Lehman Trilogy, di Stefano Massini

“Figlio di un mercante di bestiame

Ebreo circonciso

Con una sola valigia al fianco

Fermo immobile

Come un palo del telegrafo

Sul molo number four del porto di New York.

Grazie a Dio per essere arrivato

Baruch HaShem!

Grazie a Dio per essere ora, finalmente, esserci

Lì, in America!

Baruch HaShem!

Baruch HaShem!

Baruch HaShem!”

 

Lehman Trilogy comincia così.

A parlare e a ringraziare Dio per essere sbarcato sano e salvo in America l’11 settembre 1844 è Heyum Lehman (meglio Henry), il maggiore di tre fratelli. Dopo di lui arriveranno anche Emanuel, “il braccio” e Mayer, la “patata”.

Henry, Emanuel, Mayer.

I Lehman Brothers, l’emblema del capitalismo novecentesco. Il simbolo del potere economico americano capace di sovrastare tutto e tutti. E della  più grande disfatta economica dopo il 1929, avvenuta nel 2008.

Non aspettatevi un trattato sul capitalismo, perché Stefano Massini non si improvvisa economista, come sottolinea nella Prefazione il compianto regista Luca Ronconi, ma rivela tutto il suo grande talento drammaturgico nel mettere nero su bianco la storia incredibile, appassionante, folle di questi tre uomini arrivati da Rimpar, Baviera, con una sola valigia e un paio di scarpe, e capaci di fondare, nel giro di qualche decennio, il più grande Impero Bancario degli Stati Uniti.

Lehman Trilogy è prima di tutto la saga di una famiglia, fatta di ascese, di cadute, di svolte e di disfatte, la quale, attraverso il succedersi di tre generazioni, ci consente di ripercorrere due secoli di storia americana.

Gli avvenimenti economici condiscono il racconto, ma non lo appesantiscono mai. Sono gli eventi degli esseri umani in quanto tali che appassionano il lettore impedendogli di staccare gli occhi dal testo, coinvolgendolo in un turbinio ad altissima velocità. Ma chi troppo corre è destinato a fermate brusche. La storia puntualmente ripaga il cinismo di chi ha fatto del capitalismo “una religione”, passando dal culto ebraico a quello economico. È sempre Ronconi a sottolineare questo aspetto:

“Nel corso dell’opera […] questo senso di appartenenza  [alle tradizioni degli ebrei ortodossi, n.d.a.] verrà progressivamente appannandosi sempre più, portandoci tuttavia non a derive atee, bensì a una nuova religione chiamata capitalismo.”

Lehman Trilogy è un’epopea, a tutti gli effetti. Un’epopea scritta come testo teatrale che si legge come un romanzo, ma che romanzo non è. Massini firma un’opera destinata a rimanere negli annali della storia drammaturgica mondiale, anche grazie al lavoro sublime operato da Luca Ronconi e dai suoi attori.

Ah, un’ultima cosa. Vi chiederete: perché Mayer è la patata ed Emanuel il braccio?

Niente da fare, vi toccherà leggerlo per scoprirlo.

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

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