Immagine: Aperol, Lorenzo Mattotti ©


 

Quel pomeriggio Humphrey stava combinando ben poco: continuava a guardare e a rigirarsi tra le mani la foto del quadro.

Era davvero curioso come tanti misteri ruotassero attorno a quel dipinto.

Farfalle inquietanti, una scienziata scomparsa, gli strani ricordi di un defunto critico d’arte.

Il dipinto era chiaramente la chiave, ne era certo.

Non era mai stato particolarmente appassionato d’arte, né riteneva di avere uno spiccato gusto artistico, non avrebbe saputo come valutare quel ritratto, ma una cosa era certa, anche in foto riusciva a trasmettere… qualcosa. Un inquietudine, un’emozione forse.

Non che la cosa gli piacesse granché.

Ad Alice invece era piaciuto subito quando aveva visto la foto, qualche sera prima, curiosando fra le sue scartoffie.

 

Humphrey era nella cucina spaziosa ad armeggiare con pentole e fornelli, di sottofondo la voce incredibile di Marvin Gaye, che cantava “I Heard It Through The Grapevine”, probabilmente la sua canzone preferita.

“Papa, è pronto? Sto morendo di fame.” Il richiamo giunse per l’ennesima volta dal soggiorno.

Humphrey alzò gli occhi al cielo. “Capisco che uno dopo la piscina possa essere affamato, nuotatrice dei miei stivali, ma questo non lo autorizza a disturbare lo chef all’opera!”

“Ma se stai preparando solo una pasta!” giunse la battuta di risposta.

“E vedrai che pasta!”

“La solita pasta al sugo…”

“Se continui così mi sa che dovrai accontentarti di un insolito piatto vuoto, che te ne pare?” ribatté Humphry sorridendo tra sé e sé mentre mescolava il sugo.

Silenzio. Nessuna risposta dall’altra parte.

“Allora, Alice, vedo che hai preferito mangiarti la lingua piuttosto che non mangiare niente a cena.” Humphrey si affacciò allegro in soggiorno e vide Alice a gambe incrociate sul divano, assorta a guardare una foto.

“Come? Assolutamente no. Stavo solo guardando una cosa. E comunque pessima battuta, papà.” Rispose senza alzare gli occhi da ciò che stava esaminando.

Humphry non poté far a meno di ridere. “Beh, cosa ti ha distratto dalla nostra schermaglia?”

“Stavo guardando la foto del quadro delle tue indagini. È davvero molto bello.”

“Ti piace? Io lo trovo un po’ inquietante.”

“Secondo me lei è davvero stupenda. Poi ha questa aria così malinconica, sembra un personaggio tanto complicato.”

“Mmm, complicato lo è di sicuro, visto il caso che si trascina dietro.”

“Già, e mi sa che anche la tua pasta comincia ad essere parecchio complicata. Questo direi che è odore di bruciato.” rise Alice.

“Il sugo, maledizione!” Humphrey corse in cucina. Il sugo era effettivamente bruciato e inutilizzabile.

Alice fece capolino dietro di lui. “Pizza, chef?”

“E pizza sia.” Fece lui con aria sconfitta.

 

“Humphrey!”.

Il detective si riscosse dai suoi pensieri e alzò la testa.

“Una signora chiede di te. Te la passo?”.

Sbadigliando, Humphrey fece cenno al collega di avvicinarsi.

“Pronto?”.

“Pronto. Il mio nome è Margareta Varga, e avrei bisogno di parlarle”.

Incredulo, Humphrey strinse la cornetta.

“Mi dica”.

“Ho saputo che lei si è occupato del caso della mia, diciamo, scomparsa. Mi piacerebbe incontrarla per avere modo di chiarire la situazione.”

“Inutile dirle che sono interessato. Quando?”

“Stasera le andrebbe bene? Preferirei vederla in via informale prima di occuparmi delle pratiche burocratiche.”

“Non è esattamente la procedura, ma va bene. Dopotutto il suo caso mi è interessato parecchio, dottoressa Varga.”

“La ringrazio per la sua disponibilità, ispettore Arzeni. Alle sette e mezza al Caffè Concerto.”

“Non mancherò.”

Click. La telefonata era terminata.

Humphrey compose subito un altro numero al telefono.

“Ciao papà. Come va?”

“Ciao Alice. Volevo avvisarti che stasera non rientro per cena?”

“Una svolta nel caso!?” La voce di lei era piena di curiosità ed eccitazione.

“Poi ti racconto.” Fece lui, volutamente misterioso. “Passa una buona serata. E non far bruciare il sugo.”

“Proprio tu me lo dici?”

“Tale padre, tale figlia, no? Ciao, Alice.”

“Meglio che non dica nulla, ciao papà!” lo salutò scherzosa, chiudendo la chiamata.

Humphrey si concentrò quindi sulla sua scrivania. Doveva riesaminare da capo a fondo tutta la documentazione che lui e Raffaele avevano trovato in quei giorni. Prima delle sette e mezza non aveva molto tempo per ricontrollare dati, informazioni e quant’altro. Ma avrebbe ripassato al vaglio tutto. Avrebbe saputo vita morte e miracoli di Margareta Varga. Sarebbe arrivato preparato all’incontro. Dopotutto sentiva che quella ricomparsa era decisamente da ascriversi non tanto ad un inaspettato lieto fine quanto a quella serie di strane circostanze che ormai sembravano essere il suo pane quotidiano.

A noi due, Margareta Varga.

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Con indosso il suo inseparabile impermeabile Humprhey fece il suo ingresso nel locale. La luce calda lo avvolse insieme ai rumori e ai profumi pungenti dell’aperitivo: il ghiaccio che scivolava nei bicchieri, l’aroma delle scorze di agrumi, il rumore di uno shaker, i sentori di Aperol e Campari appena versati, il suono di una sfoglia salata che si rompeva fra le dita di un avventore. Humphrey inspirò a pieni polmoni, era da tanto che non tornava in quel posto. La dottoressa Varga aveva scelto con grande buon gusto: uno dei bar storici della città, famoso per i suoi drink classici, i camerieri eleganti e discreti e l’atmosfera di altri tempi.

Elegante come l’ambiente circostante, lei lo stava aspettando, algida, seduta ad un tavolo, un bicchiere da martini già vuoto davanti.

D’altronde cosa avrebbe potuto bere una donna del genere? pensò Humprhey, secondo cui un cliché attira un sospetto come il miele le mosche.

“Dottoressa Varga.” La salutò tendendo la mano.

“Ispettore Arzeni, ben arrivato. Si accomodi.” Rispose lei stringendogli la mano.

“Ha scelto uno dei più bei posti della città per il nostro incontro.”

“Mi fa piacere lo apprezzi. È uno dei luoghi che preferisco da quando sono qui. Mi ricorda un po’ i caffè della mia vecchia casa.”

Un cameriere li interruppe garbatamente per prendere l’ordine.

“Per me un altro martini, grazie. Lei cosa prende, ispettore?”

“Un aperitivo della casa, grazie.”

Il cameriere prese congedo.

“Immagino avrà molte domande, ispettore.”

“Esattamente, dottoressa. Sono rimasto molto stupito dalla sua ricomparsa. La professoressa Malaspina e le mie ricerche lasciavano presagire una sparizione tanto misteriosa quanto definitiva.”

“Purtroppo sono dovuta partire di tutta fretta. Ho avuto… grossi problemi imprevisti a casa.”

“Capisco, problemi familiari immagino.”

“Esattamente.”

“Anche se a quanto mi risulta dalle carte lei non ha più parenti in vita. Figlia unica, presto orfana di genitori. Ha lasciato il suo paese d’origine piuttosto giovane. Altri parenti non risultano.”

“Vedo che ha scavato a fondo, ispettore.”

“Ho fatto solo il mio lavoro. Sa, poliziotti e scienziati non sono poi così diversi. Entrambi sono interessati ad andare fino in fondo.”

“Da scienziata non posso che apprezzarla per questo, ispettore.”

“Per non parlare dello stato di casa sua, che faceva pensare ad una partenzaOD-BF431_WAITER_P_20150219122356 alquanto metodica. Quindi temo lei mi debba delle spiegazioni.” Assaggiò l’aperitivo della casa e annuì con aria soddisfatta.

Anche Margareta bevve un po’ del suo martini.

“Sospettavo che avrebbe reagito così alla mia ricomparsa, ispettore. Dopotutto immaginavo che la mia storia non avrebbe retto molto: le ragioni della mia sparizione sono altre ed è per questo che mi sono affidata alla discrezione di questo incontro. Sono sparita così all’improvviso a causa della mia ricerca, che ha preso una piega, potremmo dire, non ortodossa. La professoressa Malaspina non avrebbe approvato, per questo mi sono mossa in maniera indipendente.”

“Si spieghi meglio.”

“Vede, ispettore, le mie ricerche mi hanno portato alla conclusione che la chiave risolutiva per lo studio delle farfalle spettro sia contenuta nel quadro che rappresenta anche la loro ultima attestazione. Per risolvere il mio mistero scientifico, quindi, mi sono dovuta mettere sulle tracce del dipinto, scomparso da tempo. Ho assunto un investigatore privato specializzato in questioni d’arte, e con lui ho lavorato alla ricerca del quadro.”

“Saprebbe dirmi il nome di questo investigatore?”

“Edmund Worthington, è irlandese.”

“Capisco. E cosa mi dice delle farfalle nel parco?”

“Quali farfalle nel parco?” Margareta sembrò genuinamente stupita.

“Farfalle spettro, nel parco del museo. A centinaia, morte.”

“MI sembra una strana coincidenza.”

“Lo ha detto anche la Malaspina, aggiungendo poi che le coincidenze nel vostro mestiere non esistano.”

“Impossibile non essere d’accordo con la professoressa. Per questo diviene ancora più importante trovare il quadro, ispettore.” disse lei assertiva.

“Fino a che punto l’hanno portata le sue indagini, dottoressa?”

“Sono riuscita a scoprire che l’ultimo possessore del quadro era un critico e mercante d’arte che viaggiava molto ma originario di Isidora, Alessandro della Volpe. Ho recuperato l’indirizzo, ma non sono riuscita a contattarlo. E anche questo rientra fra i motivi di questo incontro privato.”

Humphrey rimase in silenzio, con espressione incuriosita. Non era ancora il momento di scoprire le informazioni che aveva riguardo a della Volpe, quello che aveva trovato. Voleva capire prima dove la Varga fosse intenzionata ad andare a parare.

“Volevo chiederle di darmi una mano in via informale per risolvere questo mistero.” Chiese lei con aria speranzosa.

“Non è molto bravo il suo investigatore, insomma.”

“Non ha i suoi mezzi, ispettore, E la mia è una ricerca che, per quanto clandestina, vuole muoversi nella legalità.” Ribatté lei, con aria quasi offesa.

“Come ispettore di polizia non posso che essere sollevato da questa sua affermazione.” Disse Humprhey cercando di smorzare la tensione. “Comunque prometto che penserò alla sua richiesta di aiuto. Intanto mi riscriva il suo indirizzo e il suo numero, dottoressa Varga, insieme a quello del signor della Volpe. La contatterò.” Le passò una piccola agenda e una penna. Margareta segnò tutto. “E chiarisca anche formalmente la sua ricomparsa.”

“Lo farò, ispettore, non si preoccupi.”

“Arrivederci.” Humprhey si alzò, strinse nuovamente la mano a Margareta e si avviò all’uscita.

Era di nuovo per le strade di Isidora, con molto materiale su cui lavorare.

Tirò fuori la piccola agenda e poi la foto del quadro, che aveva trovato a casa di Margareta.

Voleva controllare una cosa.

Le due grafie erano diverse. Quella della dottoressa era precisa, con lettere tendenzialmente alte e strette, quella sulla foto invece chiara e ordinaria.

Due mani diverse.

Tutta la faccenda non gli tornava. Una sparizione del genere solo per portare avanti una ricerca personale che un investigatore privato avrebbe potuto condurre benissimo da solo. Investigatore che era tra l’altro comunque stato assunto. E poi la foto a casa di Margareta. Chi l’aveva lasciata? E soprattutto quando? Secondo i suoi ragionamenti doveva per forza essere un indizio posteriore alla presunta scomparsa di Margareta, perché altrimenti lei non sarebbe sparita per la ricerca che l’avrebbe portata a scoprire l’indirizzo di della Volpe. Era davvero impossibile che Margareta fosse sparita per cercare una pista che aveva già in un cassetto di casa. Indizio scritto da chi, poi, dato che la grafia non era quella della donna? E lui sapeva quasi per certo, dalla testimonianza del portinaio e dallo stato dell’appartamento, che Margareta dal momento della sua scomparsa a quello della sua ispezione con Raffaele, nella casa non vi aveva messo più piede. Qualcuno però doveva essere passato di lì, senza però che il portinaio avesse avuto modo di accorgersene. L’investigatore privato, forse? Tanti dettagli che non tornavano. Poi, una sparizione così improvvisa per quella strana ricerca. E le farfalle, quelle inquietanti farfalle. Chiaramente la dottoressa Varga aveva ancora una buona dose di segreti.

Ma lui sarebbe andato a fondo a questa storia, non amava che i conti di un’indagine non tornassero. Avrebbe agito, e nella maniera più diretta possibile, perché bisognava affrontare apertamente strane trame e sotterfugi per portarli allo scoperto.

 

La sera del giorno dopo Humphrey prese il telefono e la sua piccola agenda, quindi digitò un numero.

“Pronto?”

“Dottoressa Varga, sono l’ispettore Arzeni.”

“Ispettore, aspettavo sue notizie.”

“Ammetto che il suo caso mi ha incuriosito parecchio.”

“Speravo davvero mi aiutasse.”

“Ho fatto delle ricerche su della Volpe. È morto poco tempo fa, per questo le informazioni su di lui sono ancora in una zona grigia.”

“Questo spiega le mie difficoltà nel rintracciarlo.”

“Esattamente. Comunque sono stato a casa sua e ho trovato del materiale che forse potrebbe aiutarla.”

“Quando posso prenderlo?”

“La domanda giusta è quando possiamo esaminarlo assieme, dottoressa Varga. Il suo caso mi ha, come le ho detto, davvero incuriosito, per cui vorrei arrivare alla soluzione di questo caso con lei”, disse Humprhey, con una punta di soddisfazione nella voce.

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