Oulipo 2.0 | Un giallo Anaconda | 4

La direttrice della casa editrice “Anaconda” è stata assassinata nel suo chalet a Saint Moritz dopo aver passato la sera con i suoi ospiti.
Chi l’ha uccisa e perchè?
Nel corso delle puntate leggerete le varie testimonianze dei personaggi fino a leggere l’ultimo racconto in cui il commissario svelerà il colpevole. 
Sarete in grado di scoprire chi è l’assassino? Buona lettura!

Emiliya: figlia di Dialta e del defunto marito, è l’art director di Anaconda. Bella, solare e un po’ frivola, considera Valentina come una seconda madre. Non aveva motivo di ucciderla, ma anche lei nasconde un segreto…

 

 

Quand’ero piccola, mia madre diceva sempre che non ero capace di mentire. Abbassavo lo sguardo, arrossivo e balbettavo. Ora sono cresciuta e sono innocente, sono innocente eppure sento un nodo allo stomaco, le mani fredde, gelate e il viso in fiamme. Sono innocente, mi ripeto cercando di respirare regolarmente. Sono innocente. Mi sistemo sulla sedia con il battito cardiaco che rimbomba nelle orecchie. La porta si spalanca. Il commissario Keller si chiude la porta alle spalle e mi sorride debolmente. Sembra esausto. Siamo tutti esausti, dopotutto: io, Etienne, Naomi, mia madre Dialta… non vediamo l’ora che questo incubo finisca. Non vediamo l’ora di seppellire Valentina, di lasciarla riposare in pace proprio come aveva scelto di fare. Valentina, cosa diavolo è successo… domando mentre Keller prende posto di fronte a me, ma non otterrò nessuna risposta, solo silenzio. Quanto vorrei che fossi qui a stringermi, Valentina.

«Lei è la signorina… Emiliya Rakar», dice Keller sfogliando le sue scartoffie. Quando il suo sguardo si inchioda nel mio sento le guance ardere. Sono innocente.

«Si», rispondo.

«In che rapporti era con la vittima, signorina Rakar?», mi domanda senza smettere di guardarmi negli occhi. Si accende una sigaretta e torna a fissarmi con le folte sopracciglia aggrottate.

«Valentina è la… Valentina era la migliore amica di mia madre Dialta. L’ho amata come una zia, come una seconda mamma», Keller abbassa impercettibilmente lo sguardo sulle mie mani. Solo in quel momento mi accorgo di averle martoriate e aggrovigliate. «Mi ha vista nascere», proseguo cercando di non badare alla nausea, «mi ha vista nascere e ha sempre supportato le mie scelte…ha sempre creduto in me, più di mia madre Dialta… più di tutti, anche di me stessa. È stata lei a volermi come grafica della casa editrice». Non riesco a nascondere un sorriso. Era stato il giorno più bello della mia vita. «Quando disse di volermi a bordo di Anaconda non potevo crederci. Valentina sapeva che era proprio quello che desideravo, così un pomeriggio ci siamo prese un caffè e lei mi ha dato la notizia. Mia madre era felice per me, ovviamente… ma non ha mai creduto nelle mie capacità. Non siamo mai andate troppo d’accordo, io e mia madre», dico, «era con Valentina che mi confidavo. Con lei parlavo di tutto… nemmeno con Etienne mi confidavo come con… Valentina». L’espressione di Keller si fa più concentrata e mi sento avvampare.

«C’è qualcosa che dovrei sapere ai fini dell’indagine, signorina Rakar?».

«In che senso?», gli domando. Una goccia di sudore mi solletica la palpebra. Fa troppo caldo qui dentro.

«C’è qualcosa che dovrei sapere ai fini dell’indagine, signorina Rakar?», ripete.

«Beh… potrei raccontarle com’è andata la serata dopo… dopo la cena». Keller rimane in silenzio. «Ecco, dopo cena ci siamo spostati in salotto a bere qualcosa. Non è stata una cena facile, nessuno si aspettava la decisione di Valentina. Insomma, un bicchiere di whisky serviva un po’ a tutti. Ci ha scosso molto la sua scelta di morire, è stata del tutto improvvisa, un fulmine a ciel sereno, ma anche le sorti di Anaconda hanno destato qualche scompiglio. Tutto è finito nelle tasche di mia madre…comunque, Valentina si era già ritirata in camera sua quando Naomi ed Etienne hanno cominciato a litigare. Io e mia madre non ce la siamo sentita di stare lì ad ascoltare, così siamo salite al piano di sopra»  il cuore martella così forte nel petto che temo lo senta anche Keller, «ovviamente mia madre non ha potuto fare a meno di parlare male di Etienne», sta’ zitta Emiliya, «è fatta così… parla male di tutto e tutti… non puo’ farne a meno, sa?». Lo sguardo di Keller mi esorta a proseguire. «Stavo dicendo… siamo salite da Valentina. Era molto stanca, sciupata. Abbiamo parlato di Naomi ed Etienne poi, quando Valentina ci ha ricordato di dover prendere le sue medicine, mia madre ha preso le pastiglie dal comodino di Valentina e le ha messe nel suo bicchiere. Le ho lasciate lì a chiacchierare e sono andata a prendere una boccata d’aria sul balcone al piano di sotto. Poco dopo ho visto Naomi entrare nella camera di Valentina… e mentre rientravo in camera mia per coricarmi ho incrociato Etienne… eravamo insieme quando abbiamo trovato… quando l’abbiamo trovata ».Sono innocente. Keller studia il mio corpo. Sono seduta sulla sedia, le gambe accavallate, le mani tese e sudate. Sono innocente.

«Qual è il suo alibi?», domanda Keller incrociando le braccia sul tavolo, sporgendosi in avanti. Deglutisco a fatica.

«Gliel’ho detto… non sono mai stata sola con Valentina, in più sono stata con Etienne… l’ho incrociato sulle scale… insomma eravamo insieme».

Keller rimane in silenzio, continuando a guardarmi negli occhi riformula la domanda.

«Ero con Etienne. Ecco il mio alibi», sbotto, «ero con lui. Non ho ucciso io Valentina». Mi copro il viso con le mani gelide e scoppio a piangere, «era come una madre per me, maledizione».

Keller si accende la terza sigaretta, «ha dei sospetti, signorina Rakar?», domanda impassibile.

«Dei… dei sospetti? No… insomma, amavamo tutti Valentina. Tutti in modi differenti, ma nessuno le avrebbe mai fatto del male… nessuno».

 

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Elisa Carini

Quella (un po’ femminista) che scrive e che nella vita non vorrebbe fare altro. Vive con un gatto nero nella bella Milano dove studia, sperpera soldi in libri usati e beve troppo caffè.

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