Ma sarà successo davvero?

È questa la prima domanda che il lettore si pone di fronte al breve racconto scritto da Jean Giono nel 1953.

Ma sarà vero che un uomo, da solo, in Provenza, è riuscito a piantare alberi tanto da dare vita ad una foresta intera? La risposta è: non si sa, probabilmente no, ma forse qualcuno, da qualche parte nel mondo, sì. Oppure lo farà. O magari no.

Nel 1910 un giovane escursionista rimane senz’acqua mentre passeggia lungo le pendici provenzali delle Alpi. Qui incontra un pastore silenzioso che gli dà da bere, e che lo ospita nella sua casa per la notte.

Quest’uomo è Elzéard Buffier e, in modo del tutto anonimo e solitario sta piantando alberi: cento ghiande ogni giorno, per dar vita ad una foresta di querce.

Forse.

Perché non sempre la vita ci dà una mano nella realizzazione dei nostri sogni. Anzi. Alcune volte sembra accanirsi terribilmente contro di noi. Ma la natura può, alle volte, smettere di essere leopardiana matrigna e diventare il balsamo per le nostre ferite. E l’uomo suo complice:

“Gli uomini potrebbero essere altrettanto efficaci di Dio in altri campi oltre alla distruzione.”

Per esempio, potrebbero piantare alberi in silenzio e ripristinare stralci di bellezza in luoghi aridi e ormai sterili come certi esseri umani. Non occorre altro.

Elzéard Buffier non parla mai, non dice nulla per tutta la durata del racconto.  In questo mi ricorda immediatamente un personaggio nato dal genio di Eduardo De Filippo, lo Zi’ Nicola de Le voci di dentro, il quale non proferisce verbo per tutta la commedia perché parlare non serve (più) a niente.

Anche il nostro pastore solitario ha sfiducia nell’arte affabulatoria, ma ha sancito un patto col mondo ben più importante: se per Zi’ Nicola la vita è votata alla sconfitta, e quindi parlare è solo una perdita di tempo in vista della fine, per Buffier il silenzio non è uno strumento di resa, bensì di resistenza: per quanto il dolore possa sopraffarti, non cedergli. Combatti per la bellezza di ciò che ti sta intorno. Fallo in silenzio, ma non mollare. Lascia questo mondo più bello di come lo hai trovato. In fondo, anche tu ne sei parzialmente responsabile, come Yourcenar faceva dire all’imperatore Adriano.

È questo che ti lascia dentro il piccolo grande racconto di Jean Giono. E alla luce di ciò, arrivati a questo punto, ripropongo la domanda iniziale: ma sarà successo davvero?

In fondo, a pensarci bene, non è poi così importante.

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