Cari lettori, questo racconto fa parte del secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cos’è, poi, questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita, in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana, un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia, agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni, o zombie all’improvviso, sei personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare,sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi, qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura, allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

Sofia alzò lo sguardo nella luce tremolante delle lucciole. Gli occhi di Rothar erano chiari e profondi, e ora che li osservava con attenzione per la prima volta, tristi.

La bambina si chiese se gli adulti, crescendo, diventassero tristi: ripensò ai suoi genitori, ai nonni, alle maestre di scuola e pensò che forse diventare grandi era una cosa brutta, se tutti sembravano sempre così appesantiti e malinconici, come se portassero il peso del mondo sulle spalle.

A lei era sembrata una così bella avventura, la vita! Diventare grandi, essere capaci di fare tante cose interessanti e complicate come la mamma e il papà. Forse si era sbagliata…

Il vecchio di fronte a lei aveva un sorriso dolce e stanco, e tutt’un tratto le sembrò incredibilmente fragile. Come il nonno, ricordò, seduto nella sua poltrona grossa di velluto rosso, un po’ ripiegato e sempre immerso nella lettura: diafano come le pagine che sfogliava instancabilmente da tutta una vita.

“Rothar parlami ancora del perché sono qui. Cosa dobbiamo fare per sconfiggere Elvira?” Sofia si sentì improvvisamente invasa da una rabbia fredda “Perché è così cattiva?”

Il giocattolaio la osservò per un momento con i suoi occhi antichi, poi le parlò lentamente, come soppesando le parole: “Mia cara bimba, crescere è difficile; non necessariamente brutto, ma difficile. Devi capire che a volte il male può nascere da un grande dolore. Elvira non era cattiva, ma ha perso qualcosa di così importante da lasciarla fredda e vuota. Per sopravvivere, allora, si è aggrappata con tutte le sue forze a un desiderio, un sogno, e quando questo sogno si è infranto contro la realtà, è diventata amareggiata, incattivita e terribilmente sola. E ha cercato di colmare questa solitudine in maniera sbagliata.”

“Cos’è che ha perso di così importante?” chiese Sofia, con una strana sensazione al petto; pensava ai suoi genitori.

Rothar sembrò leggerle nella mente: “La sua bambina, Sofia. Scomparsa, puff! Volatilizzata. La amava più della sua stessa vita e non è più stata in grado di aggiustarsi. Noi siamo esseri di un altro mondo, ma non possiamo riassemblarci come i giocattoli che creiamo. Così, quando ti ha vista, di là nella realtà a cui appartieni, le hai ricordato la sua piccola, e non è riuscita a trattenersi: ti ha presa e ti ha portata qui. Quando poi io ti ho restituita ai tuoi genitori, l’averti persa l’ha fatta impazzire di dolore. E ha usato la forza per far eleggere una regina giovane e bella che la ascoltasse e la stimasse. E che le desse il permesso di appropriarsi della mia chiave e del mio ruolo per poter riaprire i passaggi.”

Sofia spalancò gli occhi, non capendo: “Ma tu sei qui, e non puoi riaprire i passaggi! Io devo diventare grande prima, giusto?”

“Giusto”, rispose il vecchio, “perché ormai l’equilibrio che manteneva collegati i due mondi si è incrinato: troppi passaggi, e troppi rischi. Noi dobbiamo rimanere nascosti alla tua realtà, e continuare in silenzio ad aiutare i bambini. I nostri due mondi sono ormai separati, e tali rimarranno finché il rischio di troppe interferenze sarà passato. Quando tu tornerai di là e io avrò di nuovo il pieno controllo della situazione qui, allora, e solo allora, i passaggi torneranno controllabili. Per il momento, Sofia, riposa. Domani cercheremo di capire come arginare Elvira e come farti tornare sana e salva a casa.”

Sofia lo guardò e sorrise, stringendo forte le sue fide bambole che le erano state accanto tutto quel tempo. Forse diventare grandi era doloroso, ma lei rimaneva convinta che insieme a Charlie e Shelley, e forse Rothar se davvero era buono, crescere sarebbe stata comunque una grande, interessante avventura.

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