Sono sicura che avete già sentito parlare di Rupi Kaur, ma se il nome non vi dice niente è comunque probabile che vi siate imbattuti in una delle sue poesie su Instagram, magari per sbaglio, senza farci caso, e che ne siate rimasti affascinati. A me è successo proprio così.

Quello che ho sempre amato della poesia è la sua capacità di trasmettere tanto in pochi versi, di emozionare in una manciata di parole. Quella di Rupi non è poesia tradizionale: scrive versi liberi non troppo complicati, ma che colpiscono proprio per la loro immediatezza.

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La giovane Rupi, classe 1992, nasce in Punjab, India, ed emigra con la famiglia in Canada quando ha solo cinque anni. A scuola, incapace di parlare inglese con gli altri bambini, Rupi passa molto tempo da sola, e non appena comincia a masticare meglio la lingua, i libri diventano i suoi migliori amici. Fino ai diciassette anni coltiva la passione per il disegno trasmessale dalla madre, per poi concentrarsi più sulla scrittura e la performance dei suoi componimenti.

Nel 2009 Rupi si esibisce per la prima volta e nel 2014 autopubblica la sua prima raccolta di poesie, Milk and honey, i cui componimenti erano già stati condivisi e apprezzati sui social. Ad oggi, secondo The Guardian, il libro ha venduto più di un milione e mezzo di copie solo negli Stati Uniti ed è alla sua sedicesima ristampa.

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Tradotto e pubblicato in Italia da Tre60 edizioni, Milk and honey è una raccolta di poesie molto intime, che raccontano il viaggio della giovane poetessa indiana attraverso la sofferenza e la perdita, affrontate e superate proprio grazie alla scrittura e alla forza di volontà che c’è dentro ognuno di noi. I componimenti affrontano temi molto delicati e difficili, come la violenza e lo stupro, e temi più universali, come l’amore e il senso di solitudine.  Milk and honey è diviso in quattro sezioni: Il ferire, L’amare, Lo spezzare, Il guarire.

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Alla domanda “Perché hai cominciato a scrivere?” Rupi risponde: “I nostri traumi sfuggono al confine del nostro stesso tempo. Non guariamo solo da ciò che ci è stato inflitto da bambini. Le mie esperienze sono state vissute da mia madre e da sua madre prima di lei. È una generazione di dolore ad essere radicata nella nostra anima. Ho letto centinaia di libri crescendo. Ma nessuno riusciva a spiegare quel tormento. Avevo bisogno di parole scritte da persone che somigliassero a me e che scrivessero cose che stavo pensando. In quel momento ho capito l’importanza della rappresentazione e sapevo che sarebbe stato diverso per i miei figli. Dovranno avere accesso alla loro stessa letteratura. Io scrivo per documentare che noi eravamo qui”.

Alcune poesie sono illustrate dalla stessa Rupi, che non usa mai le maiuscole quando scrive. In diverse interviste ha spiegato il perché della sua scelta: un omaggio alla sua lingua madre, il punjabi, che usa la scrittura gurmukhi, nella quale appunto non esistono lettere maiuscole. La poetessa ha spiegato come le piacesse questa semplicità, la simmetricità che dona anche visivamente ai suoi lavori. In più, questo modo di scrivere è una rappresentazione di ciò che vorrebbe vedere di più al mondo: l’uguaglianza.

Il titolo Milk and honey, spiega la Kaur, nasce da una poesia da lei scritta sul genocidio della comunità Sikhs in India, in cui raccontava delle donne che avevano vissuto quella terribile esperienza. La loro capacità di riprendersi fu da togliere il fiato. Erano sopravvissute all’assassinio di mariti e figli, erano sopravvissuto al tradimento, allo stupro, alle torture. Rupi scrive di come siano uscite da tutto quel terrore in modo liscio come il latte, ma denso come il miele. Rupi si è esibita con quella poesia nella sua città natale, ma non sentiva giusto confinare quelle parole lì, così è nato Milk and honey. Oltretutto, spiega la poetessa, latte e miele sono anche usati dalla sua famiglia e dalla comunità come ingredienti di guarigione per influenza e febbre, per delle ferite. E Milk and honey parla soprattutto di questo, del difficile percorso attraverso la sofferenza, che alla fine però lascia spazio alla guarigione.

Nel libro, Rupi parla anche di stupro e abusi sessuali. Nel suo sito spiega di come la sua nascita, la sua sopravvivenza, sia stata la prima battaglia della sua vita contro l’infanticidio femminile. Si definisce una di quelle fortunate a cui è stato permesso vivere, mentre in India milioni di altre ragazze venivano uccise prima o appena dopo essere venute al mondo per il semplice fatto di essere bambine. I corpi delle ragazze del suo paese non sono di loro proprietà. Viene detto loro di conservarsi, di essere calme. Il sesso non appartiene a loro, ma è qualcosa che succede durante la prima notte di un matrimonio che non ha voluto, il sesso è del marito. Le ragazze del suo paese conoscono la violenza intimamente, sperimentano l’abuso e hanno sulle spalle il peso di centinaia di anni di vergogna e oppressione da parte della stessa comunità e di colonizzatori dopo colonizzatori. Ma, spiega Rupi, la poesia è stata per lei uno strumento di sfida verso questi sentimenti.

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Rupi è anche conosciuta per la foto postata su Instagram in cui ritrae una ragazza sdraiata a letto, con un paio di pantaloni sporchi di sangue mestruale. Sotto la foto – che era stata rimossa dal social perché non seguiva la community guideline – scrive: “Ringrazio @Instagram per avermi dato la stessa risposta che il mio lavoro era nato per criticare. Avete cancellato la foto di una donna completamente vestita durante le mestruazioni affermando che era contraria alle vostre linee guida, quando proprio le linee guida della vostra comunità rendono chiaro che non possa essere altro che un’immagine accettabile. La ragazza è totalmente vestita. La foto è di mia proprietà. Non attacca un determinato gruppo. Non è nemmeno spam. E, dato che non viola le vostre linee guida, continuerò a postarla”. Continua spiegando come la foto faccia parte di un progetto fotografico per un corso universitario, e di come sia una vergogna non accettare quel che per una donna è la normalità: il ciclo mestruale una volta al mese.

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In Milk and honey ritroviamo questo tema molto spesso; si potrebbe dire che il libro è una sorta di guida di sopravvivenza per giovani ragazze, magari adolescenti, che affrontano determinate situazioni in questo contesto storico. Una particolare attenzione va anche alla questione razziale e al rapporto trai due sessi.

La sua scrittura è semplice e disarmante, Rupi ha una personalità interessante e che colpisce per la franchezza con cui parla. Ha soli ventiquattro anni, ma scrive come una donna che ne ha passate tante, che porta sulla pelle i graffi subiti dal suo popolo, dalla sua famiglia e dall’amore.

Se siete arrivati fin qui a leggere, significa che siete rimasti affascinati anche voi dalla giovane Rupi, vi lascio come ciliegina sulla torta una sua esibizione, che vi convincerà ancora di più a leggere, e rileggere, Milk and honey.

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