Morte d’un poeta

Affogato da ore nel molto vino, annacquato

nel petto e nel cuore, aspettava il rintocco,

quello che sferza l’udito e la notte sopita.

E insperato soggiunse il richiamo di via:

come l’officiante assorto nel gesto perfetto,

coi passi – danza – calcati misurava l’asfalto.

Le membra claudicanti e il capo pulsante

trainava, carico di bottiglie e d’anni infranti:

sciamano lo dicono i racconti d’un tempo,

negli occhi ha la luce e nera la morte luttuosa.

Ma solo un uomo pare, né più misero d’altri

né più infelice di chi con l’indice lo additava.

Non lasciò profezie quando si spense, soltanto

una donna gli tese la mano e lui l’afferrò.

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Nicolas Campagnoli

Quello che scrive (e pensa troppo). Studente di Lettere classiche, appassionato di matematica e di lingue improbabili, insaziabile lettore, amante degli aperitivi e filosofo da bar: chi avrebbe mai pensato che potesse scrivere per una rivista online?

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