Film | La Bella e la Bestia

Tale as old as time,

Song as old as rhyme,

Beauty and the beast.

L’ennesima versione de La bella e la bestia è ormai uscita in sala da una decina di giorni; eppure continua a dominare il botteghino senza problemi, attraendo bambini e adulti con la promessa di emozioni fiabesche e intramontabili.

La storia narrata dal film è nota a tutti: Belle (Emma Watson) è una giovane, amante della lettura, che si ritrova prigioniera in uno spaventoso castello in compagnia di un mostro (Dan Stevens), il tutto per salvare suo padre dalla reclusione a cui era stato condannato per aver rubato una rosa. Ma le apparenze ingannano e, con il passare del tempo, la ragazza scopre i lati nascosti della bestia, compresi alcuni dettagli della maledizione che lo costringe in quel corpo e che ha reso animata la maggior parte degli oggetti del castello.

Il lavoro fatto da Bill Condon non contiene elementi particolarmente innovativi, anzi: tranne qualche dettaglio aggiunto al passato dei personaggi, nel tentativo di renderli più tridimensionali, spesso sembra di trovarsi davanti a una copia carbone del cartone del 1991, sia per la composizione delle inquadrature sia per i dialoghi, davvero simili all’originale.

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Certo, si potrebbe anche sostenere che sia meglio scegliere la strada più “sicura”, come fa questo lungometraggio, piuttosto che provare a inserire nuovi elementi col rischio di produrre un flop di dimensioni colossali (si veda la versione della fiaba uscita nel 2014 per la regia di Christophe Gans), ma allora sorge spontanea la domanda: perché fare un remake, perché raccontare di nuovo questa storia?

Questa fiaba rimane uno degli esempi di accettazione del diverso più emozionanti di sempre e il suo inno contro la superficialità è un tema ancora estremamente attuale. Ma l’originale del 1991 riusciva (e riesce ancora nonostante i 26 anni passati) a raccontarlo con una semplicità commovente e un trasporto in netta contrapposizione con la piattezza con cui la narrazione procede in questo remake live-action.

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La versione italiana è, inoltre, impoverita da alcuni elementi che si perdono a causa del doppiaggio: innanzitutto le canzoni sono state ritradotte, impedendo così a tutti gli amanti dell’originale di ritrovare i classici della loro infanzia, e, in più, le voci del cast originale di primissima classe (composto, fra gli altri, da Ian McKellen, Ewan McGregor, Emma Thompson e Stanley Tucci) sono “coperte”, togliendo così una parte importante delle performance attoriali, che sono, invece, uno degli elementi meglio riusciti di tutta la pellicola.

Un film non totalmente spiacevole, adatto a una serata pantofolaia, con buonissimi costumi e alcuni momenti divertenti, ma non un remake senza il quale è difficile sopravvivere.

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Francesca Sala

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