Cari lettori, questo racconto fa parte del secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cos’è, poi, questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita,in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana,un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia,agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni, o zombie all’improvviso, sei personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare, sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi, qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura, allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

Sofia ammirò esterrefatta l’apertura del passaggio.

Rothar corse verso di lei e le strinse le spalle con le grandi mani, sorridendo velatamente, ma con tristezza: “Cara, il perdono, quello sincero, è ciò che di più potente esiste. Ed è anche in grado, in casi eccezionali, di consentire al portale di riaprirsi. Ora che sei diventata grande però non puoi più rimanere in questo mondo: per continuare a preservarlo è necessario che torni indietro”.

“E che ne sarà di voi?” domandò la bambina, tutto d’un fiato.

“Ora che Primula è tornata si è ristabilito l’equilibrio, che prima era spezzato” intervenne Hilde, accarezzando le guance leggermente umide di Sofia “torneremo come prima che accadesse tutto questo, staremo bene e in pace, non preoccuparti, piccola mia”.

La strinse forte e lo stesso fece Sofia, sapendo che tale addio sarebbe stato definitivo. La bambina fissò quindi uno per uno tutti i presenti: Hilde, Rhett, Elvira, Primula, Orso, Shelley e Charlie. Li guardava e aveva la sensazione di conoscerli da sempre; rimase immobile per un po’, senza dire nulla né lo fecero loro. Infine si decise a compiere il suo ultimo dovere.

Guardò la regina, che intanto era rimasta in disparte nella radura. Avrebbe potuto chiederle il perché di tutto questo, avrebbe potuto domandare quale dolore l’avesse spinta a tanto e perché volesse così ardentemente tornare nel mondo da cui Sofia veniva. Ma sarebbe servito a qualcosa? Avrebbe forse riavvolto il tempo e fatto sì che nulla fosse accaduto? “No” si rispose la bambina, anzi, forse era stato meglio così. La guardava e non vedeva più quella temibile figura che aveva scorto nelle ombre la notte che era giunta all’Antico Faggio: ora le sembrava quasi un cucciolo smarrito nella foresta, totalmente inerme.

Prese quella mano pallida e tremante: “Andiamo” le disse. E insieme si avviarono verso il portale. Sofia non si voltò indietro; sapeva che l’atto d’amore più grande per quel mondo così fantastico era andarsene, per non turbarne l’ordine. I presenti non proferirono parola, osservando quella bambina così coraggiosa incedere fieramente: si strinsero solo gli uni agli altri, anche Elvira che per tutto quel tempo aveva tenuto Primula forte contro di sé, come se temesse che la figlia scomparisse insieme a Sofia.

Chiuse gli occhi, facendo gli ultimi passi fino al varco, e strinse forte la mano della regina. L’ultima cosa che Sofia sentì prima di spiccare un balzo nel passaggio fu la voce squillante di Primula che gridava: “Grazie!”.

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