Cari lettori e care lettrici, per dicembre Roa vi propone una serie di racconti che si inseriscono tutti entro la cornice di una Milano natalizia, la stessa città che alcuni di voi osservano uscendo di casa per andare all’università o al lavoro. I vari personaggi, come in ogni città che si rispetti, potranno anche incrociarsi, incontrarsi, talvolta persino conoscersi! Non vi resta che leggere, dunque, e accogliere la sfida che vi proponiamo: riuscite a capire quando e quali personaggi si incontrano?

Carlo uscì dall’università che ormai era buio. L’unica cosa che gli dispiaceva dei mesi invernali era l’oscurità che calava presto, portando con sé la stanchezza di giornate piene di impegni e appuntamenti. Certo, camminare per le strade illuminate e addobbate a festa era bello lo stesso, ma si sentiva come derubato di un po’ di tempo, di un po’ di energia. Si lasciò alle spalle la facciata imponente e silenziosa di Sant’Alessandro, incastrata nella sua piazzetta un po’ nascosta con i suoi piccioni e i suoi barboni infreddoliti e svoltò in via Torino.

Beh, dal momento che la giornata è finita, nulla mi vieta di fare due passi con calma e godermi quest’atmosfera

S’incamminò pigramente lasciando che la mente tacesse, ascoltando i brandelli delle conversazioni che lo circondavano, lo avvolgevano, lo superavano indolenti o a passo di marcia .

“Hai già comprato i regali? Io mi ridurrò all’ultimo anche quest’anno, già lo so…” “Hai sentito? È tornato a casa! Dopo tutti quegli anni…” “Mamma mamma. Mamma! Voglio quello, quello lì! – Va bene Elia, ricordati di scriverlo nella letterina a Babbo Natale…”

Che bello dicembre. Anche all’inizio già tutto decorato e illuminato. Un mese un po’ sospeso, un po’ magico. Certo, una volta, da bambino, era ancora più speciale, con la promessa dei regali portati da Babbo Natale, la speranza della neve, le vacanze lunghe e tranquille. Crescendo, parte della magia veniva meno, eppure tutti gli anni Carlo si ritrovava a percorrere le vie del centro e a sentirsi bambino ancora per un po’. Gli affanni, i regali incombenti, gli esami… quelle erano preoccupazioni da adulto, ma nel percorrere via Dante, nel fermarsi in Piazza Cordusio ad ascoltare uno degli onnipresenti artisti di strada nel freddo pungente e così profumato d’inverno e di Natale, si poteva essere ancora piccoli e senza pensieri, anche solo per un attimo.

Carlo decise che avrebbe fatto ancora due passi. Il semestre era quasi finito, non c’era bisogno di correre a casa a studiare. Imboccò via Spadari e si fermò a osservare le vetrine illuminate. Gli venne da ridere pensando alle code infinite che si era sorbito da bambino in quella via apparentemente così poco importante. E invece no, perché in via Spadari “ci sta il Peck, e tutti i milanesi veri sanno che non c’è pranzo di Natale senza il paté del Peck“. La nonna lo diceva sempre. Tutti, tutti i pranzi natalizi si aprivano con il celeberrimo paté. E con la maionese, il cocktail di gamberetti, il gorgonzola… anche solo una volta l’anno, magari, ma si andava dal Peck.

Ora, all’inizio del mese il negozio era ancora semivuoto, ma Carlo era sicuro che di lì a poche settimane lui, insieme a mezza città, si sarebbe accalcato dietro a quei banconi lucidi pronto a code interminabili.

Una volta all’anno si può anche fare una coda così lunga. Se vivessi in un’altra città non so come farei. Non è Natale senza la coda dal Peck.

Si riavviò pieno di buon umore: incredibile come anche cose così banali e ripetitive contribuissero a creare una festività. Gli venne in mente, poi, di fare una deviazione per Piazza del Duomo, per vedere se avessero già montato l’albero.

Speriamo che quest’anno ne mettano uno bello. Tra quello spelacchiato e quello con i fiocchettoni gialli di plastica ultimamente han lasciato un po’ a desiderare.

Non riuscì a ricordare se l’anno precedente ci fosse stato un bell’albero o no. Di sicuro il palazzo della Mondadori si era trasformato in un Calendario dell’Avvento: ogni giorno, a una cert’ora, si apriva una finestra diversa e dei musicisti suonavano temi tradizionali natalizi. Lui ne era rimasto incantato, appena finite le lezioni andava subito in piazza e aspettava. Sperò lo rifacessero.

A furia di camminare, il buio l’aveva intirizzito. Le luci natalizie in ogni vetrina e il calore della festa imminente non riuscivano a tenere a bada l’aria gelida. Carlo si risolse a tornare a casa. Di lì a pochi giorni avrebbe ripercorso quelle vie, sempre gioioso ma molto più di fretta, catturato in un vortice di corse e regali, liste della spesa, desideri e commissioni. Si riscosse: faceva davvero freddo. Sorridendo, Carlo inspirò a pieni polmoni una boccata d’aria gelata, natalizia, e salì sul tram.

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