Danae Festival 2016: L’archivio delle cose che passano

Sabato mattina, mercato rionale del quartiere di Isola. Odore di pollo arrosto e voci che pubblicizzano le merci migliori dei singoli banchi. Persone che camminano veloci, dirette al loro fruttivendolo di fiducia, e altre che passeggiano e spulciano le bancarelle di vestiti alla ricerca di un’occasione.

E, in mezzo a tutta questa confusione, una ragazza che si tocca il viso e poi continua a camminare. Un gesto minuscolo, fatto sicuramente sovrappensiero, ma abbastanza perché gli occhi attenti dei ballerini sparsi per il mercato lo notino e lo rendano parte della loro performance.img_20161029_112352_edit

Infatti è questa l’idea di base di L’archivio delle cose che passano: osservare e rielaborare, archiviare gesti causali dei passanti occasionali in spazi pubblici al fine di studiare la relazione del corpo con lo spazio pubblico.

Il coreografo che ha condotto questo progetto, Salvo Lombardo, ha lavorato per 4 giorni con dei ragazzi per spiegare loro l’idea, studiare dei prototipi da cui partire durante la performance, ma anche, semplicemente, per imparare a guardare nel modo giusto e a cogliere l’essenza dei gesti di ogni persona che ci passa accanto.

img_20161029_112438Al mercato, il sabato mattina, la folla è totalmente eterogenea, per età, sesso e provenienza, e questo non può che aiutare in un lavoro basato sull’osservazione gestuale, ma non è l’unico motivo per cui il giovane coreografo ha scelto questo posto: il luogo, così peculiare, è stato eletto anche per la sua natura di micro comunità, tutta legata all’attività della spesa, un mondo composto di linguaggio commerciale e di passaggi, per la maggior parte veloci, di transiti non totali (e, infatti, in perfetto accordo con la natura di questo luogo, la proprietaria di una delle bancarelle ha protestato quando si è trovata i ragazzi che ballavano davanti al suo stand, perché sicuramente questo avrebbe causato un danno alle sue vendite).

Questo sistema di relazioni complesse si è rivelato essere la perfetta fonte di ispirazione per i ragazzi incaricati di incorporare brandelli di gesti dei passanti e poi riprodurli in mezzo alla folla.

La performance è continuata in loop per due ore, culminando ogni volta con un numero di gruppo in una piazzola, dove i ballerini si ricongiungevano, come a dare un senso globale al lavoro di osservazione fatto fino ad allora o, forse, come tentativo di rimettere insieme tutti i frammenti presi in prestito da altre persone.

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Francesca Sala

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