“Se devi sbattere le palpebre, fallo adesso. Fai estrema attenzione a tutto ciò che vedi e senti, indipendentemente da quanto sembra strano, e, per favore, sappi che, se ti distrai, se togli lo sguardo, se ti dimentichi anche la più piccola parte di quello che ti dico, anche solo per un istante, il nostro eroe di sicuro morirà”.

 

Si apre così Kubo e la spada magica, il nuovo lungometraggio della Laika, casa di animazione responsabile d’aver turbato i nostri sonni con Coraline e la porta magica, e un monologo del genere, accompagnato dalle bellissime immagini di un mare in tempesta e di una minuscola barca che combatte contro i flutti, non può di certo lasciarci indifferenti.

Come non possiamo non rimanere stupiti dalle sequenze che seguono, in cui ci viene mostrato un Kubo già adulto, senza un occhio, rubatogli dal malvagio nonno, diviso fra il prendersi cura della madre, tormentata da demoni più grandi di lei, e la sua passione nel raccontare storie con l’aiuto della sua chitarra e la sua magica capacità di portare in vita semplici origami di carta.

Si schiude così davanti a noi quello che crediamo essere un mondo generato dalla fantasia del ragazzo ma che presto scopriremo essere la realtà della sua famiglia e la causa primaria dei dolori della madre. Questo porterà Kubo a partire alla ricerca di un’armatura ma soprattutto delle sue radici, con due aiutanti di fortuna.

kubo-e-la-spada-magica-2016-travis-knight-02-932x524Il film è visivamente impeccabile, come si comprende perfettamente dalla prima sequenza: la tecnica della stop-motion dà alla narrazione un tocco di concretezza e artigianalità rari che, uniti ad alcune figure e atmosfere tipiche della tradizione giapponese, come i draghi e i samurai, aiutano a immergersi pienamente nella storia e a trovare il giusto equilibrio fra le tinte più scure della trama e i momenti di maggior sollievo.

Sono proprio questi, il mondo creato e l’apparato dei personaggi “cattivi”, gli elementi più interessanti della pellicola che, altrimenti e soprattutto nella seconda parte, ricalca fortemente le sfumature psicologiche tipiche dei racconti di formazione, tralasciando invece altri spunti.

Kubo e la spada magica però rimane un prodotto di buonissima qualità, arricchito ancora di più dalle performance originali, tra cui spiccano decisamente Ralph Fiennes, nel ruolo del nonno malvagio, e Matthew McConaughey, che dà voce ad Hanzo, il simpatico scarafaggio-samurai.

kubo-e-la-spada-magica-backstage

Ma la vera chicca finale è data dai titoli di coda, accompagnati da una bella versione di While My Guitar Gently Weeps interpretata da Regina Spektor, e conclusi da un frammento di video che mostra l’immenso lavoro che viene fatto per costruire uno dei mostri del film e girare una scena: la vera magia sta tutta lì.

Annunci