Nomi – 8 dicembre

“Mamma. Mamma!”

“Dimmi Lavinia. Che c’è?”

“Sarebbe bello se il bambino nascesse a Natale, vero? Nella mia notte preferita.”

“Sì, tesoro, ma sai che bello passare il Natale in ospedale? Potrebbe nascere un attimo prima, magari. Così per la Vigilia saresti già a casa tranquilla con tuo marito e il tuo bimbo.”

“Compagno, mamma, non marito. Forse hai ragione però. Così sarebbe meglio. Chissà, sono così emozionata!”

Lavinia si guardò il pancione. Ormai il tempo era agli sgoccioli: i medici dicevano che da un momento all’altro il bimbo avrebbe potuto decidersi. Non vedeva l’ora di conoscere finalmente il piccolo ciclone che ospitava nella pancia. Sorrise. Il Natale era sempre stato il suo periodo preferito, e quest’anno le avrebbe portato il regalo più bello che potesse desiderare.

Guardò sua madre; la donna era un po’ invecchiata e i capelli erano ormai quasi tutti grigi. Ma da quando aveva saputo che un nipotino era in arrivo, era quasi come se fosse ringiovanita di botto di una decina d’anni. Aveva fatto capolino, all’improvviso, tra le rughe leggere che cominciavano a segnarle il viso e il passo stanco, la donna giovane ed energica che Lavinia ricordava. Quella che, da bambina, la sollevava in aria per baciarla con un sorriso forte e grande come il mondo.

“Mamma, ti ricordi quando mi facevi volare e fare le giravolte per aria? Mi piaceva tantissimo. Le farò fare anch’io al mio bambino.” Si interruppe e pensò un attimo “Ma non avevi paura di farmi cadere? Io non so, potrei sbagliare presa, fargli male.”

Sua madre sollevò il viso dal libro che aveva in grembo e le sorrise complice: “Tesoro mio, nessuno è mai pronto! Ma vedrai che non avrai problemi. Certe cose si imparano così, senza bisogno di spiegazioni. Farai quello che ti sentirai di fare. Non cominciare ora a “farti viaggioni mentali” come dice tuo cugino, non serve a nulla. Goditi il momento, perché poi ti toccherà faticare non poco!”

Le due donne risero. Lavinia sapeva già che sarebbe stato faticoso e preoccupante. Ma era anche certa che sarebbe stato meraviglioso. Poi, non era sola. Aveva una bella famiglia, un padre e una madre che la amavano molto e un compagno con cui stava davvero bene. E che si era già rimbambito di orgoglio all’idea di essere padre.

“Allora, stai pensando ai nomi? Lavinia, devi almeno restringere il campo, o non sapremo come chiamare questo povero bimbo!”

La madre era tornata alla carica, come al solito. “Potresti chiamarlo Carlo, come tuo cugino! Oppure Antonio, è un bel nome Antonio. O magari Tommaso? Filippo?”

“Mamma non ti preoccupare. Ho parlato con Andrea di un po’ di nomi, ma decideremo dopo averlo visto. Non voglio sceglierne uno prima di aver guardato mio figlio. Che faccio se lo chiamo Ugobaldo e poi ha la faccia da Ambrogio? Certe cose le devi capire, prima di decidere.”

Sua madre scosse la testa e alzò gli occhi al cielo. “Io sapevo fin da subito che tu saresti stata Lavinia. Anche se fossi stata maschio ti avrei chiamata Lavinia.”

“Sì, mamma. Perché tu rifiutavi a priori la possibilità di avere un maschio. In ogni caso ti è andata bene! Ed è andata bene anche a me, ora che ci penso: sarebbe stato strano essere uomo e chiamarsi Lavinia…”

Il citofono suonò, e la giovane andò ad aprire con il sorriso sulle labbra: la storia del nome era una delle leggende di famiglia. Sua madre era sempre stata una donna determinata e molto coinvolta nel crescere la sua bambina come si deve. Sperò di poter essere una madre altrettanto brava.

Tornata in salotto si fermò un attimo sulla soglia e ancora una volta in quel pomeriggio di dicembre si sentì davvero, davvero felice: sua madre stava aiutando Andrea a portare in casa il grosso abete (come ogni milanese che si rispetti, il suo compagno insisteva per addobbare casa nel ponte di Sant’Ambrogio, non un giorno prima, non uno dopo); suo padre sarebbe rientrato a breve con la spesa e i nuovi festoni d’argento per l’albero, dato che il gatto aveva pensato bene di distruggere gli altri l’anno prima; i genitori di Andrea sarebbero passati per un tè nel pomeriggio. Insomma, aveva lì tutta la sua famiglia, impegnata nel preparare il Natale e l’arrivo del nuovo bambino.

Le scappò da ridere e appoggiò una mano sul pancione: “Non ti preoccupare, avrai un nome tutto tuo appena ti avrò incontrato. E non dar retta a tuo padre, non ti chiamerò Gesù, neanche se dovessi nascere la notte di Natale.”

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Claudia Campana

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