Non mi è mai piaciuto il whisky. Non mi è mai piaciuto l’alcol in generale, a dire il vero. Sono sempre stata l’astemia del gruppo sin dalle superiori, quella con la testa a posto, il genere di ragazza che i genitori degli altri vorrebbero come amica dei propri figli. Sono sempre stata “una ragazza a modo”, insomma. Sono quasi scoppiata a ridere, prima -mentre sorseggiavo del whisky che non mi è mai, mai piaciuto- ripensando a quelle parole. Erano solite attribuirmele le suore durante i colloqui tra genitori e insegnanti quando frequentavo il liceo. E a cosa sono serviti anni e anni di scuole religiose? A rendermi un’adultera. Non ce l’ho fatta, mi è sfuggita una risata trai denti. La barista mi ha squadrata per qualche istante, poi mi ha allungato un tagliere di mortadella, salame e qualche focaccia sorridendo debolmente. Forse stavo piangendo e le ho fatto pena, onestamente non ricordo. Pensavo a mio marito, quindi sì, è probabile che stessi piangendo. Era proprio bella, la barista del Midnight Diner. Non c’ero mai entrata prima, ma avrei dovuto. La musica in sottofondo e le luci soffuse mi hanno tranquillizzata e ora mi sembra quasi di riuscire a pensare lucidamente. Tra poche ore lo dirò a Vittorio, dirò a mio marito che mi sono innamorata di un altro uomo. Non ero sicura di volerlo fare finché non ho visto quella donna al Mid, forse è stata lei a convincermi. Fumava una sigaretta sorseggiando il suo drink con un mezzo sorriso sulle labbra, in sottofondo c’era “Fever” o qualcosa del genere. Sembrava pronta ad iniziare al meglio la giornata, sembrava felice. O meglio, sembrava decisa a volerlo essere. Ho sempre saputo di essere una persona egoista, voglio dire, ho tradito mio marito, ma ci sono rimasta insieme perché ho troppa paura di lasciarlo andare, perché in qualche modo lo amo ancora. Chi farebbe mai una cosa del genere? Una persona egoista, appunto. Una stronza. Posso scegliere di non esserlo più, però. Posso fare la cosa giusta. Mi sono presa la testa tra le mani, al Mid, poco fa, e un uomo – un cliente abituale, credo – si è avvicinato. “Non puoi avere avuto una serata peggiore della mia”, ha detto sedendosi sullo sgabello accanto al mio. Non gli ho risposto, l’ho semplicemente guardato di sfuggita, allungandogli la bottiglia di whisky che la barista mi aveva gentilmente lasciato sul bancone. Aveva un occhio pesto. Forse aveva davvero avuto una serata peggiore della mia. Che poi, che serata pessima avevo avuto? Un film Disney al cinema con i miei figli e mio marito. Che razza di persona sono? Non ricordo nemmeno il volto di quell’uomo, comunque, e forse è meglio così. Ora cammino nel vento. C’è un’alba magnifica e forse, forse tra poche ore farò la cosa giusta. Anche lui merita di essere felice, di non essere più preso in giro. Mi odio, vorrei dire che non è vero, ma sì, l’ho preso in giro. Mi guardo indietro e la semplice insegna del Mid è ancora lì, visibile nella nebbia mattutina. Sento che ci tornerò, in quel locale dalle luci soffuse. Certo, il whisky non mi è mai piaciuto, ma sento che potrei averne bisogno.

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