Serie tv | The Abominable Bride, Sherlock – 20 dicembre

Prendete il Natale, Sir Arthur Conan Doyle, la Londra vittoriana, Steven Moffat e Mark Gatiss e mescolateli bene. Riuscite a capire di cosa stiamo parlando da tutti questi indizi?

Si tratta di The Abominable Bride, lo speciale natalizio del 2015 della famosissima serie inglese Sherlock. Come tutti i fan sapranno, le attese fra una stagione e l’altra di questa serie sono quasi infinite (si parla sempre di almeno 2 anni), quindi il regalo di un episodio sotto Natale è stato una vera sorpresa per gli appassionati di tutto il mondo. Ma le sorprese non sono finite lì: l’interesse di tutti è stato ancor più stuzzicato dalla notizia che lo speciale sarebbe stato ambientato nella Londra vittoriana, setting originale per il consulente investigativo e il suo fidato Watson (sempre interpretati dagli ottimi Benedict Cumberbatch e Martin Freeman), ma mai visitato in precedenza dalla versione di Moffat e Gatiss che, invece, si svolge ai giorni nostri con tutti gli agi che l’uso delle tecnologie comporta nell’ambito delle indagini.

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La posta in gioco era molto alta, ma secondo la maggior parte dei fan, la scommessa è stata vinta e la loro pazienza è stata ripagata da un episodio di quasi due ore che riesce perfettamente a fondere le due anime dello show: la radice letteraria ottocentesca e i personaggi della versione moderna, ormai conosciuti e amati dal pubblico, anche per le loro differenze rispetto agli originali di Doyle.

sherlock-special-the-abominable-wife-recensione-1Come nel XXI secolo, anche nell’800 Sherlock e Watson risolvono casi e il più recente a cui si devono dedicare li porta a indagare la misteriosa storia di una sposa che sembra essere tornata dal mondo dei morti per uccidere il marito. I tentativi di capire l’enigma li porteranno a contatto con vecchie conoscenze, nuovi movimenti sociali e una soluzione imprevedibile.

La qualità tecnica dell’episodio è altissima, come tutti i precedenti: la scrittura intrattiene e diverte, ma permette comunque allo spettatore (purché conosca le altre 3 stagioni) di seguire senza problemi i collegamenti folli fatti dal cervello di Sherlock e di seguirlo nei meandri della sua mente; la recitazione è come sempre impeccabile e mette in mostra anche nuovi lati degli interpreti  (si veda il Mycroft di Gatiss grasso fino a scoppiare ma comunque capace di dare quella spinta in più a Sherlock per arrivare in fondo al mistero); ma, più di tutte le altre caratteristiche, quelle che in questo episodio sono esaltate particolarmente sono i costumi e la scenografia, dipartimenti passati un po’ in sordina nelle stagioni precedenti e qui capaci di dare all’intera storia l’atmosfera necessaria.

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Lo speciale è stato apprezzato dai più, ma alcuni fan hanno avuto da ridire, ritenendo che la storia fosse troppo confusionaria e non portasse da nessuna parte né spiegasse in modo esaustivo punti lasciati in sospeso nelle stagioni precedenti. Altri ancora hanno pensato che l’intero episodio fosse stato costruito a tavolino per dare un contentino ai fan ed evitare che si “dimenticassero” di Sherlock mentre la quarta stagione veniva preparata (uscirà a gennaio 2017, 3 anni dopo la terza stagione e uno dopo lo speciale).

Entrambe le critiche hanno le loro ragioni e possono essere accettate come valide, ma un prodotto di  qualità così elevata dovrebbe sempre essere visto e considerato anche per la sua capacità di mantenere e alzare gli standard televisivi rispetto alla media delle uscite e non solo criticato per la storia che sceglie di mettere in scena, per quanto complessa essa possa sembrare o per quanto lunghe siano le attese fra una serie e l’altra.

Il modo di fare serie tv è cambiato molto negli ultimi anni e si sta dando spazio a progetti sempre più diversi e audaci. Sicuramente Sherlock è uno dei capisaldi di questo cambiamento e, per quanto questo episodio possa suscitare perplessità, la serie continua a tenere alta la barra delle aspettative del pubblico e, per questo, può solo essere ringraziata.

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Francesca Sala

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