Cari lettori e care lettrici, per dicembre Roa vi propone una serie di racconti che si inseriscono tutti entro la cornice di una Milano natalizia, la stessa città che alcuni di voi osservano uscendo di casa per andare all’università o al lavoro. I vari personaggi, come in ogni città che si rispetti, potranno anche incrociarsi, incontrarsi, talvolta persino conoscersi! Non vi resta che leggere, dunque, e accogliere la sfida che vi proponiamo: riuscite a capire quando e quali personaggi si incontrano?

Anche quell’anno, come tutti gli altri, si era ridotto agli sgoccioli per gli acquisti natalizi ed era già il 21 dicembre. Era ormai una prassi consolidata: all’incirca a metà novembre, si appuntava mentalmente quest’anno è il caso che cominci a pensare un po’ prima ai regali; poi veniva sommerso dai soliti impegni quotidiani e, chissà come, si ritrovava al 20 dicembre con nulla di fatto.

Tuttavia, col tempo aveva quasi cominciato ad apprezzare la frenesia degli ultimi giorni prima di Natale, come una sorta di tradizione, quando ogni idea diventa preziosa e definitiva: anzi, alla moglie, che puntualmente lo rimproverava per la sua “procrastinazione seriale” (così la definiva), rispondeva secco “serve per tenere allenata la mente”.

Ma, per quanto Milano fosse quasi insopportabile in quei giorni, al signor Faleri, quell’atmosfera non dispiaceva affatto: perdersi nel marasma della folla, quasi facendosi condurre passo passo dalla marea di persone, non lo irritava, a differenza di molti suoi concittadini. Poi c’erano le luminarie, le caldarroste e tutti che si scambiavano auguri con persone che, normalmente, non avrebbero degnato di uno sguardo: la bellezza e la contraddizione del Natale, pensava Guido Faleri.

Da via Torino, imboccò una via laterale e passeggiò fino alle colonne di San Lorenzo: aveva proprio bisogno di qualcosa di caldo. Già pregustava una tazza di the e una sigaretta, al caldo sotto le lampade dei bar delle Colonne.

“Buongiorno, signor Faleri, come sta?” sentì Guido all’improvviso: aveva l’abitudine di camminare sempre con lo sguardo basso e odiava quando qualcuno interrompeva i suoi pensieri, era parte del suo carattere burbero e abbastanza scontroso.

“Ciao, Carlo, tutto bene, grazie. Anche tu a fare gli ultimi regali?”

“No, quest’anno mi sono mosso in anticipo”

“Beato lui” pensò fra sé e sé Guido, con un sorriso appena accennato fra i baffi brizzolati.

“Sto facendo una passeggiata fino a casa”, continuò il giovane.

“Goditi questa atmosfera, che dura poco! Dai, ci vediamo alla Vigilia, salutami i tuoi”.

Carlo era il ragazzo di sua figlia Isa, un bravo giovane, senza grilli per la testa, serio e studioso.

Continuò sui suoi passi, sperando di non essere ulteriormente interrotto, fino a raggiungere il suo bar di fiducia.

“Guido, cosa ti porto?”

“Una tazza di the bollente, Gianni”

Quindi, il signor Faleri si trattenne lì un’oretta (era una sua tradizione), contemplando i regali che aveva comprato e mostrandoli a Gianni, barista nonché amico di vecchia data, non senza una buona dose di autocompiacimento per le idee avute. Intanto si erano ormai fatte le sette, era ora di tornare a casa.

Messo piede sulla soglia, non si era ancora tolto il cappotto che fu subito placcato da Isa: “Papà, ti sei ricordato il regalo per mamma?”.

Guido impallidì e si colpì la fronte col palmo della mano, con un sonoro schiocco.

“Sei sempre il solito”, disse la figlia scuotendo la testa.

Come da tradizione, appunto, il signor Faleri si era dimenticato proprio il regalo della moglie. Con un sospiro profondo rispose, cercando di prendere tempo ed elaborare una giustificazione: “Ah già, la mamma…”.

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