Cari lettori, questo racconto fa parte del secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cos’è, poi, questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita, in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana, un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia, agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni o zombie all’improvviso, se i personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare, sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi, qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura, allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

“Suvvia, Rhett, chiediglielo!”.

L’orso alzò il tono di voce e il giovane irrigidì. Chissà chi è lui si domandò Sofia: le sembrava il giocattolo più vecchio e malmesso di tutti, eppure aveva un fare autorevole che la interessò.

Prima che Rhett si voltasse verso Sofia, lei lo precedette: “Elvira ha perso sua figlia. Non è lei ad essere cattiva… si è solo rotta, come i tuoi giocattoli. Ma se puoi aggiustare loro, perché non possiamo provare ad aggiustare lei?”.

Rhett strabuzzò gli occhi e si voltò di scatto verso l’orso, poi verso Rothar e poi ancora verso l’orso. Si soffermò per un attimo sui loro volti seri ed esplose in una risata sprezzante.

“Voi siete pazzi. E come pensate di fare? Credete che, presentandovi da lei e compatendola per la sua perdita, Elvira cambierà idea e tutto tornerà come prima? Illusi.”

Fece per voltarsi e dirigersi verso il suo trono, quando Sofia lo colse di sorpresa con una risposta a bruciapelo.

“Non andremo a parlare. Le ridaremo sua figlia.”

I baffoni grigi di Rothar si alzarono in un breve sorriso di orgoglio e l’occhio dell’orso brillò così tanto che, nell’oscurità della grotta, parve quasi una lucciola. Intanto Rhett rimaneva fermo, impalato e a bocca aperta, senza proferir parola.

L’orso mosse qualche passo incerto verso il giovane e gli strinse la mano: “Non puoi, non possiamo rimanere qui per sempre… Dobbiamo riprenderci ciò che è nostro, ma non possiamo farlo con la violenza, sennò rovineremo irrimediabilmente questo mondo, lo capisci vero?” il suo tono si era fatto improvvisamente caldo e tenero. Rhett si riscosse dal suo torpore, sospirò e guardò Sofia dritta negli occhi, poi finalmente si pronunciò: “Faremo come hai detto”.

D’intorno i giocattoli esplosero in un grido generale: cominciarono ad abbracciarsi l’un l’altro, a sventolare quello che avevano a portata di mano e ad acclamare il loro re. La bambina approfittò del momento per avvicinarsi al pupazzo: “Orso, perché sei così importante per Rhett? Chi sei tu?”.

L’animale fece cenno a Rothar di avvicinarsi. Prima di rispondere a Sofia, si rivolse al vecchio.

“Che piacere vederti, ne è passato di tempo! E vedo che sei in buona compagnia” disse ammiccando alla bambina, quindi proseguì “Cara, io sono il più vecchio qui, il primo suddito, nonché consigliere di Rhett. Fu nostra l’idea di prenderci cura dei giocattoli rotti, dopo che Elvira prese il potere: non potevamo lasciarli soli. Io, Sofia, sono stato il miglior amico di Nina, prima che scomparisse. Non sai quanto sia stato duro sopportare la sua mancanza, sia per me che per Elvira. Sono stato l’ultimo a vederla” il suo volto si scurì d’improvviso “e verrò con te a cercarla”, concluse con tono perentorio.

Ma un indistinto grido irruppe nella caverna: “Svelti, svelti! Le vedette dicono che le guardie di Elvira sono in avvicinamento! Ai propri posti! Sapete cosa fare!” continuava a gridare la voce in mezzo alla folla di giocattoli. Rhett corse rapido verso Sofia e Rothar.

“Dovete scappare, ora! Noi sapremo cavarcela, ma non potremo trattenerli a lungo: andate e cercate la figlia di Elvira! Orso, va’ con loro” gli mise una mano sul capo. “Ci rivedremo, promesso, ora andate!”.

“Seguitemi, conosco un passaggio segreto”, disse l’animale.

Il vecchio prese in braccio la bambina e seguì il pupazzo tra i cunicoli sotterranei, sempre più stretti e angusti. Intanto Sofia sentiva la voce di Rhett che dava ordini sul da farsi. In cuor suo, sperava davvero che non accadesse loro nulla di male.

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