Under Sandet è un film del 2015, diretto da Martin Zandvliet. Ha avuto parecchi riconoscimenti, tra cui una nomination agli Oscar.

Danimarca, Maggio del ’45. 
Poco dopo la resa della Germania, un gruppo di giovanissimi tedeschi prigionieri di guerra viene spedito lungo la costa della Danimarca.
Comandati dal sergente Rasmussen (Roland Møller), il loro compito è quello di ripulire tutta la costa da 2 milioni e mezzo di mine che i nazisti avevano sotterrato durante la guerra.

Questo film è una spada nel petto. Toglie la parola e colpisce nel profondo.
Consiglio fortemente la visione in lingua originale, perché credo che faccia la differenza in questo particolare caso.

L’interpretazione del sergente è meravigliosa: non si limita a sottolineare la classica trasformazione del protagonista che avviene in un film, ma mostra tutte le sfaccettature e le contraddizioni di un uomo in una situazione complessa e spinosa; i suoi repentini cambi di atteggiamento sono una preziosa arma per far riflettere gli spettatori.
Tutti gli attori che interpretano i giovani tedeschi sono bravissimi: durante il film è difficile immedesimarsi nei personaggi. Si rimane fermi a guardare, inermi, ed è una sensazione atroce.

Under sandset lascia con un fortissimo senso di vuoto e con tanti quesiti morali.
Dopo solo un minuto dall’inizio ci si domanda “È giusto picchiare dei giovani nazisti indifesi?”
Personalmente ho interrotto due volte il film poiché provavo delle strette allo stomaco.
Ad esempio, in una scena in cui i giovani prigionieri vengono mandati a disinnescare una vera bomba come prova, non riuscivo a tenere fisso lo sguardo sullo schermo, non tanto per l’idea in sé, ma per come la scena è stata girata. Il regista ha fatto delle scelte precise, nette ed incredibilmente efficaci, senza tuttavia forzare la mano aggiungendo violenza inutile.
Ha usato recitazione, fotografia, location e inquadrature per creare una finestra da cui guardare una storia orribile.
Alcune scene, terrificanti, sono mostrate con una regia poco violenta, bensì delicata.

Durante il film non c’è musica. Il silenzio è predominante, ma vi assicuro che la noia non è qualcosa di concepibile durante la visione.
Di fronte allo schermo non ho provato rabbia, né tristezza o compassione. Ho provato un enorme vuoto, che è rimasto per qualche ora.

Come un puzzle, ogni inquadratura è perfetta per il momento in cui si trova, e le location sembrano uscite da una favola. Gela il sangue soltanto a guardare posti del genere cosparsi di mine e del sangue dei ragazzi che le disinnescano.

Consiglio con tutto me stesso la visione di questo film: la sua capacità è quella di mostrarvi situazioni sulle quali non è facili prendere una posizione, sulle quali è necessario riflettere e che fanno capire che il mondo non è sempre e solo diviso in bianco e nero, giusto e sbagliato, buono e cattivo.

 

 

 

 

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