A Natale ritorno – 24 dicembre

Il mio capo è perfetto ma ciò che ha creato, ahimè, no.
Anche se non lo ammetterà mai si è rassegnato e ha capito che bisogna prendere dei provvedimenti. Per ora non drastici, quindi non preoccupatevi, non ha in mente nessuna soluzione definitiva, nessun giudizio universale. Almeno non quest’anno.

Sapete meglio di me in quale situazione si trovi la Terra, tutti si sono dimenticati cosa sia l’ospitalità, la gente muore di fame o vive in condizione di schiavitù, il resto del mondo non se ne occupa e pensa al proprio orticello.

Risolvere problemi di questa natura non è facile: abbiamo provato ultimamente a fare qualche miglioria qua e là, magari ispirando qualcuno a compiere atti di solidarietà, ma non è stato sufficiente.

Il punto era: come intervenire senza che nessuno se ne accorgesse?

Dopo giorni di interminabili riunioni siamo giunti a una conclusione, o meglio, il mio capo è giunto a una conclusione: nascerà un bambino che riporterà l’umanità sulla retta via!

Sì, nulla di nuovo in effetti.

Ovviamente dovrò provvedere io al reclutamento della madre, bisogna mantenere le tradizioni e poi sono più pratico del mio capo quando si tratta di relazionarsi con gli uomini;

una mattina mi ha chiamato nel suo ufficio e mi ha detto: “Gabriele, non è che ti occupi tu di questa faccenda? Sei così bravo”.

E cosa gli dici? “Va bene, me ne occupo io”.

Devo dire che era dai tempi di Giovanna D’Arco che non ci permettevamo di intervenire nelle faccende umane così direttamente, anche perché ogni volta che lo facciamo la situazione finisce in tragedia.

 

Trovare la ragazza è stato più complicato del previsto.

La prima con cui mi sono messo in contatto è stata una quattordicenne americana, tutta casa e chiesa, carina e di bei modi. Ho fatto la mia apparizione una notte mentre dormiva, ho spiegato le mie grandi ali e le ho parlato in maniera solenne. Lei ha tirato fuori un fucile da sotto il letto e mi ha sparato. Non era la ragazza giusta, evidentemente.

La seconda invece mi aveva preso sul serio, ma poi una volta accennato ai genitori delle visioni questi l’avevano mandata dallo psichiatra e ora è più di là che di qua a causa degli psicofarmaci.

Insomma, non è stato facile mettersi in contatto con qualcuno.

La gente non crede più, è diffidente e le apparizioni sono un po’ retrò.

Poi ho scoperto che di questi tempi le quattordicenni sono troppo giovani, se per questo anche le ventenni. Non potevo scegliere una madre adolescente, sarebbe stata emarginata, le avrei fatto condurre una vita troppo difficile.

Ma di questi tempi come si può trovare una ragazza immacolata sui trent’anni?

Dov’era la ragazza adatta? Una ragazza che volesse davvero un figlio?

Mi chiesi se fosse necessaria la sua purezza.

Mi rassegnai e decisi che tornato lassù avrei parlato poi col capo di questa faccenda: i costumi sono cambiati, ora ci sono gli anticoncezionali e alcune delle nostre regole sono diventate obsolete.

 

Il capo acconsentì: “Fa’ tu Gabriele, ho fede in te”.

 

Così per qualche tempo mi confusi tra le persone e girai il mondo per capire come si vive adesso.

Rimasi affascinato e disorientato e dopo aver studiato per bene iniziai a capire come funziona il mondo adesso, più o meno. Ad esempio, alcune cose non mi sono ancora del tutto chiare: perché andate in palestra in macchina per poi correre sul tapis roulant?

Comunque, una sera mentre passeggiavo per Milano vidi una donna che mi colpì molto: stava tornando dal lavoro, era stanca e di fretta; d’un tratto interruppe il suo passo veloce e si fermò davanti alla vetrina di un negozio di abiti per bambini. Stette lì qualche minuto, guardando minuziosamente ogni vestito, poi di punto in bianco divenne malinconica e si riavviò.

La seguii: viveva da sola in un piccolo appartamento. Una volta a casa accese la radio, si preparò qualcosa da mangiare e chiamò le sue nipotine. Rimase al telefono molto tempo e la cosa m’incuriosì.

Sentivo che era la donna giusta.

 

Era un po’ in là con l’età, aveva quarant’anni.

Era una bella donna e non capivo come mai non avesse già un marito o perlomeno un compagno. Perché non aveva figli?

Poi compresi: un matrimonio alle spalle andato male perché non riusciva ad avere figli e per questo aveva puntato tutto sulla carriera. L’unico amore erano le nipoti, il suo rimpianto non essere madre, il più grande dolore essere sterile.

Dovevo conoscerla in modo che sembrasse naturale: non mi avrebbe mai creduto se fossi apparso una notte in camera sua anzi, probabilmente l’avrebbe presa un po’ male.

Vidi che frequentava un sito di incontri perché dopo la separazione non era più riuscita a incontrare nessuno e la solitudine era insopportabile. Mi iscrissi anch’io a quel sito.

Gabri_Arc: volevo essere credibile quindi non misi l’anno di nascita, mi feci un selfie e la contattai.

 

Iniziammo a scriverci e lei si aprì subito con me. Parlammo molto di lei, io mi esposi il meno possibile, d’altronde cosa potevo dirle?

Una sera ci incontrammo per un aperitivo. Misi subito le cose in chiaro; dissi che ero a Milano per lavoro, non mi sarei trattenuto a lungo, avevo bisogno di un po’ di compagnia dato che non conoscevo nessuno.

Le dissi che mi occupavo di sterilità. Le si illuminarono gli occhi. Ovviamente quando le spiegai che il mio metodo era del tutto verbale non ci poteva credere. Pensò che fossi pazzo e che la stessi prendendo in giro. Come darle torto.

Le dissi che il metodo che praticavo era molto antico, sperimentato in passato una sola volta, ma sicuro e attendibile al cento per cento.
Ovviamente voleva conoscere l’altra mia “paziente”. Le dissi che non era possibile, per ovvie ragioni.

Scherzando mi chiese di provarlo su di lei e l’accontentai, le dissi semplicemente: “Aspetti un bambino”. Lei scoppiò a ridere.
Quella sera la salutai: avendo portato a termine il mio compito tornai lassù a godermi lo spettacolo dall’alto.

Lei rimase incinta e non si dimenticò mai di quel Gabriele esperto di sterilità, ma non riuscì più a trovarlo e intanto dentro di lei cresceva la sua felicità.

 

Il 25 dicembre è nato un bambino, non sappiamo se sarà maschio o femmina, né come si chiamerà. Memori del passato abbiamo deciso di non intervenire oltre, quindi niente più apparizioni.

 

Solo una cosa è certa: non si chiamerà Salvatore, la madre è milanese.

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Valeria Pagani

Quella che fa cose. Nata a Milano nel 1995, vive e lavora tra le Colonne di San Lorenzo e Festa del Perdono. Ama il teatro e avere sotto controllo tutto (non sempre ci riesce).

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