“Diario di bordo: gennaio 1978” di Alessandro Bosetti e Kenta Nagai

Questa sera alla Zona K di Milano non c’erano né attori, né scene, né costumi, ma voci, suoni e rumori che riempivano lo spazio. Le luci erano soffuse e il pubblico rapito, concentrato. Alessandro Bosetti, compositore e artista eclettico, legge il diario di bordo della madre – mentre in sottofondo udiamo proprio la sua voce registrata – e ne segue l’intonazione riproducendo una calligrafia sonora. Alla voce di Bosetti e della madre si accompagna la fenomenale chitarra di Kenta Nagai, artista sia sonoro che visuale, che contribuisce a creare un’atmosfera di teatralità immaginaria.

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Bosetti legge dunque dell’inizio di un viaggio a vela da Gibilterra alle Canarie, e il pubblico immagina la protagonista mentre studia le stelle nel cielo che ricorda il planetario, o mentre ammira i delfini, così vicini da poterli toccare. Quello della donna è il diario di chi vuole perdersi nella natura, nel mare dalle improvvise burrasche e nella cui schiuma bianca il plancton fosforescente rende la superficie argentata.

Non è semplice recensire questa “messa in voce”, questa “composizione”. Sono entrata in sala convinta che avrei ascoltato un monologo accompagnato da musica, e invece, non appena Bosetti (e la madre) hanno cominciato a parlare e Nagai ha posato le dita sulle corde della sua chitarra, sono rimasta senza parole. Inizialmente – specialmente se non si è abituati ad assistere a spettacoli simili (di radiofonia e hörspel, letteralmente “radiodramma”) – può risultare complicato entrare nella storia raccontata. La voce di Bosetti distorce le parole e ad un certo punto sembra che inizi a cantare per poi interrompersi e lasciar concludere una frase dalla madre. Nagai accompagna tutto ciò con il suo strumento, che non produce solo suoni, ma anche rumori ripetuti.

Ad un certo punto però – mentre riflettevo su quanto potesse risultare complicato immergersi in una performance simile – l’ho vista: ho visto la madre di Bosetti fissare il cielo e scrivere sul suo diario di bordo, l’ho vista leggere il suo libro sulle stelle e raccogliere gli spaghetti finiti a terra durante una notte burrascosa. Ho visto i delfini, i pesci volanti delle acque calde e la barca a vela: un minuscolo punto nel blu che si estende fino all’orizzonte. Ho visto tutto ciò e ho smesso di pensare a quanto fosse strano e particolare lo spettacolo a cui stavo assistendo, che non è infatti un canonico spettacolo teatrale, bensì un’illusione orchestrata attraverso voci, suoni e rumori che hanno trasportato il pubblico su una barca a vela nel gennaio del 1978.

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