Oulipo 2.0 | Un giallo Anaconda | 3

La direttrice della casa editrice “Anaconda” è stata assassinata nel suo chalet a Saint Moritz dopo aver passato la sera con i suoi ospiti.
Chi l’ha uccisa e perchè?
Nel corso delle puntate leggerete le varie testimonianze dei personaggi fino a leggere l’ultimo racconto in cui il commissario svelerà il colpevole. 
Sarete in grado di scoprire chi è l’assassino? Buona lettura!

Etienne Priss: scrittore di punta della Anaconda (o almeno così crede), sebbene non pubblichi un libro da vent’anni, dopo il successo de “Il peso della cenere”. Gran donnaiolo, ex marito di Valentina e attualmente compagno della editor Naomi… Ma la sua abitudine al libertinaggio si sarà placata?

Avevo lo sguardo perso nella tazza di caffè, quel caffè schifoso che ti servono nelle stazioni di polizia (ebbene sì, non era il mio primo interrogatorio). Credo di essermi perfino addormentato. Mi sembrava di aspettare da giorni.

Il detective Keller entrò nella stanza risvegliandomi dal mio torpore e appoggiò dei fascicoli sul tavolo; ci scambiammo un lungo sguardo stanco, poi sentii il click del registratore. “Detective Keller, interrogatorio del signor Etienne Priss, caso Anaconda”.

Si interruppe per qualche secondo, poi accennò un sorriso tirato “Buongiorno, signor Priss. Devo rivolgerle alcune domande standard per impostare l’indagine”.

“Certo, detective, proceda pure”. Il fatto che fossero “domande standard” mi faceva sentire più a mio agio: non avevo mai sopportato gli sguardi indagatori, nemmeno dei giornalisti, figuriamoci dei poliziotti. “In che rapporti era con la vittima, signor Priss?”, esordì Keller.

“Oserei dire in ottimi rapporti, considerando il nostro vissuto. Lei saprà che siamo stati sposati e abbiamo avuto alti e bassi…”.

“Si, infatti. Perché non avete mai divorziato ufficialmente?” interruppe Keller.

Sostenni il suo sguardo, poi ripresi a parlare: “Non lo abbiamo ritenuto necessario. Certo, io per primo ho commesso degli errori e ho avuto, diciamo, una buona dose di distrazioni… se mi intende”. Keller annuì. “Insomma, non le sono stato molto fedele, eppure abbiamo ritenuto che il nostro rapporto andasse oltre un matrimonio fallito”.

“E cosa ne pensava della decisione della vittima di escluderlo dalle quote della casa editrice?”.

“Quella fu una decisione presa consensualmente. Prima che stilasse il testamento ci siamo a lungo consultati a riguardo ma fui io a rinunciare a ogni impegno amministrativo: la gestione delle situazioni, come potrà giudicare dalla mia storia matrimoniale, non è una delle mie doti, detective”.

A quel punto Keller mi infilzò con lo sguardo, si fece serissimo: “Signor Priss, c’è qualcosa che dovrei sapere ai fini delle indagini? Mi spiego meglio: per quale motivo, al di là del rapporto civile che intratteneva con la vittima, le è stato rinnovato il contratto editoriale, nonostante lei non pubblichi nulla da una ventina d’anni? Sinceramente, questo a me sembra un po’ sospetto, non crede?”.

Staccai le mani dalla tazza ormai fredda e le appoggiai entrambe sul tavolo. Intanto Keller continuava a fissarmi. Detestavo quello sguardo indagatore. “In quei fascicoli sarà sicuramente citato il caso del suicidio di Oleg Rakar. A premere il grilletto non fu Oleg… ma Valentina. Fu legittima difesa, detective, questo glielo posso assicurare: quel pazzo si era presentato a casa nostra armato e pretendeva che Dialta e Emiliya tornassero con lui, continuava a gridare e a puntarla contro tutti noi. Quando arrivò la polizia, fui io a parlare di suicidio, per proteggere Valentina ed Emiliya: dormiva e non si era accorta di nulla. Non affrontammo mai l’argomento, io e Valentina, ma era ovvio che lei mi abbia tenuto in casa editrice anche per paura di ciò che avrei potuto rivelare”.

Intanto Keller fissava il vuoto con fare pensoso; prese a giocherellare con la penna che teneva in mano dall’inizio dell’interrogatorio. Rimasi di stucco. Il detective non sembrò minimamente interessato alla mia confessione sul caso Rakar ma andò avanti con le domande, senza battere ciglio seppur con un tono più incalzante: “Mi racconti della notte scorsa. Cosa fece?”.

“Allora, dopo cena Valentina ci fece accomodare in salotto e cominciammo a bere whisky. Non passarono neanche dieci minuti che lei si ritirò, era molto stanca e doveva prendere le sue medicine, ma ci esortò a rimanere a chiacchierare in salotto. E noi così facemmo. Andava tutto bene quando ad un certo punto la mia compagna, Naomi, cominciò a provocarmi dandomi del fallito – lei può immaginare, detective, avevamo tutti bevuto, eravamo abbastanza alticci – e il tutto finì in una sequela di insulti fra me e Naomi. Dialta ed Emiliya si ritirarono durante la discussione, suppongo proprio per l’imbarazzo. Quando rimanemmo soli il litigio si accese ancora di più: mi disse che, una volta morta Valentina, lei e Dialta mi avrebbero estromesso dalla casa editrice. Inoltre… aveva scoperto della mia relazione con Emiliya”. Keller alzò di scatto gli occhi. “Lo so cosa pensa, detective, ma io ed Emiliya ci amiamo davvero: abbiamo in progetto di andare a vivere nella mia casa in Provenza. Comunque, in sintesi, il litigio finì malissimo e, quando lei se ne andò in camera, io decisi di rimanere a dormire sul divano. Durante la notte – saranno state le due e mezza del mattino, più o meno – trovai sdraiata accanto a me Emiliya. Non potevo rischiare che Naomi ci vedesse insieme quindi le dissi di andare nella sua stanza e mi alzai per accompagnarla. Salite le scale, notammo che la luce della stanza di Valentina era accesa e… il resto lo sa, detective: trovammo la povera Valentina morta; furono le grida di Emiliya a svegliare tutti”.

“La ringrazio per la sua ricostruzione, signor Priss. Un’ultima domanda: lei ha dei sospetti?”.

“Sinceramente? A me è sempre parso che Valentina fosse in buoni rapporti con tutti noi. Penso che nessuno di noi avesse validi motivi personali per ucciderla, che io sappia almeno. Senz’altro, al di là della tensione fra me e Naomi nata la sera stessa, solo con Dialta i miei rapporti sono rigidi e sfibrati da anni, da quando, insomma, io e Valentina decidemmo di sposarci, escludendola dalla relazione a tre intrattenevamo al tempo. Ora, però, sono preoccupato, perché se Naomi ha scoperto di Emiliya, potrebbe esserne a conoscenza anche Dialta. Forse la morte anticipata di Valentina potrebbe implicare qualcosa a livello del testamento, che lei potrebbe utilizzare per vendicarsi di me.”

Appena finii la frase Keller spense il registratore: “Signor Priss, la sua testimonianza ci è stata molto utile”.

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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