Un film di cui si è parlato parecchio ultimamente è Split, per la regia di M. Night Shyamalan.

Uscito nelle sale italiane il 26 Gennaio 2017, il film ha attirato l’attenzione grazie alla sua trama molto particolare:
Tre ragazze vengono rapite da Kevin (James McAvoy), un uomo che soffre di personalità multiple. Per la precisione ne possiede ventitré.

Indubbiamente c’è del fortissimo potenziale nella storia di un uomo abitato da ventitré personalità differenti che rapisce delle ragazze.
Ma a mio parere, se lo sono giocato abbastanza male.

Innanzitutto, ciò che personalmente mi incuriosiva del film era vedere l’attore interpretare ventitré identità differenti, e potrei capire se ne avessero mostrate solo venti. O quindici, dodici, dieci. Ma mostrarne solo cinque mi sembra davvero pessimo.
Far pregustare agli spettatori un contenuto così allettante senza poi mostrarglielo è davvero terribile.

Passata questa nota dolente, parliamo della recitazione.
Ci tengo a precisare che l’interpretazione di McAvoy non mi è dispiaciuta.
Ma non mi sentirei di affermare che sia stato bravo. Con un personaggio del genere per le mani avrebbe potuto fare molto meglio. Provate solo ad immaginare se questo ruolo fosse stato affidato a DiCaprio.

Per quanto riguarda la recitazione dei personaggi secondari, cadiamo nel classico errore di molti film americani. Né brutta, né bella. Una recitazione posta giusto perché serve allo scopo della storia. E chiaramente gli sforzi del protagonista crollano quando quest’ultimo viene affiancato alla recitazione moscia dei personaggi secondari.

Altro gravissimo problema del film è la confusione del genere.
Inizia come un film totalmente realistico. Sembra addirittura essere basato sulla vera storia di Billy Milligan, un uomo “posseduto” da ventiquattro identità.
Quindi lo spettatore penserà di non trovarsi di fronte ad un film di fantasia.
Ad un certo punto, dopo un’ora e mezza di film, quando ormai il genere è ben definito e il film è in dirittura d’arrivo, la storia diventa totalmente surreale, annullando tutto il tono di realismo che si era creato nel film.
Per fare un esempio la stessa cosa succede nel film Dal tramonto all’alba, ma in quel caso viene fatto con maggiore criterio, ed il passaggio da realismo a surrealismo è ciò che rende quel film unico nel suo genere.

Ed ora arriva il gran finale.
Ad un certo punto Kevin si trasforma nella Bestia, ovvero la sua ventiquattresima personalità, che si figura come una creatura paranormale, la quale camminando sui muri e mangiando cadaveri ammazza due delle ragazze rapite, dopodiché scappa via lasciando libera la terza ragazza poiché secondo i propri principi lei non meritava di morire.
A questo punto vediamo inquadrate alcune persone sedute al bancone di un bar. Nel televisore c’è un notiziario in cui una giornalista parla del caso di Kevin e spiega che gli avvenimenti accaduti sono riconducibili al caso di una persona arrestata tempo fa.
Inquadratura sul fondo del bancone. A mezzo minuto dalla fine del film compare Bruce Willis che in risposta alla cronista in tv esclama: “Lui era l’uomo di vetro”.
Fine del film.

Bruce Willis è stato messo lì a reinterpretare il ruolo che aveva in Unbreakable, film del 2000 dello stesso regista di Split.

Shyamalan fa quindi un autoriferimento pessimo ad un proprio film di un ventennio fa, facendo capire solo alla fine del film che ciò che abbiamo appena visto è il seguito di un film di supereroi e che probabilmente ci sarà un terzo film in cui Bruce Willis tenterà di distruggere McAvoy.

Insomma, il film mi ha lasciato decisamente con l’amaro in bocca.
Avrei decisamente preferito la storia senza il finale surreale, con un’impronta più realistica e psicologica.

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