutte le altre.

Andre diventerà un campione. E le cose sono di fatto andate così.

Ma a che prezzo?

E com’è la vita di un campione che odia essere un campione? Che cosa passa nella sua testa? Che cosa succede?

In mezzo a tutte queste domande ci sono le glorie e le cadute di un ragazzo normale, un talento straordinario, un uomo con le sue fragilità e paure (intensi sono i capitoli in cui descrive lo shock per la sua calvizie, lui, portatore da sempre di una chioma fluente).

Alla luce di tutto ciò, conta davvero poco che si parli di tennis o di qualsiasi altra cosa.

Si parla della natura umana.

E non è forse questo che dovrebbe raccontare sempre un buon libro?

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

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