Cari lettori, questo racconto fa parte del secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cos’è, poi, questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita, in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana, un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia, agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni o zombie all’improvviso, se i personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare, sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi, qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura, allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

Sofia sparì oltre la cascata.

Orso e Rothar si guardarono, come se con quell’occhiata ognuno volesse carpire lo stato d’animo dell’altro. Il sorriso fiducioso sulle labbra del vecchio si era trasformato in una smorfia di paura.

“Credi ce la farà?” domandò Orso.

“Lo spero, lo spero davvero” esitò Rothar, poi si guardò intorno e tacque per un momento. “Si sta facendo buio, meglio trovare un riparo qua nei paraggi”.

I due si accamparono dietro un grande masso, circondato da cespugli e arbusti, da cui però potevano avere una buona visuale sulla cascata: volevano essere sicuri di essere presenti quando Sofia fosse tornata. Su di loro cadde immediatamente un sonno profondissimo, come se non avessero dormito per settimane: Rothar sognò Hilde mentre preparava una torta, come era solita fare i primi tempi della permanenza di Sofia. Gli mancava molto.

Il vecchio si svegliò, finalmente riposato. Il sole non era ancora sorto ma di Sofia ancora nessuna traccia. Sentì del movimento nel folto degli alberi: qualcosa veniva verso di loro… di gran fretta. Rothar impugnò il suo bastone, pronto a difendersi. Sbucò dal cespuglio un piccolo coniglio di pezza, di un grigio sbiadito, trafelato e senza neanche più il batuffolo bianco che gli faceva da coda: sembrava terrorizzato. Rothar capì che era uno dei giocattoli di Rhett e temette il peggio.

Il coniglio prese a raccontare affannosamente: “Li hanno presi! Li hanno presi tutti! Anche Rhett… è loro prigioniero… Vogliono la bambina… Stanno venendo qui! Andatevene! Sanno dove trovarvi!”.

“Non possiamo abbandonare Sofia!” gridò Rothar prendendo tra le mani il coniglio.

Nel frattempo Orso si era svegliato di soprassalto e tirava il vecchio per la manica: “Rothar, se ci catturano non saremo più utili in alcun modo a Sofia. Troviamo un nascondiglio e preghiamo che Sofia non ritorni mentre quelli ci cercano”.

Al vecchio giocattolaio, per quanto in ansia, questa sembrò l’unica idea sensata: non avrebbero potuto resistere alle milizie di Elvira. Prese i due pupazzi sotto braccio, con l’altra mano afferrò il fedele bastone e sparse le braci ancora fumanti.

Ma non fece in tempo a muovere un passo che una freccia gli sibilò vicino all’orecchio, conficcandosi nel tronco davanti a lui.

“Fermo vecchio, o il prossimo colpo andrà a segno” sentì alle sue spalle.

Più di trenta soldati in armatura si fecero avanti: li avevano completamente circondati. Rothar si voltò lentamente, lasciando cadere il bastone e appoggiando a terra i due animali.

“Puoi farmi quello che vuoi, Elvira, ma non ti dirò mai dov’è Sofia”.

“Ne sei sicuro?” rispose la strega, facendosi avanti nella radura a grandi falcate “Portateli qui”.

Due guardie trascinarono la povera Hilde, ammanettata e malconcia, e la gettarono ai piedi di Rothar. La seguirono subito dopo Charlie, Shelley e Rhett, segnato dalle botte ricevute.

“Tu non sei uno sciocco, Rothar. Sai bene che se non mi dirai dov’è la bambina io non esiterò a uccidere tutti loro”.

Il vecchio si gettò verso Hilde, stringendole le mani e scoppiando in lacrime: “Oh Hilde, non avrei mai voluto che ti facessero del male!”.

Ma la donna alzò lo sguardo da terra, che penetrò Rothar: “Non cedere alle sue minacce! Proteggi Sofia, non pensare ad altro! È questo il tuo compito”.

“In tal caso… uccidetela” sentenziò Elvira e una guardia si fece avanti, sguainando la spada.

“Ferma!” una voce s’udì da dietro un gruppo di alberi. Sbucò Sofia. “Cercavi me?”.

Dietro di lei, spuntava la testa di un’altra bambina, con lunghi capelli neri raccolti in due trecce. Tutti quanti ammutolirono: Elvira stessa rimase senza parole.

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