Al ristorante, il coltello e la forchetta di Margareta affondarono con precisione chirurgica nella carne rossa e morbida, tagliandola come burro.

Nemmeno una goccia del sugo denso e scuro profanò labbra chiare di lei, quasi bianche, asettiche.

Era cotta alla perfezione.

Le eleganti mani candide, da pianista, si apprestarono ad un altro taglio preciso.

Un altro boccone netto e pulito.

Quindi le dita sfiorarono appena il gambo di un calice.

Nemmeno una goccia del vino rosso rubino macchiò quelle labbra strette e sottili, piene di severità.

Era tutto così perfetto e freddo.

Le mani antiche di Edmund, piene di calli, spezzarono il pane.

Briciole marroni e semini finirono su tutto il piatto bianco, frammenti scuri, piccole ferite aperte su una superficie perfetta e un tempo immacolata.

Gli occhi tristi, acquosi e lontani di lui le osservarono a lungo.

Stentava a capire il perché di quel pane scuro, con tutti quei semi, in così tante varianti.

Osservava e ricordava.

Ora gli occhi tristi, acquosi e lontani erano giovani, gioiosi e luminosi.

Le briciole non erano più quelle scure e dure, ma quelle bianche e morbide che sua madre faceva sempre servire a tavola. Le uniche appropriate alla tavola di sua madre.

Sua madre.

Gli occhi furono di nuovo tristi, acquosi e lontani.

La cena si concluse così come era cominciata, nel più assoluto silenzio.

Uscirono dal ristorante che era ormai buio. Soffiava un vento debole ma freddo.

Lei si accese una sigaretta, il bagliore della brace a illuminarle debolmente il viso in una maschera di ombre.

“L’autunno è ormai alle porte.”

“Quest’anno come gli anni passati e come gli anni a venire.” Rispose lui, la voce distante, persa nelle pieghe del tempo.

La chiamavano l’Isola Verde. Eppure l’autunno era arrivato anche lì. E lui con esso.

Il cavallo lanciato al galoppo sollevava al suo passaggio infiniti turbini di foglie secche, tanto che si aveva l’impressione che non un uomo, ma un demone, avvolto nei brillanti colori dell’oro brunito e del rosso, stesse risalendo il lungo viale alberato, fiammeggiante nelle tinte autunnali.

E alla fine di esso Worthington Manor.

Un posto sicuro, una nuova casa.

“Non sarà più così. Non ci saranno anni a venire. Ho promesso, Edmund.” La voce di lei era decisa.

“Promesso…” sussurrò l’uomo.

Nella stanza ardeva un fuoco vivace e generoso, sebbene l’aria che aleggiava fosse più gelida di quella all’esterno delle massicce mura di Wortington Manor. Edmund guardava fuori. Gli alberi così spogli e contorti nel grigiore di quel difficile inverno erano la deformata parodia di quelli sontuosi e fiammeggianti che lo avevano accolto lì, a casa, ormai quarant’anni prima. Ora tra quei tronchi non vi erano più foglie cadute, ma tende, bivacchi e soldati. Un accampamento invernale. La porta della stanza fu aperta di colpo e un uomo scuro in volto fece il suo ingresso, tenendo saldamente in mano una lettera.

“James.”

“Edmund, il re è morto. E lord Ormonde si è finalmente deciso a farsi il suo di re, il principe diciannovenne.”

“Abbastanza grande per regnare.”

“Sì, ma non abbastanza per farlo con saggezza. Siamo compromessi, tutti. Dovremo lottare ancor più duramente.”

“La situazione era già stata compromessa quattro anni fa, quando vi siete accordati con Ormonde.”

“Volevamo solo la libertà per la nostra isola, per la nostra fede.”

“Avete acquistato una libertà il cui prezzo vi sarà fatto pagare caro. L’Old Ironside si starà già organizzando per venire a riscuotere. E non credo il castello di Kilkenny resisterà alle sue cannonate.”

“A volte mi chiedo da che parte tu stia, Edmund. Nulla sembra toccarti, sembra che tu non provi minimamente paura di fronte all’eventualità che quelle Teste Rotonde possano venire ad ucciderti.”

“Non ci riusciranno.” La voce di Edmund risuonò lontana, insondabile e sinistra. Il tono si fece di nuovo vivo “Comunque ti prometto, James, combatterò per la causa, per quanto non credo ci siano possibilità di vittoria.”

“Nonostante il tuo pessimismo sono felice di averti al nostro fianco. L’aiuto di Dio è anche avere un amico vicino a combattere quel diavolo puritano di un Cromwell!”

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“Le promesse non bastano, Margareta. Le promesse non bastano mai. Dobbiamo avere successo.” La voce di lui era bassa ma imperiosa. Una nota di disperazione vibrò nell’aria “Abbiamo utilizzato la nostra unica farfalla.”

“Troveremo un’altra soluzione. Nel mio campo si trova sempre. Dopotutto la realtà è molteplice e come tale offre sempre molteplici risposte ai problemi che pone.” ribatté lei risoluta.

Lui rimase in silenzio. Talvolta Margareta lo spaventava. Entrambi desideravano con feroce intensità, perseguivano i loro obiettivi con durezza e determinazione. Ma lei voleva qualcosa di pericoloso, la sua brama era oscura. Lui invece cercava solo la pace: pace da se stesso, pace da persone come Margareta, pace dopo tanti dolori e tante sofferenze. E l’avrebbe ottenuta a qualsiasi costo.

Lo scontro infuriava. Il fumo degli archibugi aveva invaso il campo di battaglia e l’odore di polvere da sparo appestava l’aria. Gli irlandesi resistevano coraggiosamente sotto il continuo fuoco dei soldati inglesi, che formavano con le loro casacche rosse una lunga linea disciplinata e sanguigna, visibile a sprazzi tra i fumi della battaglia.

Dalla loro trincea sopraelevata su una collina vicina, James osservava le manovre dei due schieramenti e mandava ordini frenetici alle truppe. Edmund era al suo fianco. Corrieri e uomini andavano e venivano, portando informazioni vitali per l’esito dello scontro. Intanto gli uomini di Cromwell stavano tentando l’assalto alla loro posizione.

“Stiamo resistendo, Edmund. Gli inglesi non riusciranno a passare. Dobbiamo tenere la posizione a tutti i costi, quando arriverà il grosso del nostro esercito gli inglesi non dovranno aver guadagnato la nostra posizione di vantaggio.” Il suo spirito era ardente, galvanizzato dalla capacità di resistenza dei propri uomini.

Una scarica di fucileria nemica si abbatté contro la loro posizione, mentre altri colpi, riempendo l’aria di fumo, partivano in risposta dalla loro posizione. Gli inglesi spararono di nuovo.

“Cromwell non lo permetterà. Passerà sopra di noi.” Disse Edmund, triste. Quindi, nel caos generato dal fumo, dalle urla, dai proiettili, anche lui sparò con la sua pistola. Alla testa di James.

“Hanno colpito il comandante O’Brian! Il comandante è morto!” Gridò quindi, prima di abbandonare la sua posizione, raggiungere un cavallo e abbandonare il campo di battaglia.

James non sarebbe comunque mai riuscito a fermare l’Old Ironside. Edmund lo sapeva fin dall’inizio. Aveva solo accelerato le cose e così si era tutelato, aveva protetto Worthington Manor, le sue terre, la gente che le abitava. Aveva sacrificato un amico per la propria casa, per la dimora ancestrale di sua madre, per il luogo in cui avrebbe passato tutta la sua eternità. Non poteva permettersi di perderlo.

Anche Cromwell era rimasto stupito quando era andato da lui per stringere il loro segreto accordo.

“Dunque ucciderete O’Brian?”

“Sì, durante la battaglia. È l’anima dell’esercito; senza di lui a guidarli i suoi uomini crolleranno.”

“E sia. In cambio vi prometto che Worthington Manor non sarà toccata dalla guerra e non vi saranno conseguenze su di essa e su di voi. Per la vostra anima non garantisco. Dio condanna i traditori all’Inferno.”

“Dio mi ha già inflitto una punizione ben peggiore Probabilmente sarete voi a vedere l’Inferno prima di me, Cromwell.”

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