Il bambino indaco, di Marco Franzoso

Il bambino indaco è breve e si legge tutto d’un fiato: basta un giorno solo.

Eppure, ti rimane dentro come raramente accade, con tutto il dolore che la storia porta con sé. E questo a testimoniare che i bravi autori non hanno necessariamente bisogno di scrivere grandi tomi per colpire nel segno. Se poi il racconto vi appassiona, vi consiglio anche di vedere il film realizzato da Saverio Costanzo intitolato Hungry Hearts (2014) con due interpreti bravissimi come Alba Rohrwacher e Adam Driver.

Il bambino indaco è una grande storia d’amore, intensa e bellissima.

Carlo e Isabel si incontrano, si amano e vanno a vivere insieme. La vita sembra correre velocemente e l’amore non aspetta, pretende tutto e lo pretende subito. Carlo e Isabel non si negano a questo sentimento e ben presto concepiscono un bambino meraviglioso. Un bambino voluto, desiderato, sognato. Un bambino speciale: un bambino “indaco”.

 Secondo una credenza pseudoscientifica, i bambini “indaco” sono quelli dotati di poteri soprannaturali: sono esseri speciali. Una veggente preannuncia a Isabel che il suo piccolino sarà un bambino unico e che per questo, il compito di sua madre è di proteggerlo. A tutti i costi.

Da questo momento, qualcosa cambia in modo irrimediabile. Isabel cambia in modo irrimediabile.

Ossessione.

Cibo.

Purezza.

E se l’istinto materno non fosse sempre sinonimo di protezione e amore? Se l’affetto di una madre per il figlio si trasformasse in un sentimento malato e distorto, vissuto e coltivato in nome della purezza assoluta?

Carlo si ritrova ad assistere al lento disfacimento della sua famiglia, della sua coppia, e forse anche di suo figlio. La sensazione di impotenza è totale, ma forte è anche l’affetto per la sua donna, caduta in uno stato di tristezza e di ossessione che si esplicano attraverso scelte estreme.

Non esistono vie d’uscita indolori, per nessuno.

Marco Franzoso ha scritto un piccolo grande romanzo. Il tema è molto delicato e ha molte sfaccettature, ma l’autore ha saputo trattare con estrema dolcezza l’anima di questi protagonisti. Carlo vive grandi cambiamenti dentro di sé, ma è Isabel il vero personaggio complesso: ad un certo punto si smette di tifare per lei, inevitabilmente, ma non si riesce a volerle male, non si riesce a giudicarla. È lei stessa in balia della sua ossessione, è carnefice e vittima allo stesso tempo. Fino all’epilogo, tragico, intenso, inevitabile.

Lo stile dell’autore è insieme asciutto e delicato. Non occorre urlarlo il dolore, può anche essere solamente sussurrato, fino a diventare assordante. La potenza di quest’opera sta tutta nella storia, nella complessità dei personaggi e delle situazioni, nella difficoltà di tradurre l’animo umano, contraddittorio e autodistruttivo.

Che cosa succede quando l’amore si trasforma e si distorce?

Siamo in grado di riconoscere il cambiamento? E se noi non potessimo, qualcuno accanto a noi saprebbe e vorrebbe farlo?

Meditiamo, gente, meditiamo.

 

 

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Silvia Spinelli

La recensitrice libresca. Classe 1988, nordica per caso. I libri sono letteralmente la sua vita, ci abita dentro da sempre: prima come lettrice, poi come studentessa appassionata di Letteratura e Linguistica a Milano, ora come libraia. Adora la letteratura italiana, i racconti brevi, il cinema, ma soprattutto il teatro, la passione di una vita, su e giú dal palco. Non guarda serie tv e spera che dopo questa affermazione continuerete comunque a leggerla con affetto. Sogna di continuare a fare esattamente ció che fa.

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