Beatrice Assolati nasce il tre di febbraio del 1958. È una bambina cicciotta e sorridente, con sei ciuffi di capelli biondi in testa.

Sua madre Mariella appartiene a una ricca famiglia milanese, mentre il padre, Luigi, è un intellettuale un po’ spiantato, ma di buon cuore.

Beatrice è una bambina intelligente e molto timida. Passa le sue giornate con l’amica del cuore Isabella e sognano di diventare dottoresse, sotto lo sguardo di disapprovazione di nonna Eleonora, che accarezza il bassotto Luisa (si chiama così ma è maschio) e scuote la testa. Un giorno – che Beatrice e Isabella hanno otto anni e giocano, al solito, sul tappeto della sala – la nonna di Beatrice dice di non sentirsi bene. Beatrice ed Isabella inizialmente pensano che la nonna voglia giocare ad essere la loro paziente, ma la piccola Bea – molto sveglia per la sua età – corre a chiamare i genitori non appena intuisce che qualcosa non va e la nonna viene portata in ospedale.

Nonna Eleonora sembra essersi salvata per un pelo. Tutti sono felicissimi, ma lei percepisce la sua ora farsi sempre più vicina. Incarica un’infermiera di scrivere su un biglietto i suoi lasciti: sarà Beatrice a prendersi cura del bassotto Luisa, il suo bene più prezioso. Luisa è grasso, dormiglione e un po’ isterico, ma col tempo Beatrice impara a volergli bene, e lo porta fuori tutti i giorni insieme all’inseparabile Isabella.

È l’aprile del 1974, e Beatrice cammina sola insieme al bassotto Luisa per le vie di Milano. In lontananza intravede un ragazzo che le pare familiare. Gherardo, forse, o Guido. Lui fa per camminare nella sua direzione quando un cane che è il doppio di Luisa comincia a giocare col bassotto. Il padrone, un ragazzo più grande di Beatrice di nome Andrea inizia a chiacchierare e Gherardo continua a camminare, superando Beatrice e Andrea.

Tra Andrea e Beatrice scoppia una passione incontrollabile, ma dopo qualche mese i due si accorgono di essere troppo diversi: Andrea è un ragazzo molto religioso, con idee politiche conservatrici e una sottile vena maschilista, mentre Beatrice è l’opposto.

Un pomeriggio, dopo aver rotto con Andrea, Beatrice si reca alla sede del PCI dove si sta parlando di Kropotkin. Ci vuole qualche istante a Beatrice per capire che il ragazzo che sta parlando al microfono di fronte a una trentina di ragazzi è Gherardo. Dopo il collettivo i due cominciano a chiacchierare. Per Gherardo è finalmente l’occasione giusta: la invita al cinema e i due diventeranno inseparabili.

A volte Beatrice e Gherardo non vanno a scuola, si trovano direttamente alla sede del partito e quando non c’è nessun corteo da organizzare si rinchiudono per ore e ore al cinema Argentina a guardare le maratone di film sperimentali in bianco e nero.

Beatrice e Gherardo si sentono al centro del mondo e pensano di poter cambiare le cose.

È il giugno del ’77, entrambi prendono la maturità classica. Per l’estate organizzano una festa con gli amici e c’è anche Isabella. Lei e Beatrice non si sono mai separate. Avevano avuto una grande litigata qualche anno prima. Isabella considerava Beatrice troppo emancipata, una di quelle femministe da cui è meglio stata alla larga e aveva espresso il suo parere contrario a tutto ciò che Beatrice rispettava: la scelta di abortire, l’amore di due persone dello stesso sesso e la scelta di non sposarsi, ma di convivere con il proprio ragazzo avendo anche dei figli. Non si erano parlate per settimane, mesi, ma alla fine la loro amicizia si era dimostrata più solida delle divergenze politiche che le separavano.

Isabella si iscrive a medicina, mentre Beatrice si prende un semestre per pensarci: cosa vuole fare nella vita? Il medico? Buttarsi in politica? Cosa vuole fare?

I mesi passano e l’unica sua certezza è Gherardo, che le fa vivere momenti indimenticabili. Ma ci sono anche il terrorismo e i rapimenti. Nel gruppo di Beatrice iniziano a girare armi da fuoco. Che non si sa mai. Perché la lotta si è intensificata.

Un giorno Beatrice arriva a casa di Gherardo per dargli una notizia importante. Ci sono anche altri ragazzi del partito. Gherardo impugna una pistola. – Ma che cazzo ti è saltato in mente? – sbraita Beatrice, spaventata e contraria. – Devi stare calma, è per sicurezza – Beatrice non capisce, non è d’accordo, ha paura.

Beatrice gli chiede di uscire e, dopo una litigata a proposito di quello che era appena successo, gli dice che ha scelto di iscriversi a scienze politiche a Roma.

Sono passati due anni e Beatrice vive con due ragazze in un piccolo appartamento nella periferia della capitale. Vorrebbe poter dire di essere completamente felice, ma qualcosa non va. Non va l’università, non va con il suo nuovo ragazzo Riccardo e le manca Milano. Ogni tanto pensa di volersi iscrivere a medicina, ma i suoi avevano fatto tanti sacrifici per mandarla a Roma a studiare… Beatrice stringe i denti e si laurea nel 1980, lo stesso giorno in cui viene ucciso John Lennon.

In primavera torna a Milano e decide di proseguire con gli studi, magari di fare anche il dottorato alla Statale. Quattro anni dopo, mentre fa la spesa, Beatrice incontra Isabella. Non si erano più sentite durante il soggiorno di Beatrice a Roma, ma sembra di non essersi mai lasciate. Le due prendono un caffè quel pomeriggio. Isabella le sembra spaventata e dopo le insistenze di Beatrice, confessa di subire violenze domestiche. A casa ci sono le sue due figlie, non vuole andare via. Le amiche con cui si confida fanno finta di niente, sminuiscono. Nessuno la capisce e lei si sente umiliata. Non ha un lavoro perché si è sposata prima di finire l’università e adesso fa la casalinga.

Qualche mese dopo Isabella torna da Beatrice con un occhio nero, tiene per mano le due bambine. Beatrice la ospita a casa e da quel giorno Isabella non tornerà più dal marito.

Fra problemi legali e avvocati e tanti processi alla fine riuscirà ad avere l’affidamento delle figlie e a non dover vedere più il suo carnefice.

Isabella ricomincia l’università e si trova un lavoretto con cui contribuire alle spese della casa. Fortunatamente i genitori l’aiutano molto. È di nuovo felice.

Beatrice e Isabella si convincono di dover fare qualcosa per aiutare altre donne a cui succedono queste cose. Dopo aver terminato gli ultimi due anni di medicina, nel 1988, Isabella decide – dopo averne parlato a lungo con Beatrice – di aprire un consultorio con uno sportello di assistenza, dove uno/a psicologo/a sarà a disposizione di donne maltrattate e abusate. Beatrice decide di buttarsi a capofitto nel progetto e lascia il posto di assistente all’Università dopo che Isabella, nel ’91, consegue la specializzazione in ginecologia.

Due anni dopo, una volta trovato uno spazio che si possono permettere economicamente, le ragazze cominciano a cercare i dipendenti. Si presenta al colloquio, per il posto da psicologo, Gherardo. I due cominciano a rifrequentarsi. Gherardo ha messo la testa a posto, ma sembra rimasto sempre lo stesso ragazzo in prima fila alle manifestazioni, pronto a cambiare il mondo. I due, la stessa sera, dopo aver cenato insieme, dormono a casa di Gherardo e non si lasceranno più.

Dieci anni più tardi le due amiche e Gherardo decidono di lanciarsi in una nuova avventura: aprire una casa per le donne maltrattate, però al mare, in Liguria.

Iniziano a raccogliere fondi, cercano sponsor e molte donne appoggiano la loro causa, anche ai piani alti alcuni politici appoggiano il progetto. E nell’estate del 2003 nasce “Villa Eleonora”.

Isabella e Beatrice accolgono donne di tutte le età e propongono anche doposcuola per i figli delle madri che devono lavorare, un vero e proprio supporto alle donne in difficoltà.

Isabella si sposa in primavera con Luca, il cuoco di Villa Eleonora e Beatrice e Gherardo decidono di trasferirsi in Sud America cinque anni dopo, nel 2008, per qualche anno insieme alla figlia di due anni. Sogno che avevano sin da adolescenti.

Prima di partire Beatrice si fa visitare da Isabella, si sente fiacca e ha continue perdite di sangue associate a dolore al basso ventre. Il referto non è buono, ma il tumore è curabile. È stato preso in tempo.

Gherardo, la piccola Vera e Beatrice rimandano la partenza per il Sud America di qualche anno e nel 2010 partono per La Havana.

Il viaggio di un paio d’anni si trasforma in un trasferimento permanente. Gli anni in Sud America, dove entrambi insegnano in università, sono i più felici di sempre. I genitori di Beatrice vanno a trovarli spesso. Adorano la nipote dal singolare accento e la figlia, che ha sempre fatto tutto di testa sua.

Quando a sessant’anni Gherardo muore in un incidente d’auto, Vera e Beatrice tornano in Italia. Beatrice ritornerà a lavorare alla Villa Eleonora, dove troverà anche i nipoti di Isabella e i figli che ha avuto con Luca. Tutti sono entusiaste di riaverla lì, è come se non se ne fosse mai andata.

 

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