Cari lettori, questo racconto fa parte del secondo ciclo della Storia Infinita. Ma cosè, poi, questa Storia Infinita? Essenzialmente, è un lavoro svolto a più mani da tutta la redazione, un racconto senza una direzione predefinita, in cui la fantasia di ogni scrittore può andare a briglia sciolta. Ogni settimana, un membro della redazione inventa un nuovo pezzo della storia, agganciandosi a ciò che è già stato scritto dai compagni, ma prendendo qualunque direzione egli desideri. Perciò, se troverete strani mutamenti nella trama, se spunteranno alieni, o zombie allimprovviso, se i personaggi diventeranno da biondi, bruni o viceversa, niente paura: questa è la sfida. Osare, sperimentare, inventare. E creare, scendendo a patti con gli altri colleghi, qualcosa che nessun autore, da solo, avrebbe mai potuto fare: una Storia Infinita. Buona lettura, allora! E che possiate scoprire e percorrere insieme a noi questo nuovo, misterioso sentiero.

Prendendo la direzione opposta alla casa dei giocattolai, Sofia e le bambole si inoltrarono in un bosco. Gli alberi erano alti e sottili, e fittissimi bloccavano la luce del sole. Tra quei tronchi grigi regnava un’atmosfera onirica, l’aria immobile che sembrava pietrificare ogni cosa.

Sofia aveva un po’ di paura, ma le manine delle bambole nelle sue e il desiderio fortissimo di ritrovare i genitori la spingevano avanti, sempre avanti.

Quando l’atmosfera si fece troppo opprimente, la bimba raccolse il coraggio e sussurrò: “Ma dove stiamo andando, voi lo sapete?”

Shelly alzò il visino verso di lei e lo spago rosso che formava la sua bocca si piegò in un sorrisone: “Certo che lo sappiamo! Non ti spaventare Sofia, la persona da cui stiamo andando non è cattiva. Solo un po’ particolare. Le piace stare da sola, ecco, e in mezzo alla natura.”

Finalmente, dopo quelle che alla bimba sembrarono ore, le sue bambole la fecero fermare davanti a una parete di roccia coperta d’edera.

“Ecco, siamo arrivate! Chiama, Sofia.”

La bimba si guardò intorno circospetta. Chiamare, ma chiamare chi? Erano nel bel mezzo del nulla “C’è nessuno? Mi chiamo Sofia e sto cercando la mamma e il papà, potreste aiutarmi?”

Le ultime parole non avevano ancora lasciato la sua bocca che la parete d’edera di fronte a lei si separò mostrando un ingresso. Appena dietro di esso stava una donna anziana, tonda, tondissima, bassa e vestita di stracci colorati. Sofia provò un’ immediata simpatia per lei: lo sguardo franco e limpido della vecchietta le ispirava fiducia e le infondeva speranza.

“Sofia eh? Vieni pure dentro, cara. la foresta non è sicura per te e le tue piccole guardiane. Non tutto ciò che vive in questo mondo vuole il tuo bene.”

La donna iniziò a far bollire l’acqua per il tè: “Dunque stai cercando i tuoi genitori. Come sei arrivata qui, piccola, me lo sai dire?”

“Ero in casa con la mamma e il papà” rispose Sofia. I suoi ricordi erano annebbiati, ma ripensare a quel giorno le schiarì un po’ la mente. “Di colpo non ho sentito più i rumori, e poi era tutto buio. Quando mi sono svegliata la mia casa era crollata, tutto era crollato e la mamma e il papà non c’erano più” A ripensarci le venne da piangere. “Poi è venuto a prendermi il nonno dei giocattoli e mi ha portata a casa con lui e Hilde. Dicevano che mi avrebbero aiutata a ritrovare i miei genitori, ma poi non mi parlavano mai di loro. Tu chi sei?”

La vecchietta la guardò come se non capisse, poi spalancò gli occhi: “Ma certo! Non mi sono presentata, che sbadata. Sofia, io sono Elvira e sono una maga e un’indovina. La caverna che vedi è la mia casa, e tu sei la benvenuta finché non troveremo un modo per aiutarti a tornare a casa dai tuoi genitori. Vedi bambina, questo non è più il tuo mondo, e sarà difficile farti tornare indietro. Difficile, ma non impossibile: dobbiamo solo capire perché sei giunta fin qui.”

Sofia guardò Elvira. “Ma il nonnino? e Hilde? Loro sono cattivi? Perché Shelly e Charlie mi hanno portata via?”

La maga sospirò. “Non sono cattivi. Ma vedi, Sofia, questo mondo funziona diversamente dal tuo. Il nonno e Hilde, loro hanno bisogno di bambini per poter esistere, la loro natura e lo scopo della loro esistenza è rendervi felici. Ma con il tuo arrivo qui qualcosa è cambiato e loro non sono più in grado di tornare di là. Intraprendendo il viaggio per cercare i tuoi genitori, Sofia, tu soffrirai, e crescerai. E loro hanno paura di scomparire. Ma non sono cattivi.”

Mentre parlava Elvira le mise in mano una tazza fumante, e la sospinse dolcemente verso il fondo della caverna. Nel caos colorato e domestico di libri ammonticchiati ovunque, fasci di erbe profumate stese ad essiccare e funghi fosforescenti gialli e rossi che si abbarbicavano alle radici che pendevano dal soffitto, si ergeva un albero tutto nodoso. Sui suoi rami, decorati da festoni di funghi-lampadina, stavano delle specie di nidi di stoffa candida. Elvira la aiutò a salire e a rannicchiarsi in uno di essi con le sue bambole vicino. “Ora riposa. Domani penseremo bene a come aiutarti. Per stanotte bevi il tuo latte. Vuoi la favola della buonanotte?”

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