Midnight Diner #3

Care lettrici e cari lettori, come vi avevamo annunciato nell’articolo di Francesca Sala (che trovate qui), abbiamo deciso di seguire il format della serie tv nipponica “Midnight Diner: Tokyo Stories” ambientando i nostri racconti però a Milano.
Cercheremo racconto dopo racconto di restituirvi l’atmosfera della nostra città di notte attraverso i pensieri dei personaggi.
Buona lettura! 

IL TERZO RAMO

Checché ne dicano i forestieri, poche cose sono più belle di Milano di notte, e io ne so qualcosa, visto che sono un insonne cronico. Che fare tutta la notte? Stare a letto aspettando un sonno che non arriverà mai? No. Sinceramente preferisco chiudermi la porta alle spalle con un libro sotto braccio e via, a cominciare un viaggio della fortuna al termine della notte.

Come sovente accade, mi sono fatto un po’ trasportare dai passi: mi piace che mi conducano dove vogliono loro senza doverci pensare troppo. Imboccai Piazza Mentana, poi via Santa Marta e tagliai per via San Maurilio, poi basta, i piedi presero il sopravvento. So solo di essermi ritrovato ad un tempo non specificato davanti a quell’insegna luminosa: Midnight Diner.

In effetti un bicchierino non ha mai ucciso nessuno.

Ma va’, che locale pittoresco… la proprietaria sembra proprio un personaggio. Mi domanda che cosa desidero, con un sorriso inusuale fra le persone a quest’ora della notte. Prenderò un whisky, ma sì vada per il whisky. Sono secoli che non ne bevo uno decente.

Intanto però mi siedo al bancone, così posso leggere in pace. Tre posti più in là siede una donna, col naso nel bicchiere da quando sono arrivato… sembra non volersi scollare. Dietro di me, ai tavoli, siedono altre persone, ma nessuno in compagnia.

Avrà i suoi buoni motivi la signora. La barista – che donna solare! – mi porta un piatto di affettati con un cestino di focaccia e mi dice che se voglio altro basta che glielo chieda. Lo speck pare delizioso. Poi poggia la bottiglia di whisky sul bancone, in mezzo fra me e la donna ipnotizzata.

Senza degnarmi di uno sguardo, allunga la mano e si versa un bicchiere. Si vede che sarà una cliente di poche parole. Allora faccio lo stesso e apro il mio libro.

Circa un capitolo dopo, quella donna (o ragazza, non capisco quanti anni abbia) all’improvviso si scuote, si guarda attorno, mette i soldi sul bancone e si volta verso la bottiglia. Mi pare un gesto carino avvicinargliela e lei si serve, come prima, senza fare complimenti.

Sarà anche di poche parole, ma un grazie non  le costa nulla.

“Che libro leggi?” sento dopo qualche secondo d’intervallo. Mi volto e i nostri sguardi si incrociano.

“S’intitola Il terzo ramo

“Mai sentito” e si avvia (barcolla piuttosto) verso l’uscita.

Certo che ci sono dei soggetti in giro! Però questo posto merita, tanto che non dormo ci verrò più spesso se ricordo la via.

Il whisky mi ha fatto venire un leggero languore: una pasta cacio e pepe, grazie (chissà che ore saranno).

 

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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