Care lettrici e cari lettori, come vi avevamo annunciato nell’articolo di Francesca Sala (che trovate qui), abbiamo deciso di seguire il format della serie tv nipponica “Midnight Diner: Tokyo Stories” ambientando i nostri racconti però a Milano.
Cercheremo racconto dopo racconto di restituirvi l’atmosfera della nostra città di notte attraverso i pensieri dei personaggi.
Buona lettura! 

THE WHEEL OF FORTUNE

Non ho più nulla, di nuovo.

Nemmeno i soldi per pagarmi da bere.

Eppure sono qui, con un drink fra le mani.

Per i clienti abituali non è un problema non avere da pagare. Si fa mettere tutto sul conto.

Tanto prima o poi lo si salda.

Basta che la Fortuna cambi.

Personalmente, non appena la ruota gira, la prima cosa che faccio è venire qui a saldare il conto.

E la ruota gira sempre.

Come lo so?

Perché è la mia vita.

Sono sempre stata una donna fortunata.

Non nel senso di soldi, possibilità, lavoro, amore e così via.

È una questione più sfumata, più sottile.

Sono fortunata nel senso che la Fortuna modella il mondo attorno a me perché io sia sempre la persona giusta, al momento giusto, nel posto giusto.

Vedete, anche se le cose vanno male, io non mi abbatto. Non è che il preludio della prossima occasione fatta apposta per me. E quella, fidatevi, arriva sempre.

Adesso sono qui, infatti, al Midnight Diner. Ad aspettare.

Perché la ruota è appena girata, e verso il basso.

Uno lo capisce quando succede, soprattutto dopo tanti anni.

E allora conviene prepararsi un rifugio sicuro per questo tempo ostile.

Personalmente non saprei che altro fare.

La Fortuna, questo difetto bisogna riconoscerglielo, non mi ha insegnato ad essere intraprendente.

O meglio, non mi ha insegnato ad essere preparata.

Perché non c’è mai bisogno di prepararsi fino in fondo, quando sei consapevole che la Fortuna una mano te la darà sempre.

La consapevolezza, una maledizione e una benedizione ad un tempo.

Una maledizione perché è doloroso, davvero doloroso conoscere i propri limiti e d’altra parte non riuscire a cambiarli, perché tanto si è sempre convinti che ci sarà la Fortuna ad adeguare la realtà a nostro beneficio.

Una benedizione, invece, perché al mutare della marea ti ha insegnato a prepararti il tuo luogo sicuro, in attesa di un nuovo giro di valzer.

Forse non sono così impreparata, dopotutto.

È qui al Midnight Diner che aspetto.

Fuori Milano, la città con le sue luci brillanti, che mi riservo per i momenti di gloria; dentro la luce calda e soffusa di un posto in cui puoi bere in pace, farti gli affari tuoi e attendere. Non ho mai amato quelle foto alle pareti, quei vecchi programmi televisivi fanno così provincia.

Però si beve bene e si può fumare.

Grazie a Dio la proprietaria non impedisce ai suoi clienti di fumare all’interno del locale.

Non c’è niente di meglio che accompagnare un drink con un sigaretta.

L’ho sempre vista come una perfetta posa da diva.

Pure la musica è appropriata, da Paolo Conte siamo passati a Peggy Lee, “Fever”.

Dio, quanto amo questa canzone.

Sigaretta, drink e “Fever”.

Cosa posso chiedere di più.

Eccolo, il primo segnale che la ruota ha ripreso girare.

La soddisfazione strisciante.

Sottile e impalpabile come il fumo che esce dalla mia sigaretta.

È tempo di andare.

“Saldo il conto.”

“Così la ruota torna a girare” commenta la barista, neutra, incassando.

Esco, l’alba che piano piano si apre la strada per le vie della città, uno scenario che amo sempre dopo una lunga notte al bar. Anche questo, dopotutto, è l’impercettibile inizio di una fortuna che ricomincia.

Sarà una giornata ricca di opportunità, lo sento.

Ci rivediamo non appena la ruota gira di nuovo, a bere qualcosa al Midnight Diner.

 

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