Oscar 2017

Anche quest’anno, la notte più attesa della stagione dei premi è passata, lasciandosi dietro una delle più memorabili gaffe della storia della cerimonia e poco altro.

È ormai già diventato oggetto di meme di ogni tipo il pasticcio avvenuto durante l’assegnazione dell’Oscar al miglior film, annunciato come vinto da La La Land e, dopo che i discorsi di ringraziamento si erano già quasi conclusi, riassegnato, correttamente, a Moonlight.

Ma, a parte questo momento di imbarazzo in mondo visione, la cerimonia è stata abbastanza priva di guizzi di qualsiasi tipo: da uno dei numeri di apertura meno incisivi degli ultimi anni, fino alle vittorie distribuite fra i vari candidati, come a non voler scontentare nessuno.

Questa è stata, infatti, un’edizione all’insegna della par condicio, in cui quasi tutti i candidati, anche i più impensabili (si veda Suicide Squad che, nonostante abbia portato alla vittoria due italiani, rimane un film che fa strano vedere nella lista dei vincitori di quello che dovrebbe essere il premio più prestigioso del mondo del cinema), sono riusciti a portare a casa qualcosa, soprattutto nelle categorie più tecniche che hanno visto assegnare, per esempio, l’Oscar al miglior montaggio e al miglior sonoro a Hacksaw Ridge o quello per il miglior montaggio sonoro ad Arrival, unico premio vinto dalla pellicola di Villeneuve durante la serata.

Si conferma quindi una tendenza dell’Academy all’appiattimento e anche alla prevedibilità delle sue assegnazioni, che ormai da anni tendono a privilegiare le storie (a volte anche troppo) emozionanti, tralasciando, invece, titoli e performance più intime che meriterebbero decisamente una chance nella competizione.

Il lavoro di Kimmel come presentatore è stato mediocre, oscillando fra le frecciatine sarcastiche lanciate verso Matt Damon, suo “rivale televisivo” da tempo, e battute su Trump, ovviamente grande ombra che troneggiava sulla serata, citato e nominato dai più anche nei discorsi di ringraziamento o palesemente osteggiato da Asghar Farhadi che, già quando era stata annunciata la nomination per il suo Il cliente, aveva dichiarato che non si sarebbe presentato per protesta contro il Muslim Ban messo in atto dal presidente.

Poche cose sono certe riguardo questa edizione degli Oscar: l’errore di assegnazione del premio più importante della serata rimarrà negli annali tra le peggiori figuracce della televisione in diretta e la laconica osservazione di Gianni Canova che, ormai alle 6.15 del mattino, dopo aver assistito allo scambio di buste se ne esce con questa frase: “Fra 50 anni si continuerà a parlare di La La Land e non di Moonlight”.

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Non possiamo che trovarci d’accordo: infatti, se il primo rimane uno degli esperimenti cinematografici più interessanti degli ultimi anni, in grado di mettere in gioco una serie di elementi tecnici, stilistici e narrativi impressionante, il secondo ha un grande valore per la storia che racconta, ma è anche fortemente legato al momento storico e politico in cui ci troviamo e non è detto che questo sia abbastanza per farlo sopravvivere al vaglio del tempo e della critica futura.

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Francesca Sala

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