Recensione: Collateral beauty

Chi non conosce Will Smith? Che piaccia o meno, bisogna riconoscere che è sicuramente uno degli attori più potenti in circolazione. Se ne ha la conferma ancora una volta quando l’attore riesce a “salvare un film” con la sua presenza. Questa pellicola infatti, senza la performance di Smith, sarebbe stata da cestinare. Ma andiamo con ordine.

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Il regista è David Frankel e ha sicuramente visto del potenziale in questa trama. La storia infatti è molto interessante:

Howard (Will Smith) è un dirigente pubblicitario che, dopo la morte di sua figlia, si ritrova a oscillare tra depressione, solitudine e istinti suicidi. Passa il suo tempo a scrivere ed imbucare lettere al Tempo, alla Morte e all’Amore.
Così, i suoi collaboratori più fidati (Edward Norton e Kate Winslet), scoperta la corrispondenza a senso unico, ingaggiano tre attori per interpretare i ruoli di Tempo, Morte e Amore.

La storia è interessante e l’idea delle tre Dimensioni personificate è molto affascinante.
Peccato che gli attori non li abbiano caratterizzati a sufficienza.
In un suo film Robert De Niro diceva “La cosa più triste nella vita è il talento sprecato“, ed è quello che ho pensato guardando Collateral Beauty. I produttori avevano per le mani una storia con un alto potenziale; sarebbe potuta diventare un film pari a Sette anime, e invece l’hanno reso un filmetto hollywoodiano che aspira solo a far scendere la lacrimuccia.

Will Smith ha interpretato il ruolo in maniera precisa e definita, senza cadere nello stereotipo del quarantenne depresso sempre ubriaco e con la barba lunga.
Senza fare spoiler, nel finale Smith dà il meglio di sé stesso e la sua performance è l’unica cosa che fa lasciare il cinema con la sensazione che il film sia stato tutto sommato godibile.

E ora passiamo alla nota più dolente: Edward Norton e Kate Winslet. Tutti abbiamo goduto delle loro magistrali interpretazioni. Dimenticatele, in questo film i due attori che conosciamo sono morti. Le battute sembrano recitate a caso e senza un filo d’interpretazione; i personaggi non hanno che un accenno di background e sembrano vivere solo in funzione della trama, senza seguire una loro propria continuità. Oltretutto, il doppiaggio italiano “ha ammazzato” quel minimo di recitazione che si potrebbe trovare nella versione in V.O.

Ci tengo, però, a spezzare una lancia in favore del ruolo di Tempo interpretato da Jacob Latimore, sicuramente l’unico attore oltre a Will Smith che offre un’interpretazione degna di questo nome.

In sintesi, Collateral Beauty è un film che vale la pena di essere visto per la storia, per le interpretazioni di Will Smith e per alcune scene in cui i discorsi del trio Tempo, Morte e Amore si rivelano piacevoli.
Purtroppo, un capolavoro mancato.

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Pasquale Salerno

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