Scoprirsi alla deriva

Un viaggio può essere tale solo quando ti dimentichi della meta e allora, solo allora, puoi sentire il sussurro delle miglia sulla strada mentre parlano alla tua anima.
Sradicare il concetto di viaggio: questo è quello che fa Bryan Lee O’Malley nella sua graphic novel Alla Deriva, edita da Rizzoli Lizard e uscita per la prima volta nel 2003. È chiaro che il semplice spostarsi da un posto all’altro non può essere l’unico significato di qualcosa di così ampio e che la crescita interiore che ne deriva ne è un elemento fondamentale.
Eppure, è qualcos’altro che muove la matita di questo autore e musicista canadese. Il lettore, infatti, compie assieme alla protagonista un’indagine introspettiva che procede per scossoni continui e in cui una certezza dietro l’altra è messa in discussione dalle più banali domande che vengono poste ad una ragazza di 18 anni mentre attraversa l’America insieme a tre coetanei di cui a mala pena conosce il nome.
Una stazione di servizio dopo l’altra, la storia di Raleigh viene raccontata; i flash back sono intensi e dolorosi e le domande non finiscono mai Ma proprio nel momento più duro, quando il mondo non sembra dare una risposta, arrivano i gatti.

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Centinaia di gatti, che dai sogni di un’adolescente dilagano nella vita reale e portano i quattro viaggiatori a conoscersi, unirsi e a scavare dentro di loro alla ricerca dei motivi che, oltre a quello ovvio di dover raggiungere l’altra parte degli Stati Uniti, li hanno fatti salire insieme in quella macchina.
La narrazione è molto calma e posata, lontana dallo stile usato per Scott Pilgrim, l’altra grande opera dell’artista. I protagonisti non combattono né si scontrano e l’avventura comincia e finisce con le discussioni sul menu del diner dove si sono fermati.
Il vero cuore di questa graphic novel sono i dialoghi, soprattutto quelli interiori di quattro persone che stanno crescendo e si scontrano con la vastità e la pericolosità delle responsabilità della vita adulta e che non possono più rifugiarsi tra le braccia di nessuno.
È impossibile non immedesimarsi in Raleigh, perché nonostante i problemi che si affrontano (così come le soluzioni) siano diversi da persona a persona, è proprio il viaggio che invece è comune a tutti. Quelle domande, quei dubbi, quei pensieri e quelle paure sono passate per la testa di ciascuno di noi e viaggiare con lei può essere un ottimo modo per rimettersi in carreggiata, trovare la giusta compagnia (e i giusti gatti) e affrontare qualche ombra che ci si è lasciati indietro.
Consiglio una lettura in movimento per questo libro, sui mezzi, in un viaggio in auto o in treno, proprio per sentire il sussurro delle miglia che scandisce l’inizio di ogni buona avventura, fuori e dentro di sé.

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Riccardo Lichene

Quello che viaggia, lo storico e il fumettologo. Suono nel tempo libero, scrivo in quello che resta e quando non bastano le parole sfodero la macchina fotografica. Residenza attuale: via labirinti mentali.

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