Innamorarsi a Milano (pt. 1 di 4)

La seduzione non è un’arte. È una scienza.

Ci sono molti fattori che portano a un bacio e Margherita lo sapeva bene.

Lo sapeva così bene che chiese a Massimiliano di uscire una sera, accontentandosi dell’indizio di qualche sguardo amichevole che lui le aveva lanciato nei giorni precedenti e di qualche messaggio simpatico.
Pensava di conoscere così perfettamente l’universo maschile, che non si era preoccupata di impegnarsi troppo: l’avrebbe portato in una vineria sui Navigli, avrebbero bevuto, chiacchierato e riso. Poi, un po’ annebbiati dal vino, si sarebbero baciati. Semplice. Matematico.

Margherita sapeva che gli uomini sono esseri semplici, non ci vuole molto per compiacerli e per farli innamorare. Ne era certa.

Si dà il caso però che Massimiliano fosse affascinante e sicuro. E senza la minima voglia di impegnarsi.

I due s’incontrarono alla Stazione di Porta Genova. Faceva caldo e stava per tramontare il sole. C’era moltissima gente in giro: turisti, spacciatori, ragazzine mezze nude e famiglie in bici.
Massimiliano era completamente a suo agio mentre la ragazza era emozionata: quella sera voleva giocarsi il tutto per tutto. Perché va bene aspettare il principe azzurro e farsi corteggiare, ma a volte è un tormento aspettare. Meglio agire.

Il ragazzo, invece, non sapeva se fosse interessato a Margherita e voleva tastare il terreno. Era uscito da poco da una relazione in cui si sentiva stretto e temeva di ricadere subito in una situazione simile.

Voleva fare le cose con i suoi tempi.

I due arrivarono alla vineria. C’era la tipica atmosfera estiva di Milano. Tutti fuori per l’aperitivo, un vociare continuo di sottofondo. Musicisti dal vivo per le strade. Caldo. Umido. Lampioni accesi e luci dei locali calde. La tipica atmosfera da “bevo un po’ e poi ci baciamo in mezzo a questa ressa e pensiamo che sia la cosa più bella del mondo”.

C’erano già molte persone sedute ai tavoli all’aperto e Margherita, con il suo classico modo di fare (da milanese che non ha tempo da perdere), chiese se si potessero sedere insieme a un gruppo di ragazzi per condividere il tavolo con loro.

La risposta, ovviamente, fu sì.

La ragazza fece tutto: andò a prendere il vino, pagò e lo portò al tavolo.
Forse un gesto non molto femminile, ma che significa femminile nel XXI secolo?

I due iniziarono a chiacchierare: i loro sguardi si incrociavano e un bicchiere dopo l’altro le gote diventavano più rosse, le risa partivano facilmente e si avvicinavano sempre più l’uno all’altra.
Margherita spostò di qualche centimetro la sua sedia e così fece Massimiliano, e ridevano parlando di qualsiasi cosa venisse loro in mente. Si conoscevano aiutati dal buon vino. Lei si accendeva le sigarette e parlava dei suoi progetti, l’Università, forse una grande carriera da avvocato oppure da giornalista e Massimiliano invece parlava della sua voglia di andarsene all’estero, adesso in Spagna e domani chi lo sa.

Poi quella frase riguardo al fatto che si trovasse bene con Margherita: “Sì, sto bene con te. E ho una grande stima nei tuoi confronti” che lei intese subito come “Ehi! Mi piaci!”.
Margherita, che era già un po’ brilla, si aspettava qualcosa. Perché dopo il vino e un apprezzamento non poteva che esserci un bacio.

Invece non accadde nulla, Massimiliano guardò il cellulare e vide che era tardi. Non era venuto in macchina ma in treno e non poteva permettersi di perderlo.

“A meno che non facciamo nottata, il treno dopo è alle 5.00”.
Lei trasalì: i suoi genitori, gli impegni, non aveva pensato a quell’eventualità.

Secondo i suoi piani ora si sarebbero dovuti baciare e poi lui l’avrebbe riaccompagnata a casa (dove si sarebbero baciati di nuovo) e il giorno dopo le avrebbe scritto ringraziandola per la bella serata.

Pensò a loro due, in giro per Milano di notte, forse mano nella mano. Magari sdraiati al parco, ma quale parco che a quell’ora erano tutti chiusi? Magari al Sempione.

Avrebbero scavalcato come quella volta in cui era scappata di casa con un ragazzo e si era rifugiata con lui al parco.
Magari avrebbero fatto l’amore da qualche parte in giro, in un vicolo, con l’alcol e la passione in corpo.

Magari avrebbero preso la macchina di Margherita e avrebbero percorso l’A7 e la mattina sarebbero stati in qualche spiaggia ligure, chissà, forse alla Baia del Silenzio di Sestri.

Le cose però non andarono così.

Massimiliano vedendola titubante si alzò, la baciò sulla fronte con fare fraterno e le disse “Scusa, ma perdo il treno” e se ne andò.

Un gentiluomo.

Margherita scossa, senza aver capito bene cosa fosse accaduto, aspettò un attimo e decise di tornare a casa. Si era divertita, ma non tornava a casa contenta. Non aveva capito cosa fosse successo. Perché se n’era andato? Eppure la seduzione è una scienza: il vino rosso, l’estate, Margherita.

Mentre stava per aprire il portone di casa ricevette un messaggio: “Ho perso il treno, facciamo nottata?”.

Care lettrici e Cari lettori, continuano i racconti a puntate. Questa volta abbiamo deciso di ambientare la nostra storia a Milano, in una Milano estiva e notturna che molti di voi conosceranno.
Massimiliano e Margherita si conoscono da poco… il loro appuntamento sembra non volgere a buon fine, quando Massimiliano perde il treno per tornare a casa e chiede a Margherita di fare nottata con lei. Cosa accadrà?
Scopritelo nelle prossime puntate!

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